<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-17221988</id><updated>2011-11-28T01:43:06.668+01:00</updated><category term='Fassino'/><category term='congresso'/><category term='Veltroni'/><category term='mozione'/><category term='Berlusconi'/><title type='text'>Partito Democratico Gradoli</title><subtitle type='html'>Raccolta di documenti</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dsgradoli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17221988/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dsgradoli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>dsGradoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00337546522525694814</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.sinistrads.it/libreriaimg/new_ds.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>37</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17221988.post-449747344215675805</id><published>2009-10-08T11:59:00.003+02:00</published><updated>2009-10-08T12:06:33.340+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><title type='text'>Lodo Alfano incostituzionale</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ze5MBI5m-6s/Ss24VC402II/AAAAAAAAJJQ/iyn8s6qOMas/s1600-h/berlusconi_spalle2462_img.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; FLOAT: right; HEIGHT: 229px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5390167000724330626" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ze5MBI5m-6s/Ss24VC402II/AAAAAAAAJJQ/iyn8s6qOMas/s400/berlusconi_spalle2462_img.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i giudici della Corte Costituzionale contro il provvedimento fortemente voluto da Silvio Berlusconi. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato è stata bocciata a tutto campo : secondo i magistrati, il lodo viola ben due norme della Costituzione: l'articolo 138, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come questa); e l'articolo 3, quello che stabilisce il prinicipio di uguaglianza di tutti i cittadini. La decisione è stata presa a maggioranza e avrà come effetto la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.Per Lanfranco Tenaglia, responsabile Giustizia del P, "Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile. Ora non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del Parlamento”.Bossi minaccia.E il Pd denuncia l'inutile intimidazione.Era l'ora di pranzo quando Umberto Bossi minacciava i giudici della Corte Costituzionale: "In caso di bocciatura del Lodo Alfano trascineremo il popolo. Il popolo ce l'abbiamo e se il Lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le elezioni regionali in un referendum sul premier. Non credo che la Corte voglia sfidare l'ira dei popoli".Le parole di Bossi sono "una intimidazione esplicita" alla Corte costituzionale proprio mentre essa è in camera di consiglio. Lo ha affermato Dario Franceschini, segretario del Pd. "Le parole di Bossi sono inqualificabili - ha detto a Montecitorio - mentre il massimo organo di garanzia è in camera di consiglio per decidere sul Lodo Alfano, il ministro delle Riforme fa una intimidazione esplicita alla Corte. Non c'è la più elementare conoscenza delle regole della democrazia"."E' inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale - ribatte Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd - le decisioni che arriveranno dalla Consulta devono essere in ogni caso rispettate, per non mettere a rischio gli elementi fondamentali di convivenza civile e le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche. In ogni caso - conclude - vorrei ricordare a Bossi che il monopolio del popolo non ce l'ha lui".Sferzante Arturo Parisi: "Allucinante! E' vero che Bossi ci ha abituato a tutto ma, mi chiedo, possiamo anche questa volta far finta di non avere sentito? Non credo che si possa continuare a trattare Bossi come un minus habens, proprio perché minus habens non è, per il rispetto che gli dobbiamo come uomo, penso che lo si debba richiamare alle sue responsabilità di ministro e ricordargli il giuramento di fedeltà alla Repubblica e alle istituzioni, che ha solennemente prestato avanti agli italiani".E dopo la sentenza Bersani commenta: "Mi sono parse affermazioni veramente incaute, un tentativo di pressione sulla Corte. Ora voglio credere che non ci sia seguito a queste parole perchè saremmo veramente fuori dal mondo".Insomma Bossi non insista nella minaccia di "trascinare il popolo" dopo la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano. Le sentenze non si commentano ma si rispettano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Andiamo verso il futuro</title><content type='html'>&lt;b&gt;Berlusconi attacca la manifestazione del 25: bisogna lavorare, altro che cortei...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dietro al palco, alla manifestazione di sabato, ci sarà un grande pannello con una frase di Vittorio Foa. «Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché Vittorio, dice il segretario del Partito democratico Walter Veltroni, «aveva voglia di modernità e paura del passato: il contrario di una certa classe dirigente di questo paese. Era agli antipodi di coloro a cui il Pd dà fastidio e sperano e lavorano perché si frantumi. Io sono molto ottimista, invece, come Vittorio lo era. Sento crescere il fastidio verso un governo neopopulista che baratta la libertà con la capacità di decidere, che alimenta e si alimenta dell’insicurezza sociale e delle paure individuali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Un governo che si scaglia contro una civile manifestazione di dissenso come la nostra dimenticando che nel 2006 gridava in piazza “Contro il regime, per la libertà”. Ecco. Io non credo ai sondaggi, non credo alla politica fatta di ciò che conviene. Credo alla capacità degli italiani di capire, di vedere, di reagire. Ne abbiamo abbastanza di quella politica stanca che parla solo di se stessa, delle dinamiche delle tattiche delle strategie trasformistiche, delle parole vuote che non dicono più niente a nessuno.&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno di riappropriarci subito, adesso delle nostre vite e di occuparcene: di dire no al razzismo delle classi differenziali, alla precarietà e all’insicurezza, alla mortificazione di chi insegna e di chi studia, alla tutela dei forti e al disprezzo dei deboli. L’Italia è diversa da come vorrebbero disegnarla, da come la vorrebbero».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Veltroni, lei è al centro di un’offensiva che vuole il Partito democratico debole e incerto. Anche nel centrosinistra ogni volta che si tratta di decidere riemergono forze contrarie. Pensi a quel che succede ogni volta che c’è da decidere un candidato sindaco: a Bologna, a Firenze. La paura del rinnovamento sembra avere radici ovunque. Sente di combattere due battaglie, una contro la destra e una dentro il partito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Sono due battaglie, è vero, ma di segno e di intensità molto distinte. C’è un’offensiva contro il Pd che arriva da destra di cui i giornali, in larghissima parte, si fanno strumento. Esiste in Italia davvero il rischio di un pensiero unico, Berlusconi si atteggia verso il Pd come certa stampa: a sinistra basta un refolo che diventa un uragano, a destra si dà per scontato che i partiti siano a gestione monocratica. A me piace il rumore, non il silenzio. Però constato che quando Berlusconi parla attorno a lui c’è silenzio, da noi qualsiasi cosa uno dica si alimenta lo “spirito critico”. Che va benissimo, certo. Il tema non è libertà contro democrazia.&lt;br /&gt;Tuttavia c’è un momento in cui bisogna smettere di lamentarsi e passare alla proposta. All’opposizione e alla proposta. Noi facciamo le primarie, le secondarie e le terziarie. Loro no, mai, loro rispondono al capo. Allora dico: non possiamo spaventarci delle primarie per scegliere un candidato sindaco, davvero no.&lt;br /&gt;Facciamole. A Bologna, a Firenze, dove serve. Cofferati ha fatto una scelta che capisco e condivido. Guardiamo avanti, adesso. Non abdichiamo alla direzione politica dei processi, scegliamo quel che è più utile e poi facciamo le primarie se è il caso però subito dopo venga una scelta di sobrietà, abbassiamo i toni, pensiamo all’interesse generale. Inoltre: chi perde le primarie si mette al servizio degli altri. In America Hillary Clinton fa campagna e la chiude al fianco di Obama».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;C’è per caso un difetto congenito anche tra i giovani del Pd? Si parla molto di primarie a gestione verticistica&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;«Ho spinto i giovani a sentirsi più un movimento che un piccolo partito, ho consigliato loro di candidarsi senza bisogno di farlo “per liste”. Ho chiesto ai dirigenti locali di lasciarli fare, di non imbrigliare i movimenti giovanili del Pd in logiche da partito bonsai. Spero che accada. Conto sull’energia dei ragazzi perché accada».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Poi c’è Di Pietro, ormai alla sua sinistra, che attacca.  Lei ha detto: è rottura&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;«Io dico la stessa cosa da mesi solo che l’altro giorno era domenica e non c’era di meglio, si vede, per fare un titolo. Di Pietro ha stracciato l’impegno col Pd: ha detto cose di noi che io non mi permetterei di dire di lui. Che noi siamo “pappa e ciccia con Berlusconi” e che siamo indistinguibili dal Pdl. Con Di Pietro abbiamo fatto un’alleanza elettorale ma abbiamo due modi di fare opposizione diversi. Io non direi proprio che lui sia “più a sinistra”. Su molti temi, su quelli sociali e su quelli dell’immigrazione, non lo sento.&lt;br /&gt;Questo non vuol dire che dobbiamo diventare avversari. Convergeremo quando potremo. Lo abbiamo fatto in Trentino cerchiamo di farlo in Abruzzo: oggi ho fatto un appello per una coalizione larga. Sono sicuro che troveremo una soluzione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Torniamo alla manifestazione di sabato. È solo contro questo governo o porta una proposta di governo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«È tutte e due le cose, naturalmente. È contro un governo che considera le manifestazioni di piazza una provocazione. Berlusconi è l’uomo che non ha esitato ad abbandonare il Parlamento quando bisognava risanare i conti per entrare nell’euro, è un uomo che non conosce il principio di responsabilità politica.&lt;br /&gt;Il Pd, per loro, è una pericolosa anomalia. Perché vuole una politica diversa, vuole parlare alle persone comuni di quel che riguarda le loro vite: penso al mondo della scuola, ai piccoli e medi imprenditori che aspettavano le grandi opere e una politica fiscale che non è arrivata, a chi lavora nella sicurezza a ha votato a destra, ma oggi è deluso, ai clandestini cha aumentano, alla cultura ambientale che cola a picco, al disprezzo del nostro mondo, del mondo di tutti, ai diritti, alla laicità dei diritti.&lt;br /&gt;Torna il grande insegnamento di Foa: pensare agli altri, non lamentarsi, non avere paura. Sabato saremo a pochi giorni dalle elezioni americane: da lì verrà un segnale per il mondo. Vedremo se un’America impaurita e piegata dalla crisi avrà il coraggio di votare un nero di 46 anni o la destra della signora Palin».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È di nuovo un discorso generazionale&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;«Guardi, io avevo 38 anni quando sono andato a dirigere l’Unità. Avevo l’età di mio padre quando morì. Favorire il ricambio è un obbligo. Il futuro è l’unico posto dove possiamo andare. Certo senza perdere la memoria, e difatti non è solo un discorso di generazioni, questo: parlo di culture, di idee. Parlo di chi, qualunque età abbia, è già espressione di una nuova cultura democratica: molti dirigenti della Margherita e dei Ds lo sono, moltissimi. I nostri elettori lo sono. Voglio tornare allo spirito delle elezioni del 14 aprile, ripartire da lì. Abbiamo vinto, non perso, una grande battaglia. Il Partito democratico è il più giovane di tutti: ha un anno. Deve consolidare le sue radici, ha bisogno dell’amore e della cura di tutti noi: di tutti. Nessuno può tirarsi indietro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quali saranno i simboli, in piazza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Avremo le nostre bandiere. I nostri slogan. Sarà una manifestazione civilissima, un esempio di civiltà. Abbiamo preparato poster coi volti di Vittorio Foa, di Ingrid Betancourt, di Obama e di Roberto Saviano. Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo. Noi e il mondo insieme, perché la politica non è quella del nostro ombelico. La politica è pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente. Guardare fuori, guardare dentro. Stare con la gente, saperla ascoltare. La politica è non avere paura».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Fino ad oggi, però, il cammino per fronteggiare i problemi ambientali è stato frenato dalla tentazione di vedere l’ambiente come valore estraneo, se non antitetico, allo sviluppo economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non sia così, lo testimoniano ad esempio i 200 mila posti di lavoro creati negli ultimi dieci anni in Germania nel comparto delle fonti rinnovabili. O ancora lo dimostra il fatto, ricordato tre anni fa da Pasquale Pistorio a proposito di STMicroelectronics, che il 25% dei profitti di quell’azienda derivava dai vantaggi economici acquisiti con la scelta dell’efficienza e del risparmio energetici. Ora è arrivato il tema inedito e drammatico dei mutamenti climatici a svelare l’infondatezza, o almeno l’anacronismo, di questa opposizione tra ambiente e crescita economica. Combattere il global warming, prima ancora di un dovere etico verso le generazioni future, è un interesse molto pratico e molto urgente, sociale ed economico. Il clima che cambia, infatti, costa e costerà molto di più delle misure necessarie a stabilizzarlo; e già ora penalizza per primi e con più violenza i più deboli, siano gli agricoltori delle regioni africane colpite dalla desertificazione, gli anziani delle nostre città investite dalle ondate di calore o i poveri di New Orleans sommersa dall’uragano Katrina. La politica deve prendere rapidamente le misure di queste novità epocali. Se è vero che i problemi globali richiedono risposte globali, credo ad esempio che sarebbe bene dar seguito concreto all’idea di creare una vera e propria nuova istituzione internazionale, una sorta di Consiglio di Sicurezza dell’Ambiente, che abbia strumenti e poteri per prendere decisioni efficaci e vincolanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[]E ad ogni modo è la politica del vasto campo del centrosinistra, del Partito democratico, che perderebbe credibilità e anche senso se non capisse che scongiurare il collasso climatico, tutelare l’ambiente, è oggi una parte decisiva dell’impegno per accrescere il benessere delle persone e delle comunità, dunque per adempiere alla sua stessa ragione sociale. L’Italia deve essere all’avanguardia nella lotta ai mutamenti climatici, rendendo concreti gli obiettivi fissati per il 2020 dall’Ue. In questi mesi il governo ha compiuto scelte importanti: dal fondo per l’applicazione del Protocollo di Kyoto inserito nella Finanziaria 2007 alla riforma degli incentivi alle imprese che producono energia da fonti rinnovabili. Nei prossimi giorni altre indicazioni utili verranno dalla Conferenza sul clima organizzata dal Ministro Pecoraro Scanio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’energia va dedicato un primo grande "cantiere dell’innovazione", per fare dell’Italia un Paese leader nella diffusione dei pannelli solari, sia termici per il riscaldamento che fotovoltaici per produrre elettricità. Come stiamo prevedendo a Roma, tutte le nuove costruzioni utilizzino per il loro fabbisogno energetico una quota significativa di energia pulita; e affinando lo strumento delle deduzioni fiscali sulle spese sostenute dalle famiglie per ristrutturare la propria casa, ma anche con nuovi incentivi fiscali da concordare su scala europea, come proposto da Brown e Sarkozy, si dia un forte impulso agli interventi che concorrono a migliorare l’efficienza negli usi energetici residenziali: lampadine ed elettrodomestici ad alta efficienza, caldaie a condensazione, coibentazione degli edifici. Per accelerare la sostituzione degli apparecchi e dei sistemi più energivori e inefficienti, la via è quella indicata dallo stesso vicepresidente di Confindustria Pistorio: accompagnare gli incentivi con la fissazione di scadenze temporali dopo le quali sia vietata la vendita dei modelli che non soddisfano limiti minimi di efficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo cantiere dell’innovazione riguarda i trasporti. L’Italia soffre di gravi insufficienze quanto a reti e sistemi di trasporto: nel Nord i corridoi esistenti sono vicini al collasso, nel Sud le infrastrutture ferroviarie ma anche quelle stradali sono totalmente inadeguate. Questo vuol dire sovracosti per le imprese, spostamenti scomodi e insicuri per i cittadini, e un impatto ambientale notevole: quattro quinti delle merci e dei passeggeri viaggiano su strada, più che in ogni altro Paese europeo, e questo comporta più inquinamento e più emissioni dannose per il clima. Potenziare e modernizzare il nostro sistema delle infrastrutture è una priorità non più rinviabile: dobbiamo raddoppiare la quota del trasporto ferroviario, rendere più sicure strade e autostrade, dotare il Mezzogiorno di reti moderne ed efficienti. Tutti i soggetti che hanno idee da far valere, dagli enti locali alle forze economiche, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni ambientaliste, contribuiscano alla scelta delle opere da fare, naturalmente tenendo conto delle risorse pubbliche e private attivabili. Una volta compiute le scelte, si proceda senza più tornare sulle decisioni, senza più l’intralcio di interessi corporativi o localistici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un terzo cantiere dell’innovazione, che riguarda tutta l’Italia ma ha il suo cuore nel Sud, deve interessare le reti di protezione ambientale primaria, acque e rifiuti in testa. Ancora in molte parti del Paese mancano i depuratori e le acque reflue finiscono direttamente in mare, nei fiumi, nelle falde. Questa gravissima lacuna va colmata, e contemporaneamente bisogna realizzare le condizioni per un ciclo davvero unificato delle acque. Un ciclo che anche se gestito da aziende private, risponda però rigorosamente a criteri fissati in base all’interesse della collettività. Nel campo della gestione dei rifiuti va innanzitutto ristabilito con forza il principio di legalità, cominciando con l’inserire nel codice penale i reati delle ecomafie che li smaltiscono clandestinamente. Si può dimezzare entro cinque anni la quantità di rifiuti urbani e industriali che finisce in discarica, puntando sulla raccolta differenziata e su moderni impianti per il trattamento e la termovalorizzazione. Tra tutte le forme di smaltimento, la discarica è la più dannosa per l’ambiente e per la salute dei cittadini ed è anche quella economicamente più insensata, per lo spreco di materiali che potrebbero essere riusati, recuperati, riciclati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto cantiere dell’innovazione è quello della bellezza. L’Italia deve mettere a frutto la fortuna di custodire beni ambientali, paesaggistici, culturali di eccezionale pregio; di essere nella realtà, e nell’immaginario di tutto il mondo, il Paese della bellezza, materia prima che produce valore senza inquinare né dissipare risorse. Ma la bellezza non è soltanto nei tesori naturali o in quelli ereditati dal passato: la qualità estetica, accanto a quella ambientale e tecnologica, deve essere il segno anche del nuovo che si realizza, siano case o scuole, centri commerciali o edifici pubblici, automobili o persino capannoni industriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, il quinto cantiere dell’innovazione è quello della qualità italiana, di quella che Realacci chiama soft economy. L’infinita varietà di produzioni italiane devono riconoscibilità e competitività a due gambe poderose: un rapporto stretto con il territorio, con i suoi saperi e le sue tradizioni, e un forte tasso di conoscenza, di ricerca, di innovazione tecnologica. Dentro la soft economy c’è il turismo, c’è l’agricoltura dei prodotti tipici, ci sono i parchi e la rete delle mille economie territoriali che sono emblema del "made in Italy". Dobbiamo promuovere e difendere questo tesoro, per esempio operando perché finisca lo scandalo per il quale su dieci euro di prodotti agroalimentari venduti nel mondo come italiani, solo uno è di prodotti veramente "made in Italy".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Energia, infrastrutture, acqua e rifiuti, bellezza, qualità italiana. Il Partito democratico dovrà impegnarsi al massimo per fare di questi cinque "cantieri dell’innovazione" altrettante occasioni vincenti per contrastare con efficacia i problemi ambientali e al tempo stesso per aprire una nuova stagione di sviluppo fondata sulla valorizzazione delle nostre eccellenze: di uno sviluppo davvero sostenibile, che non può vivere di solo Pil ma che pure al nostro Pil, nell’era della concorrenza globale, può fare solo un gran bene.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Sono queste le parole del segretario dei Ds &lt;b&gt;Piero Fassino&lt;/b&gt; al termine della riunione tra i leader dell’Unione tenutasi a Palazzo Chigi in cui al centro delle discussione c’era proprio un confronto preliminare sulla legge di Bilancio per il 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«E' stata una riunione molto utile – prosegue il numero uno della Quercia – in cui il ministro Padoa-Schioppa ha illustrato le linee guida della legge Finanziaria che sono sostanzialmente tre: consolidare ulteriormente la crescita che abbiamo conosciuto in questo anno che abbiamo alle spalle, sostenendo investimenti e politiche di ripresa; continuare nella strategia di risanamento dei conti pubblici, proseguendo la linea di riduzione del deficit, del debito e di riqualificazione della spesa pubblica; attivazione di misure di equità sociale, ivi comprese misure di alleggerimento fiscale che siano compatibili con il rigore dei conti pubblici e il sostegno alla crescita e alla ripresa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Tutti – sottolinea Fassino – abbiamo constatato come la legge Finanziaria che stiamo predisponendo potrà essere più leggera grazie ai risultati positivi della legge Finanziaria dell'anno scorso. Si può ben vedere oggi che lo sforzo particolarmente significativo e grande che l'anno scorso abbiamo perseguito con la Finanziaria ha prodotto risultati che ci consentono oggi di guardare ai prossimi mesi e ai prossimi anni con maggiore fiducia e di presentare agli italiani una politica economica meno onerosa grazie proprio ai risultati che abbiamo conseguito in questo primo anno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si dovesse scegliere una parola che riassuma il senso della riunione di oggi a Palazzo Chigi, questa è sicuramente la parola “collegialità”. Ogni interlocutore dell’Unione ha detto la sua nel “giro di tavolo” svolto nella sede del governo. L'obiettivo è quello di mettere in chiaro fin da subito quali siano le priorità di ogni singola forza che compone la coalizione per avere un quadro più limpido della situazione. Dalla prossima settimana (10 settembre) sempre in quest’ottica, verranno presentati al ministro Padoa-Schioppa i dossier contenenti i tagli di spesa da effettuare in ogni ministero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il metodo della collegialità è stato molto apprezzato (anche dallo stesso &lt;b&gt;Romano Prodi&lt;/b&gt; che lo giudica «faticoso ma che dà buoni frutti») in quanto libera tempestivamente il campo da qualsiasi tipo di incomprensione tra gli alleati di governo. &lt;b&gt;Antonello Soro&lt;/b&gt;, coordinatore della Margherita e del comitato promotore del Pd, ritiene «ragionevole che tutte le parti della coalizione preparino delle proposte e che poi spetti al governo nella sua collegialità e al presidente del Consiglio la sintesi. Tutti – aggiunge – condizioniamo il governo e la qualità del prodotto che viene fuori dal Consiglio dei ministri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche da parte della sinistra cosiddetta radicale, che settimana prossima presenterà al premier il suo documento sulla politica economica del governo, sono arrivate parole d’apprezzamento per la riunione tenutasi oggi. «Le grandi questioni - ha affermato il leader di Sinistra democratica &lt;b&gt;Fabio Mussi&lt;/b&gt; - sono lavoro, ambiente, innovazione, ricerca, formazione, diritti». Nella riunione «è stato stabilito un metodo, quello della collegialità nel governo e nella maggioranza. Daremo un contributo positivo per una discussione che possa portarci ad un salto di qualità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le priorità della Finanziaria c’è dunque, come affermato da Fassino, la riduzione della pressione fiscale, compatibilmente al processo di risanamento economico e di crescita del Paese. A confermarlo è il ministro per l’Attuazione del Programma &lt;b&gt;Giulio Santagata&lt;/b&gt;. «L'anno scorso la priorità del Governo era quella di far quadrare i conti. Quest'anno, invece, i margini di manovra sono più ampi e si basano su due principi: non aumentare la pressione fiscale e non presentarci a Bruxelles se il bilancio non è a posto».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Inizia una nuova storia&lt;br /&gt;2. L’Italia a un bivio&lt;br /&gt;3. Una nuova tappa della “rivoluzione democratica italiana”&lt;br /&gt;4. Il riformismo al Governo&lt;br /&gt;5. Un nuovo pensiero per un nuovo secolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• PARTE II – IL PARTITO DEMOCRATICO&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;6. Un partito per chi nel 2010 avrà 20 anni&lt;br /&gt;7. Un partito delle pari opportunità e dei pari diritti&lt;br /&gt;8. Un partito laico&lt;br /&gt;9. Un partito della democrazia&lt;br /&gt;10. Un partito del lavoro&lt;br /&gt;11. Un partito del sapere, dell’intraprendere, dello sviluppo sostenibile&lt;br /&gt;12. Un partito della cittadinanza e della solidarietà&lt;br /&gt;13. Con l’Europa per la pace e la giustizia&lt;br /&gt;14. Un partito europeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• PARTE III – DALL’ULIVO AL PARTITO DEMOCRATICO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. L’Ulivo&lt;br /&gt;16. Unire politica e società&lt;br /&gt;17. Un partito democratico e popolare&lt;br /&gt;18. La fase costituente&lt;br /&gt;19. I valori della sinistra in un riformismo più grande&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PARTE I – PERCHE’ UNA NUOVA SFIDA&lt;br /&gt;Il nostro compito è di aprire un ciclo nuovo nella vita dell’Italia, della sua&lt;br /&gt;democrazia, delle sue istituzioni, con la consapevolezza delle enormi aspettative che,&lt;br /&gt;dopo la vittoria elettorale e la formazione del Governo Prodi, si rivolgono a noi.&lt;br /&gt;Serve un soggetto politico che, per la sua forza e le sue radici, sia in grado di dare&lt;br /&gt;una guida politica e morale all’Italia, di farla crescere, di far ritrovare al Paese fiducia&lt;br /&gt;in sé stesso, di ricostruire l’identità di una nazione moderna e partecipe della&lt;br /&gt;costruzione dell’Europa come attore mondiale.&lt;br /&gt;Raccogliere questa sfida è tanto più necessario in un tempo, come l’attuale, segnato&lt;br /&gt;da enormi cambiamenti che fanno epoca, rimescolano il mondo intero e investono&lt;br /&gt;anche la società italiana e il suo futuro.&lt;br /&gt;Questo è lʹorizzonte ideale, questa la missione storica che assegniamo al ʺpartito&lt;br /&gt;nuovoʺ che vogliamo costruire, il Partito Democratico: un nuovo soggetto politico,&lt;br /&gt;capace di guidare l’Italia in un passaggio storico della vita nazionale.&lt;br /&gt;1. Inizia una nuova storia&lt;br /&gt;L’Italia è a un passaggio cruciale della sua storia.&lt;br /&gt;E’ in discussione il suo futuro nel mondo nuovo che si sta formando.&lt;br /&gt;La destra ha dimostrato in questi anni di non avere la visione ideale, il&lt;br /&gt;progetto culturale e politico, la classe dirigente necessaria.&lt;br /&gt;Tocca oggi alla sinistra, al riformismo, alle forze di progresso cogliere e&lt;br /&gt;interpretare il nuovo che esprime l’Italia per restituirle senso di sé e del suo&lt;br /&gt;futuro.&lt;br /&gt;Siamo consapevoli che non si tratta soltanto di sostituire una maggioranza di&lt;br /&gt;governo, né di realizzare una pure importante alternanza nella guida politica.&lt;br /&gt;Né, tanto meno, di tornare a prima del 2001, considerando l’epoca&lt;br /&gt;berlusconiana una infelice parentesi da dimenticare.&lt;br /&gt;Compito d’una politica rinnovata è di guardare più nel profondo se vuole&lt;br /&gt;contrastare una deriva, mobilitare le tante energie della società; offrire a&lt;br /&gt;ciascuno la possibilità di far valere la propria capacità; mettere in campo una&lt;br /&gt;nuova stagione della democrazia; riconsegnare ad una società lacerata e divisa&lt;br /&gt;il valore di una comune appartenenza e quei legami profondi che consentono a&lt;br /&gt;ciascuno di percepirsi come parte di una comunità nazionale.&lt;br /&gt;Il mondo, relativamente piccolo, della guerra fredda – da una parte gli Usa e&lt;br /&gt;un pezzo d’Europa, dall’altra il blocco sovietico e poi le grandi masse umane&lt;br /&gt;nell’isolamento del sottosviluppo – non esiste più.&lt;br /&gt;Miliardi di persone irrompono nella storia da protagonisti, l’Asia si risveglia&lt;br /&gt;dopo un sonno secolare, ribolle il mondo islamico, l’America latina cerca una&lt;br /&gt;sua strada per la crescita economica e la stabilità politica.&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti faticano a difendere il loro primato.&lt;br /&gt;E l’Europa stenta a incidere sugli equilibri mondiali.&lt;br /&gt;Globalizzazione e sviluppo accelerato dei paesi emergenti ridisegnano assetti&lt;br /&gt;economici, relazioni tra mercati, dinamiche demografiche, mentre un utilizzo&lt;br /&gt;dissennato delle risorse mette a rischio lo stesso equilibrio dell’ecosistema del&lt;br /&gt;pianeta e i cambiamenti climatici divengono una minaccia sempre più&lt;br /&gt;terribile per il futuro dell’umanità.&lt;br /&gt;Si tratta di mutamenti che rappresentano una sfida di portata storica: l’’Italia&lt;br /&gt;può uscirne più forte, matura, consapevole di sé, o invece seriamente&lt;br /&gt;ridimensionata. Un piccolo paese in un mondo sempre più grande, dopo&lt;br /&gt;essere stato per tanto tempo un grande paese in un mondo più piccolo.&lt;br /&gt;L’Italia ce la può fare.&lt;br /&gt;Lo dimostra il fatto che nella seconda metà del Novecento, ha avuto una&lt;br /&gt;crescita che gli ha consentito di raggiungere livelli di potenza industriale e di&lt;br /&gt;benessere economico che pongono il nostro Paese ai primi posti nel mondo.&lt;br /&gt;Lo dimostra la capacità di una parte significativa del sistema imprenditoriale&lt;br /&gt;di ristrutturarsi – nelle dimensioni e nei prodotti – per stare in modo&lt;br /&gt;competitivo sui mercati aperti di oggi.&lt;br /&gt;E abbiamo tuttora le risorse materiali, intellettuali e morali per tornare a&lt;br /&gt;essere grandi, per competere sulla fascia alta dei mercati mondiali, per&lt;br /&gt;costruire condizioni solide e non illusorie di eguaglianza e giustizia sociale,&lt;br /&gt;per dare nuova linfa vitale alle istituzioni democratiche.&lt;br /&gt;Questo è il compito del prossimo Congresso: costruire una più grande e&lt;br /&gt;nuova forza riformista, di rango europeo. Il Partito Democratico.&lt;br /&gt;Una svolta non solo necessaria. Possibile!&lt;br /&gt;2. L’Italia a un bivio&lt;br /&gt;Cinque anni di governo del centrodestra hanno aggravato i rischi di declino&lt;br /&gt;del paese: la crescita è scesa quasi a zero; la spesa pubblica corrente è&lt;br /&gt;aumentata di tre punti di pil; il livello della pressione fiscale, nonostante le&lt;br /&gt;promesse di riduzione, è rimasto inalterato; deficit e debito sono tornati ad&lt;br /&gt;aumentare. Sotto il profilo sociale si è ampliata la forbice tra ricchi e poveri.&lt;br /&gt;Mentre permane una irrisolta questione meridionale, è maturata anche una&lt;br /&gt;questione settentrionale.&lt;br /&gt;La verità è che sia i problemi urgenti, sia i nodi del paese di lungo periodo&lt;br /&gt;non sono stati neppure sfiorati.&lt;br /&gt;Ad essi si sono aggiunte nuove emergenze civili e democratiche, con l’attacco&lt;br /&gt;alla Costituzione, bocciato dai cittadini nel referendum, e con la sconsiderata&lt;br /&gt;riforma elettorale che ha aggravato i già seri problemi di instabilità,&lt;br /&gt;frammentazione e degenerazione oligarchica del sistema politico.&lt;br /&gt;Le istituzioni di garanzia e di tutela della legalità – a partire dalla&lt;br /&gt;magistratura – sono state sottoposte ad attacchi inconcepibili in un paese&lt;br /&gt;democratico. Si sono manifestati scandalosi intrecci tra interessi privati e&lt;br /&gt;pubbliche funzioni. La libertà è stata presentata come libertà “dalle” regole e&lt;br /&gt;non “nelle” regole. L’evasione fiscale premiata con condoni. La difesa delle&lt;br /&gt;regole è stata chiamata giustizialismo. L’invocazione di immunità per il&lt;br /&gt;potente è stata chiamata garantismo.&lt;br /&gt;Ne sono derivate la delegittimazione dei pubblici poteri, la mortificazione del&lt;br /&gt;principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, l’esplosione del&lt;br /&gt;particolarismo e dei conflitti di interesse, la continua ricerca di una delega&lt;br /&gt;plebiscitaria e deresponsabilizzante ad una leadership demiurgica.&lt;br /&gt;Bastano questi dati a definire un indirizzo di governo: che è stato populista,&lt;br /&gt;assai più che liberista, accentuando la distanza tra le istituzioni e la società&lt;br /&gt;civile e il diffondersi della delusione e della sfiducia dei cittadini nei riguardi&lt;br /&gt;della politica.&lt;br /&gt;In realtà la destra ha governato per cinque anni facendo leva sulle paure, sui&lt;br /&gt;rischi, sulle minacce, mai sulle opportunità e sulle sfide. Di nuovo, la fuga&lt;br /&gt;dalla responsabilità: l’esatto contrario di ciò che serve all’Italia per tornare a&lt;br /&gt;crescere.&lt;br /&gt;3. Una nuova tappa della “rivoluzione democratica” italiana&lt;br /&gt;Il ʺproblema italianoʺ è più che mai, per dirla con Gramsci, quello di una&lt;br /&gt;ʺriforma intellettuale e moraleʺ, potremmo dire di una ʺautoriforma civileʺ.&lt;br /&gt;Ci sono momenti nella vita delle nazioni in cui un Paese è chiamato a&lt;br /&gt;interrogarsi sul suo destino e a ridefinire la propria identità.&lt;br /&gt;E’ accaduto agli Stati Uniti dopo la depressione del ’29; è accaduto alla&lt;br /&gt;Germania dopo la tragedia del nazismo, dell’olocausto e della seconda guerra&lt;br /&gt;mondiale; è accaduto alla Francia nella crisi della quarta Repubblica e nella&lt;br /&gt;perdita, con la decolonizzazione, del suo carattere imperiale; è accaduto alla&lt;br /&gt;Spagna nel passaggio dal franchismo alla democrazia. Accadde con la&lt;br /&gt;costruzione dell’Italia repubblicana dopo il crollo del fascismo.&lt;br /&gt;In ognuno di questi passaggi ci sono state forze politiche – talora&lt;br /&gt;conservatrici, talora progressiste – che hanno interpretato la esigenza di&lt;br /&gt;guidare il proprio Paese nella ridefinizione della sua identità e del suo&lt;br /&gt;destino.&lt;br /&gt;Così accade oggi all’Italia: e un passaggio così cruciale richiede una forza&lt;br /&gt;politica di vasto consenso elettorale, di robuste radici sociali, con una classe&lt;br /&gt;dirigente credibile e profondamente rinnovata che guidi l’Italia verso un&lt;br /&gt;nuovo approdo.&lt;br /&gt;Il Partito Democratico serve per dare all’Italia una nuova stagione della&lt;br /&gt;democrazia.&lt;br /&gt;Una democrazia economica fondata sulla trasparenza dei mercati, sulla tutela&lt;br /&gt;dei consumatori, sul rispetto delle regole della concorrenza e del pluralismo&lt;br /&gt;economico, sul dialogo sociale e su un sistema di relazioni industriali che&lt;br /&gt;riconosca il ruolo dei soggetti sociali e promuova la partecipazione dei&lt;br /&gt;lavoratori nell’impresa e nell’economia.&lt;br /&gt;Una democrazia sociale fondata sull’applicazione piena dei diritti costituzionali&lt;br /&gt;– e in primo luogo il diritto al lavoro – sul riconoscimento dei diritti di&lt;br /&gt;cittadinanza, sull’universalità del welfare e dei suoi servizi, sulla inclusione e&lt;br /&gt;la costruzione di forti relazioni sociali, sulla valorizzazione dei tanti soggetti –&lt;br /&gt;dalle ONG al terzo settore, all’associazionismo della solidarietà – che ogni&lt;br /&gt;giorno contribuiscono alla coesione sociale.&lt;br /&gt;Una democrazia politica che rinnovi la capacità delle istituzioni di&lt;br /&gt;rappresentare una società complessa, che valorizzi l’autonomia dei poteri&lt;br /&gt;locali e regionali, che sappia promuovere la cittadinanza attiva e la ricchezza&lt;br /&gt;del nostro tessuto civile, e al tempo stesso, dimostri di saper decidere,&lt;br /&gt;scegliere e governare, assumendosi tutte le responsabilità necessarie.&lt;br /&gt;Insomma: una democrazia governante espressione di una nuova cultura di&lt;br /&gt;governo.&lt;br /&gt;4. Il riformismo al Governo&lt;br /&gt;E’ innanzi tutto attraverso l’azione di governo che dobbiamo mettere alla&lt;br /&gt;prova la nostra funzione di classe dirigente nazionale, la nostra capacità di&lt;br /&gt;restituire alla politica l’intelligenza e l’autorevolezza necessarie per capire il&lt;br /&gt;paese e sostenerlo nel cambiamento.&lt;br /&gt;Si è incominciato a farlo.&lt;br /&gt;La crisi libanese è stata l’occasione per dimostrare al mondo l’immagine di&lt;br /&gt;un’Italia capace di assumersi le proprie responsabilità e di saper agire per&lt;br /&gt;promuovere pace, sicurezza, democrazia e diritti.&lt;br /&gt;Un paese capace di dire no quando è convinto che una guerra – come in Irak&lt;br /&gt;– sia sbagliata. E capace di impegnarsi con generosità, anche con l’impiego&lt;br /&gt;delle sue Forze Armate, quando è convinto che insieme all’Onu, all’Unione&lt;br /&gt;europea, alla Nato, è possibile portare pace là dove ci sono guerre e conflitti,&lt;br /&gt;come nei Balcani, in Afghanistan e in Medio Oriente.&lt;br /&gt;La legge Finanziaria ha messo al centro l’obiettivo di trasformare la ripresa in&lt;br /&gt;sviluppo duraturo, invertendo le tendenze negative di questi anni: dalla&lt;br /&gt;crescita zero alla ripresa economica, dall’indebitamento alla riduzione del&lt;br /&gt;deficit, dall’aggravarsi delle sperequazioni alla redistribuzione di redditi e&lt;br /&gt;all’equità fiscale.&lt;br /&gt;Le liberalizzazioni, varate e in programma, sono il segno – giustamente colto&lt;br /&gt;dall’opinione pubblica – di una volontà di modernizzare economia e consumi&lt;br /&gt;e liberare risorse e opportunità.&lt;br /&gt;Ed è con lo stesso obiettivo che il 2007 dovrà essere l’anno di riforme&lt;br /&gt;strutturali – nella previdenza, nel mercato del lavoro, nelle pubbliche&lt;br /&gt;amministrazioni, nei servizi sociali, nella scuola e nell’università – che&lt;br /&gt;consentano di modernizzare il Paese accrescendone competitività e apertura,&lt;br /&gt;consapevoli che l’equità sociale si realizza solo se il Paese viene liberato da&lt;br /&gt;incrostazioni corporative, arretratezze e rigidità che tengono chiuse porte,&lt;br /&gt;riducono opportunità, mortificano merito e competenza, deprimono spirito di&lt;br /&gt;iniziativa e volontà di realizzare le proprie aspirazioni.&lt;br /&gt;Senza una riorganizzazione degli ammortizzatori sociali continueremo ad&lt;br /&gt;avere un mercato del lavoro rigido per i padri – che un lavoro ce l’hanno, ma&lt;br /&gt;se devono cambiarlo non riescono – e precario per i figli, che un lavoro lo&lt;br /&gt;trovano quasi sempre temporaneo, transitorio e incerto.&lt;br /&gt;Senza una revisione del sistema previdenziale continueremo ad avere troppe&lt;br /&gt;pensioni basse e tanti giovani che una pensione non l’avranno.&lt;br /&gt;Senza una riforma forte dell’università e della ricerca – che premi il merito, le&lt;br /&gt;qualità individuali e l’eccellenza e recuperi anche l’obiettivo di un forte&lt;br /&gt;investimento che la Finanziaria non è riuscita a cogliere appieno –&lt;br /&gt;continueremo a tenere una generazione in un umiliante parcheggio.&lt;br /&gt;Senza riforme incisive nella Pubblica Amministrazione – e prima di tutto il&lt;br /&gt;ripristino del principio di responsabilità – il senso di estraneità e diffidenza&lt;br /&gt;dei cittadini verso lo Stato crescerà.&lt;br /&gt;Senza quella “nuova rivoluzione industriale” – indicata dall’Unione Europea&lt;br /&gt;– fondata su un uso razionale delle risorse, su tecnologie pulite, sulla&lt;br /&gt;sostenibilità ambientale, non sarà possibile arrestare i rischi climatici e lo&lt;br /&gt;stesso sviluppo economico non produrrà i benefici sperati.&lt;br /&gt;Dobbiamo essere consapevoli delle enormi aspettative suscitate dalla vittoria&lt;br /&gt;elettorale. Non ci si chiede soltanto una sana, onesta e adeguata gestione della&lt;br /&gt;cosa pubblica. I cittadini si aspettano un’azione di forte innovazione, di&lt;br /&gt;coraggiosa apertura, di liberazione di energie e risorse.&lt;br /&gt;Ma l’azione di governo, da sola, non basta.&lt;br /&gt;Ce lo ha insegnato, in modo definitivo, l’esperienza di dieci anni fa, quando –&lt;br /&gt;con i governi Prodi, D’Alema e Amato – una politica giusta ottenne risultati&lt;br /&gt;straordinari per l’Italia, seppe rimettere in moto energie e speranze, riuscì a&lt;br /&gt;portare la lira nella moneta unica, metafora di una rinascita del paese.&lt;br /&gt;E tuttavia fummo sconfitti.&lt;br /&gt;Parlammo allora dei limiti del “riformismo dall’alto” e di “un riformismo&lt;br /&gt;senza popolo”.&lt;br /&gt;Non possiamo ripetere lo stesso errore dieci anni dopo.&lt;br /&gt;Ed è proprio qui che è necessario un forte partito democratico e riformatore&lt;br /&gt;capace di assolvere a una funzione nazionale.&lt;br /&gt;Serve un partito riformista la cui azione metta al centro la persona e a ogni&lt;br /&gt;cittadino assicuri più libertà, più opportunità, più diritti.&lt;br /&gt;Un partito riformista capace di dettare le regole di una società aperta e&lt;br /&gt;responsabile, nella quale la insopprimibile aspirazione di ognuno a realizzare&lt;br /&gt;le proprie scelte di vita si accompagni alla consapevolezza dei diritti e dei&lt;br /&gt;doveri e al valore dell’interesse generale e dello spirito pubblico.&lt;br /&gt;Un partito capace di far camminare insieme innovazione di sistema, apertura&lt;br /&gt;al mercato e riorganizzazione del welfare.&lt;br /&gt;Un partito capace di scrivere un nuovo “patto sociale” fondato su&lt;br /&gt;innovazione delle imprese, modernizzazione della pubblica amministrazione&lt;br /&gt;e valorizzazione del lavoro.&lt;br /&gt;Un partito capace di promuovere uno sviluppo sostenibile: uno sviluppo in&lt;br /&gt;grado riassicurare qualità della vita ed equità sociale senza compromettere&lt;br /&gt;l’ambiente, il clima, le risorse naturali, valorizzando anzi la qualità&lt;br /&gt;ambientale come fattore cruciale del benessere economico e sociale.&lt;br /&gt;E’ per dare agli italiani questo soggetto riformista che nasce il Partito&lt;br /&gt;Democratico.&lt;br /&gt;5. Un nuovo pensiero per un nuovo secolo&lt;br /&gt;Per assolvere adeguatamente a questo ruolo dovremo essere capaci di&lt;br /&gt;proporre un pensiero nuovo.&lt;br /&gt;A cavallo del secolo anche l’Italia è passata dal lavoro fordista al lavoro&lt;br /&gt;flessibile, dallo Stato-nazione all’integrazione europea, dai mercati protetti&lt;br /&gt;alla globalizzazione, dalla crescita misurata quantitativamente alla necessità&lt;br /&gt;ineludibile di uno sviluppo sostenibile, dalla comunicazione scritta a internet,&lt;br /&gt;da nazione di emigranti a società multietnica.&lt;br /&gt;Insomma, sono i tratti intorno a cui si è costruita l’esperienza della sinistra e&lt;br /&gt;del riformismo nel Novecento ad essere messi in discussione.&lt;br /&gt;Ma ciò che non è venuto meno è quel bisogno – che fu l’anima del socialismo&lt;br /&gt;storico – di pensare un mondo diverso, più giusto e più umano e di lottare&lt;br /&gt;contro gli egoismi sociali e le discriminazioni di classe, razza, religione e&lt;br /&gt;genere.&lt;br /&gt;Per questo abbiamo bisogno non di rinnegare il passato, ma reinventare i suoi&lt;br /&gt;valori, elaborando un ʺpensiero nuovoʺ, capace di leggere e di raccogliere le&lt;br /&gt;sfide di un secolo nuovo.&lt;br /&gt;Un pensiero nuovo può nascere se le diverse culture riformiste italiane –&lt;br /&gt;socialista, cattolico democratica, liberaldemocratica, ambientalista – vanno&lt;br /&gt;oltre la parzialità delle loro singole esperienze per incontrarsi e insieme,&lt;br /&gt;fondando il Partito Democratico, dare una rappresentanza politica unitaria al&lt;br /&gt;riformismo.&lt;br /&gt;Serve l’unità dei riformismi, perché dinanzi alle sfide del nuovo secolo,&lt;br /&gt;nessuna delle grandi culture e tradizioni politiche riformatrici del Novecento&lt;br /&gt;può pensarsi come autosufficiente.&lt;br /&gt;Solo l’incontro tra le tradizioni riformiste e il loro aprirsi le une alle altre può&lt;br /&gt;dare alla nostra azione politica la possibilità di comprendere, di affrontare e&lt;br /&gt;di vincere le sfide che l’età contemporanea pone all’intelligenza e alla&lt;br /&gt;coscienza dell’umanità.&lt;br /&gt;Peraltro stanno alle nostre spalle le ragioni principali su cui si è fondata,&lt;br /&gt;lungo più di un secolo, la divisione e la competizione tra le culture riformiste&lt;br /&gt;e i partiti che le rappresentavano.&lt;br /&gt;L’89, con la caduta del muro di Berlino, il crollo dei regimi comunisti, il&lt;br /&gt;tramonto delle ideologie e la fine della guerra fredda, ha reso possibile quel&lt;br /&gt;che prima possibile non era. Una aspirazione comune all’unità riformatrice,&lt;br /&gt;che non poté e non poteva realizzarsi nella stagione della guerra fredda e del&lt;br /&gt;conflitto tra sistemi ideologici e politici.&lt;br /&gt;Per parte nostra abbiamo fatto nascere il Pds, facendolo aderire al Pse, e poi&lt;br /&gt;con i DS ci siamo ulteriormente aperti all’apporto di diverse culture&lt;br /&gt;riformiste.&lt;br /&gt;La crisi della DC, a sua volta, ha sollecitato la ricollocazione delle sue correnti&lt;br /&gt;popolari e sociali nel campo del riformismo e la nascita della Margherita.&lt;br /&gt;Ma l’ aspirazione all’unità per concretizzarsi non poteva tradursi soltanto in&lt;br /&gt;una somma delle vecchie storie con i loro limiti e le loro insufficienze, ma&lt;br /&gt;doveva essere l’inizio di una nuova storia.&lt;br /&gt;L’Ulivo è stato il luogo dell’incontro, consentendo alle diverse culture&lt;br /&gt;politiche riformiste – che nel corso del ‘900 si erano aspramente combattute –&lt;br /&gt;di riconoscersi reciprocamente e di elaborare una comune lettura della società&lt;br /&gt;italiana e un comune progetto politico per l’Italia.&lt;br /&gt;E l’Ulivo è stato anche il luogo di incontro dei riformismi laici con il&lt;br /&gt;riformismo di matrice cattolica, con la consapevolezza di quanto decisivo e&lt;br /&gt;strategico sia nella storia dell’Italia, e per il suo futuro, il mondo cattolico e di&lt;br /&gt;come una alternativa democratica e di progresso sia assai più difficile se quel&lt;br /&gt;mondo volge il suo sguardo a destra.&lt;br /&gt;Davanti a noi adesso c’è l’ultimo tratto di strada, il passo più complesso e&lt;br /&gt;ambizioso: un “partito nuovo” – e non semplicemente il rinnovamento dei&lt;br /&gt;partiti esistenti – per interpretare e guidare i cambiamenti e aprire così una&lt;br /&gt;nuova stagione della democrazia italiana.&lt;br /&gt;Sappiamo che questo traguardo è ancora davanti a noi.&lt;br /&gt;Sappiamo soprattutto che a questo traguardo non potremo arrivare da soli.&lt;br /&gt;Sappiamo che a questo traguardo ci spinge la nostra storia recente e ci&lt;br /&gt;spingono le radici profonde che abbiamo alle spalle: l’aspirazione ad un’unità&lt;br /&gt;più grande e più piena.&lt;br /&gt;Oggi il tempo è maturo, per dar vita insieme ad altre forze politiche e&lt;br /&gt;organizzazioni sociali e culturali, su un piano di pari dignità, a quel partito&lt;br /&gt;nuovo che il paese domanda. Solo in questo modo, la lunga transizione&lt;br /&gt;italiana che ha preso le mosse nell’89, potrà dirsi compiuta.&lt;br /&gt;Ci sono, dunque, ragioni forti e valori condivisi che ci spingono al progetto&lt;br /&gt;del Partito Democratico.&lt;br /&gt;PARTE II – IL PARTITO DEMOCRATICO&lt;br /&gt;Non si governa un mondo nuovo, senza una lingua nuova.&lt;br /&gt;E noi dobbiamo essere capaci di far incontrare le parole storiche della sinistra e delle&lt;br /&gt;forze di progresso – pace, libertà, democrazia, uguaglianza, lavoro, solidarietà – con&lt;br /&gt;l’alfabeto del nuovo secolo: multilateralismo, integrazione, sostenibilità, multietnicità,&lt;br /&gt;cittadinanza, differenza, pari opportunità, laicità, innovazione, merito.&lt;br /&gt;Il Partito Democratico sarà il partito delle istituzioni e non del Palazzo, delle regole e&lt;br /&gt;non dei divieti, dei diritti e non dei privilegi, dei meriti e non dei favori, della famiglia&lt;br /&gt;e non del “tengo famiglia”, della solidarietà e non dell’assistenzialismo, delle pari&lt;br /&gt;opportunità e non delle discriminazioni, del lavoro e non della precarietà, della&lt;br /&gt;sostenibilità e non della dilapidazione della natura, dell’Europa e non del campanile.&lt;br /&gt;Vogliamo così costruire una società che ai suoi cittadini, ai suoi figli, alle sue&lt;br /&gt;famiglie, alle sue imprese offra più libertà, più opportunità, più equità.&lt;br /&gt;6. Un partito per chi nel 2010 avrà 20 anni&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia che apra le troppe porte chiuse.&lt;br /&gt;Un’Italia che consenta a chi è giovane di potersi sposare, di avere una casa, di&lt;br /&gt;fare dei figli.&lt;br /&gt;Un’Italia che si fondi sul merito – e non sulla cooptazione e sul favore – e&lt;br /&gt;promuova l’accesso dei giovani a ogni tipo di attività e funzione nelle&lt;br /&gt;imprese, nelle professioni, nelle pubbliche amministrazioni, nelle istituzioni e&lt;br /&gt;nella politica.&lt;br /&gt;Un’Italia in cui scuola e università non siano un parcheggio, ma il luogo di&lt;br /&gt;una formazione severa e di qualità per offrire più opportunità di lavoro e di&lt;br /&gt;vita.&lt;br /&gt;Un’Italia che incoraggi i giovani a scommettere su di sé, sul proprio talento,&lt;br /&gt;sulla volontà di realizzare le proprie aspirazioni di vita.&lt;br /&gt;Così vivono e crescono le nazioni che emergono: dove si può sbagliare perché&lt;br /&gt;si cresce mettendosi alla prova e facendo nascere nuovi talenti e nuove&lt;br /&gt;energie.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che liberi il lavoro di ragazze e ragazzi da umilianti&lt;br /&gt;precarietà e incertezze e organizzi la flessibilità come effettiva maggiore&lt;br /&gt;opportunità di esperienze lavorative e professionali.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia risanata nei suoi conti pubblici perché non gravi sulle&lt;br /&gt;spalle delle nuove generazioni un debito ingiusto ed insopportabile.&lt;br /&gt;E’ un altro debito ancora più pesante non possiamo mettere sulle loro spalle:&lt;br /&gt;un ambiente degradato ed avviato verso la catastrofe ambientale, che solo&lt;br /&gt;può essere contrastata se la qualità e la sostenibilità diventano il criterio&lt;br /&gt;prioritario di qualunque decisione pubblica e se attraverso una&lt;br /&gt;modernizzazione ecologica dell’economia si costruisce uno sviluppo&lt;br /&gt;duraturo e tecnologicamente più avanzato.&lt;br /&gt;Vogliamo una società aperta, non solo per gli anagraficamente giovani, ma&lt;br /&gt;anche per i “vocazionalmente giovani”: coloro – spesso in un’età intermedia –&lt;br /&gt;che rifiutano l’idea che la maturità debba coincidere con un ripiegamento&lt;br /&gt;delle aspettative e una resa al cinismo o alla passività e aspirano invece a&lt;br /&gt;veder riconosciute professionalità, competenze, esperienze.&lt;br /&gt;7. Un partito delle pari opportunità e dei pari diritti&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo contribuire a costruire una società&lt;br /&gt;fondata sul riconoscimento di pari diritti e pari opportunità per ogni persona.&lt;br /&gt;Una società in cui nessuno possa essere discriminato per il proprio&lt;br /&gt;orientamento sessuale, per le idee che esprime, per la fede che professa.&lt;br /&gt;Una società che scommetta sulle risorse femminili, colmando lo scarto&lt;br /&gt;enorme tra il patrimonio di sapere, di conoscenza, di elaborazione, di&lt;br /&gt;esperienze pratiche che le donne esprimono e il ruolo che ad esse viene&lt;br /&gt;riconosciuto nel lavoro, nelle professioni, nelle istituzioni culturali, nella&lt;br /&gt;politica.&lt;br /&gt;Michelle Bachelet in Cile, Segolène Royal in Francia, Hillary Clinton negli&lt;br /&gt;Stati Uniti, Angela Merkel in Germania sono l’espressione di un mondo che&lt;br /&gt;sempre di più si affida alle donne.&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia che liberi le donne dagli&lt;br /&gt;ostacoli che ne impediscono l’accesso al lavoro e l’affermazione professionale:&lt;br /&gt;con politiche di formazione e servizi che concilino lavoro e vita personale;&lt;br /&gt;con incentivi che promuovano ogni forma di occupabilità e accrescano il&lt;br /&gt;livello di occupazione femminile; con tempi di lavoro rimodulati; con tutele e&lt;br /&gt;diritti che contrastino la precarietà; con incentivi all’imprenditoria femminile&lt;br /&gt;e alla valorizzazione delle capacità delle donne.&lt;br /&gt;Un’Italia che innovi il suo sistema di protezione sociale con servizi per le&lt;br /&gt;persone e la famiglia, che aiuti a crescere i bambini e i figli, a dare serenità&lt;br /&gt;agli anziani, a sostenere chi non deve essere lasciato solo nel disagio.&lt;br /&gt;Un’Italia che sappia che la lotta alla violenza sulle donne – e sui bambini – è&lt;br /&gt;tema civile e politico prioritario che riguarda tutti, prima di tutto gli uomini,&lt;br /&gt;e richiede da parte delle istituzioni nazionali e locali l’attivazione di&lt;br /&gt;strumenti di contrasto alla violenza e di sostegno solidale alle vittime.&lt;br /&gt;Un’Italia che promuova, anche con strumenti legislativi, l’accesso delle donne&lt;br /&gt;a incarichi e funzioni dirigenti di ogni ordine e grado, mettendo in&lt;br /&gt;discussione esclusivismi maschili e rimuovendo troppi ostacoli discriminatori&lt;br /&gt;tuttora esistenti.&lt;br /&gt;Un’Italia nella quale la politica e i partiti non si sottraggano più a dare&lt;br /&gt;attuazione all’art. 51 della Costituzione per l’equilibrio di rappresentanze&lt;br /&gt;nelle istituzioni.&lt;br /&gt;Un’Italia laica che assuma le donne, la loro libertà di scelta, i loro diritti&lt;br /&gt;soggettivi come fondamento irrinunciabile di una società capace di rispettare&lt;br /&gt;le scelte di vita di ogni persona e di consentire a ciascuna e ciascuno di&lt;br /&gt;esercitare la propria libertà nella responsabilità.&lt;br /&gt;8. Un partito laico&lt;br /&gt;Il Partito Democratico sarà un partito laico, di donne e uomini, liberi e&lt;br /&gt;responsabili, capace di promuovere e affermare l’uguaglianza dei diritti, la&lt;br /&gt;parità di genere, la tutela dell’identità di ogni persona, il pieno rispetto&lt;br /&gt;dell’orientamento sessuale e delle scelte di vita di ciascuno.&lt;br /&gt;Sarà un partito dei diritti civili, la cui piena affermazione corrisponda all’idea&lt;br /&gt;di una democrazia al cui centro ci sia la persona.&lt;br /&gt;Un partito che riconoscerà il valore delle fedi e delle culture e promuoverà&lt;br /&gt;confronto, dialogo e ricerca di soluzione condivise intorno ai temi che&lt;br /&gt;investono il destino dell’uomo e della vita e su cui vi è una nuova e più&lt;br /&gt;matura sensibilità nella società di oggi, assai più attenta ai diritti della&lt;br /&gt;persona e alla loro piena affermazione.&lt;br /&gt;Riconoscimento giuridico dei diritti delle persone, omosessuali e&lt;br /&gt;eeterosessuali, che vivono nelle unioni di fatto; disciplina del testamento&lt;br /&gt;biologico; norme umane sull’accanimento terapeutico; miglioramento della&lt;br /&gt;legge sulla fecondazione assistita; criteri per la ricerca sulle staminali: sono&lt;br /&gt;questioni su cui l’Ulivo oggi e il Partito Democratico domani devono&lt;br /&gt;esprimere soluzioni avanzate e condivise.&lt;br /&gt;Anche perché, su questi temi, noi non ci rassegniamo alla coabitazione di&lt;br /&gt;diversità inconciliabili, nel nome della libertà di coscienza.&lt;br /&gt;Ferma restando la libertà di coscienza, che è un valore incomprimibile, la via&lt;br /&gt;del confronto, del dialogo ravvicinato, della mediazione alta, è la via maestra&lt;br /&gt;per produrre soluzioni mature e consapevoli della complessità e della&lt;br /&gt;delicatezza dei valori in gioco.&lt;br /&gt;E’ la via maestra per riaffermare la laicità della politica, che non è messa in&lt;br /&gt;pericolo dalla forza con la quale questa o quella confessione religiosa&lt;br /&gt;manifesta il suo credo religioso, o le sue convinzioni morali, o anche auspica&lt;br /&gt;o invita i cittadini ad assumere una determinata gerarchia di priorità&lt;br /&gt;politiche. La laicità della politica, in un sistema democratico, può essere&lt;br /&gt;messa in dubbio solo dalla debolezza o dalla subalternità della politica e delle&lt;br /&gt;istituzioni.&lt;br /&gt;La laicità della politica, avrà molto da guadagnare dall’avvento sulla scena&lt;br /&gt;politica italiana di un grande partito riformista, plurale nelle sue radici&lt;br /&gt;culturali, capace di dare piena cittadinanza a credenti e non credenti.&lt;br /&gt;Un partito non solo rispettoso di tutte le chiese e le confessioni religiose, ma&lt;br /&gt;attento alle loro opinioni, spesso capaci di cogliere aspetti della vita&lt;br /&gt;dell’umanità contemporanea che talora la politica fatica a percepire.&lt;br /&gt;Ma allo stesso tempo, un partito che rivendica a sé quel che solo la politica&lt;br /&gt;può e deve fare: l’autonomia e l’imparzialità delle istituzioni, l’uguaglianza e&lt;br /&gt;la certezza dei diritti, la ricerca di soluzioni condivise tra le diverse&lt;br /&gt;ispirazioni culturali e etiche.&lt;br /&gt;Questa è la laicità della politica, questo è il modo vero di difenderla e di&lt;br /&gt;promuoverla nelle società pluraliste e democratiche.&lt;br /&gt;9. Un partito della democrazia&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo far uscire l’Italia da una transizione da&lt;br /&gt;troppi anni incompiuta, che sta logorando la qualità della democrazia italiana&lt;br /&gt;e allargando il solco tra politica e cittadini: una distanza che se non colmata&lt;br /&gt;con una forte iniziativa democratica rischia di divenire facile terreno per&lt;br /&gt;derive qualunquiste, plebiscitarie, antipolitiche.&lt;br /&gt;E’ già stato così dieci anni fa, quando il leaderismo populistico berlusconiano&lt;br /&gt;riempì il vuoto apertosi con la crisi profonda delle istituzioni e dei partiti&lt;br /&gt;della prima repubblica.&lt;br /&gt;Rischio che non sta alle nostre spalle per il solo fatto che Berlusconi ha deluso&lt;br /&gt;e ha perso le elezioni.&lt;br /&gt;Peraltro in questi anni – grazie al peso forte conquistato dal centrosinistra&lt;br /&gt;nelle elezioni amministrative e regionali – è cresciuto un ricco tessuto di&lt;br /&gt;esperienze innovative di autogoverno intorno al sistema delle Autonomie&lt;br /&gt;locali e dei poteri regionali, che hanno spesso supplito con generosità e&lt;br /&gt;efficacia al deficit di programmazione e azione dello Stato centrale e delle sue&lt;br /&gt;amministrazioni.&lt;br /&gt;Un patrimonio innovativo a cui oggi si può attingere per riprendere un&lt;br /&gt;percorso di riforme istituzionali che debbono avere il segno del federalismo,&lt;br /&gt;della sussidiarietà e della modernizzazione dello Stato.&lt;br /&gt;Dopo che gli italiani hanno respinto con il referendum lo strappo&lt;br /&gt;costituzionale del centrodestra, vogliamo rilanciare il confronto politico e&lt;br /&gt;parlamentare sulle riforme istituzionali ed elettorali, su tre versanti: la forma&lt;br /&gt;di Stato, con i necessari aggiornamenti alla riforma federalista del Titolo V, la&lt;br /&gt;ridefinizione dei poteri delle autonomie locali e la attuazione del federalismo&lt;br /&gt;fiscale e dell’art. 116 della Costituzione; il bicameralismo, con l’improrogabile&lt;br /&gt;necessità di riforma del Senato nella direzione di Assemblea rappresentativa&lt;br /&gt;di Regioni e Autonomie Locali; il rafforzamento, in un quadro di garanzie e&lt;br /&gt;contrappesi, della stabilità del Governo e delle prerogative del premier.&lt;br /&gt;Di questo percorso deve far parte, a pieno titolo, la modifica della legge&lt;br /&gt;elettorale i cui cardini devono essere il bipolarismo e la coesione delle&lt;br /&gt;coalizioni, la minore frammentazione politica, il necessario radicamento&lt;br /&gt;territoriale degli eletti e l’applicazione dell’articolo 51 sull’equilibrio di&lt;br /&gt;rappresentanza di uomini e donne.&lt;br /&gt;La stessa iniziativa referendaria deve sollecitare le forze politiche a ricercare&lt;br /&gt;una soluzione adeguata in sede parlamentare, nel segno del rafforzamento&lt;br /&gt;della democrazia dell’alternanza e del bipolarismo.&lt;br /&gt;Proprio l’esperienza di questi ultimi quindici anni, tuttavia, ci insegna che&lt;br /&gt;riforme istituzionali e costituzionali per potersi realizzare necessitano di una&lt;br /&gt;contestuale riforma dei partiti e del sistema politico.&lt;br /&gt;E’ proprio l’estrema frammentazione politica – 23 partiti oggi siedono in&lt;br /&gt;Parlamento! – a rendere perennemente instabile, inefficace e chiuso in sé&lt;br /&gt;stesso il sistema politico.&lt;br /&gt;D’altra parte guardando all’Europa si può ben constatare che ormai ovunque&lt;br /&gt;– quali che siano le leggi elettorali in vigore - i sistemi politici sono&lt;br /&gt;organizzati intorno a due schieramenti, uno progressista e una conservatore,&lt;br /&gt;ciascuno dei quali guidato da una forza principale di vasto radicamento&lt;br /&gt;sociale, di largo consenso elettorale, di forte cultura di governo.&lt;br /&gt;E’ esattamente per rispondere anche a questa esigenza di riforma delle&lt;br /&gt;Istituzioni e del sistema politico italiano che serve il Partito Democratico, una&lt;br /&gt;grande forza che guidi e dia solidità ad una coalizione di centrosinistra larga,&lt;br /&gt;obiettivamente esposta a rischi di fragilità e distinzioni.&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia che riscopra senso civico, etica&lt;br /&gt;della responsabilità, fiducia nel perseguire i propri piani di vita individuale,&lt;br /&gt;valore dell’interesse generale e della legalità, uguaglianza di cittadini di&lt;br /&gt;fronte alla legge, perché ogni cittadino sia certo nei suoi diritti e consapevole&lt;br /&gt;nei suoi doveri.&lt;br /&gt;Un’Italia in cui liberare i territori e le comunità insidiate dalla mafia e dalla&lt;br /&gt;criminalità organizzata sia un obiettivo di tutta la società italiana.&lt;br /&gt;Un’Italia in cui i cittadini si sentano sicuri nella loro vita quotidiana e difesi&lt;br /&gt;dallo Stato perché diritti, doveri e legalità vengono fatti rispettare; il territorio&lt;br /&gt;è presidiato da forze dell’ordine in misura adeguata; il sistema giudiziario è&lt;br /&gt;facilmente accessibile, rapido nell’accertamento delle responsabilità e certo&lt;br /&gt;nelle pene; le vittime non sono abbandonate a se stesse.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia capace di offrire ai suoi cittadini uno Stato “amico” che&lt;br /&gt;liberi la vita quotidiana da burocrazie opprimenti e riorganizzi la Pubblica&lt;br /&gt;Amministrazione promuovendo capacità e merito, incentivando produttività&lt;br /&gt;e efficienza, introducendo flessibilità e lavoro per progetti, selezionando in&lt;br /&gt;modo trasparente, adottando criteri verificabili di valutazione dei risultati,&lt;br /&gt;ricorrendo ad una drastica delegificazione e un’ampia semplificazione di&lt;br /&gt;procedure, adempimenti, autorizzazioni sostituite da modalità – quali&lt;br /&gt;autocertificazione e silenzio-assenso – che facciano leva sulla responsabilità&lt;br /&gt;dei cittadini.&lt;br /&gt;10. Un partito del lavoro&lt;br /&gt;I riformismi italiani nacquero prima di tutto per rappresentare il mondo del&lt;br /&gt;lavoro e affermarne i diritti e la dignità.&lt;br /&gt;Il Partito Democratico sarà un grande partito del lavoro, battendosi perché la&lt;br /&gt;società italiana torni a riconoscere il valore del lavoro – sia intellettuale, che&lt;br /&gt;materiale e in tutte le sue forme – come l’espressione della personalità, della&lt;br /&gt;creatività e dell’ingegno umano.&lt;br /&gt;Obiettivo primario è la crescita per ottenere piena e buona occupazione.&lt;br /&gt;Il lavoro e la sua qualità sono la condizione strategica per realizzare uno&lt;br /&gt;sviluppo economico equo, stabile e duraturo, e va pertanto riconosciuto e&lt;br /&gt;valorizzato a partire dalla realizzazione di un mercato del lavoro che assicuri&lt;br /&gt;a ogni lavoratrice e lavoratore: una formazione permanente che lo&lt;br /&gt;accompagni nel suo percorso professionale; un sistema di tutele del reddito&lt;br /&gt;nei periodi di non lavoro o di ristrutturazione aziendale; tutele e diritti di&lt;br /&gt;cittadinanza per le diverse fasi della vita e del lavoro; incentivi e sostegni per&lt;br /&gt;l’incremento dell’occupabilità femminile e giovanile; un sistema pensionistico&lt;br /&gt;certo per tutti, anche per chi ha un’attività discontinua o parasubordinata;&lt;br /&gt;una politica salariale che tuteli il valore reale delle retribuzioni, e punti alla&lt;br /&gt;loro crescita in rapporto alla produttività anche valorizzando professionalità&lt;br /&gt;e lavoro manuale.&lt;br /&gt;Un’Italia capace di contrastare il lavoro nero, illegale, di tutelare la salute di&lt;br /&gt;chi lavora e di combattere il dramma dei troppi infortuni e delle “morti&lt;br /&gt;bianche”.&lt;br /&gt;La consapevolezza di vivere in una società dinamica e mobile, in cui&lt;br /&gt;produzione e lavoro sono sempre più caratterizzati da forme flessibili, non fa,&lt;br /&gt;dunque, venir meno la necessità di offrire ad ogni donna e a ogni uomo un&lt;br /&gt;lavoro certo e stabile, riconosciuto professionalmente, dignitosamente&lt;br /&gt;retribuito, giuridicamente e contrattualmente tutelato.&lt;br /&gt;Per questo forme flessibili di lavoro vanno dotate di strumenti, tutele e diritti&lt;br /&gt;che contrastino i tanti rischi di precarietà e di insicurezza e favoriscano la&lt;br /&gt;stabilizzazione.&lt;br /&gt;Confronto, dialogo sociale e concertazione con le parti sociali e con il&lt;br /&gt;movimento sindacale, che si auspica possa essere sempre più unitario, sono&lt;br /&gt;essenziali, per una condivisione delle scelte di sviluppo e di equità e per&lt;br /&gt;promuovere partecipazione responsabile sulle grandi scelte di politica&lt;br /&gt;economica e sociale.&lt;br /&gt;Occorrono poi nuove norme per la rappresentanza e la rappresentatività&lt;br /&gt;sindacale e per una giustizia del lavoro meno costosa e più efficiente e veloce.&lt;br /&gt;Fa parte di una moderna visione del lavoro riconoscere pari dignità e valore&lt;br /&gt;al lavoro autonomo, alle professioni, al creare impresa, sostenendo con&lt;br /&gt;politiche, risorse, strumenti chi sceglie di intraprendere, investire su di sé,&lt;br /&gt;rischiare in proprio, valorizzare la propria autonomia professionale.&lt;br /&gt;E il mondo delle imprese – le grandi e medie, come il ricchissimo tessuto di&lt;br /&gt;piccole aziende – devono essere protagonisti decisivi nel processo di&lt;br /&gt;modernizzazione e di crescita dell’Italia.&lt;br /&gt;Così come un Partito del lavoro ha tra i suoi compiti la valorizzazione delle&lt;br /&gt;forme di impresa sociale, cooperativa e no profit.&lt;br /&gt;11. Un partito del sapere, dell’intraprendere, dello sviluppo sostenibile&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia che, come tutte le grandi&lt;br /&gt;nazioni, investa prioritariamente sulle risorse umane – il principale capitale&lt;br /&gt;di una società – e su sapere, conoscenza, formazione, educazione, facendo del&lt;br /&gt;nostro Paese uno dei poli principali del sistema culturale europeo, investendo&lt;br /&gt;sull’infanzia e su strutture per i zero-sei anni, dedicando più risorse alla&lt;br /&gt;scuola, all’università e alla ricerca, ancorando i finanziamenti a valutazioni di&lt;br /&gt;qualità e di competenza, innalzando l’obbligo scolastico e riqualificando la&lt;br /&gt;formazione professionale, facendo della formazione permanente lo strumento&lt;br /&gt;per un mercato del lavoro moderno in cui la flessibilità sia liberata dai rischi&lt;br /&gt;di precarietà, promuovendo stabilità e formazione per chi ha il delicato&lt;br /&gt;compito di educare e di istruire.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che sul sapere e sulla conoscenza fondi la sua capacità&lt;br /&gt;competitiva: sostenendo la crescita dimensionale delle imprese e il livello di&lt;br /&gt;specializzazione dei prodotti e dei servizi; promuovendo filiere produttive e&lt;br /&gt;distretti territoriali; espandendo la presenza del sistema Italia sui mercati&lt;br /&gt;emergenti; promuovendo con le liberalizzazioni concorrenza e qualità dei&lt;br /&gt;servizi pubblici; investendo sull’innovazione e sulla ricerca; attuando una&lt;br /&gt;politica fiscale equa e promotrice di investimenti; dotando il Paese di&lt;br /&gt;un’armatura infrastrutturale – dai porti ai sistemi di comunicazione alle reti&lt;br /&gt;digitali – moderna e competitiva; sollecitando il sistema finanziario ad un&lt;br /&gt;maggiore dinamismo; perseguendo la sostenibilità ambientale e l’adozione di&lt;br /&gt;tecnologie pulite in ogni campo.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che così – con sapere e sostenibilità – faccia uscire il&lt;br /&gt;Mezzogiorno dalla storica condizione di minore sviluppo, promuovendo&lt;br /&gt;verso il Sud non già politiche speciali, ma una più alta intensità e&lt;br /&gt;concentrazione delle politiche nazionali dedicate alla formazione, alla&lt;br /&gt;occupabilità di giovani e donne, alla modernizzazione infrastrutturale, alla&lt;br /&gt;valorizzazione del sistema portuale e logistico, agli investimenti produttivi e&lt;br /&gt;terziari, alla valorizzazione turistica e sociale del ricchissimo patrimonio&lt;br /&gt;culturale e paesaggistico. Un’Italia che così sconfigga l’illegalità, l’economia&lt;br /&gt;nera, il caporalato, la criminalità organizzata.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che scommetta sulla sostenibilità ambientale e&lt;br /&gt;contribuisca a salvare il pianeta dai rischi che i cambiamenti climatici&lt;br /&gt;producono, puntando su efficienza energetica, energie pulite e rinnovabili,&lt;br /&gt;salvaguardia del territorio e dell’ecosistema, qualità ecologica e&lt;br /&gt;multifunzionale dell’agricoltura, alimentazione fondata su originalità di&lt;br /&gt;prodotti e territori, mobilità sostenibile, promozione di tecnologie pulite.&lt;br /&gt;Un’Italia che sappia rispettare il protocollo di Kyoto, facendone una&lt;br /&gt;straordinaria opportunità di innovazione tecnologica, di modernizzazione&lt;br /&gt;ecologica dell’economia e di un nuovo modo di produrre e di consumare.&lt;br /&gt;Il tema dello sviluppo sostenibile contiene in sé troppo futuro perché la&lt;br /&gt;politica riservi ad esso attenzioni solo marginali e risarcitorie.&lt;br /&gt;Industria, agricoltura, turismo, trasporti, ogni versante di attività può trovare&lt;br /&gt;nella sostenibilità una nuova sorgente di riferimento per preservare un&lt;br /&gt;capitale di beni e opportunità, per dischiudere nuove frontiere di libertà, per&lt;br /&gt;promuovere benessere individuale e sociale e innovazione in campo&lt;br /&gt;economico.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che tuteli e valorizzi l’enorme patrimonio di storia, di&lt;br /&gt;cultura, di civiltà e ambiente, promuovendo una nuova grande stagione di&lt;br /&gt;produzione intellettuale e culturale e facendone una leva centrale di sviluppo&lt;br /&gt;di qualità.&lt;br /&gt;Un’Italia che promuova le straordinarie e amplissime opportunità della&lt;br /&gt;comunicazione, liberando il sistema da concentrazioni, oligopoli, posizioni&lt;br /&gt;dominanti e conflitti di interesse, aprendo ad un maggiore pluralismo&lt;br /&gt;culturale, informativo e imprenditoriale, dotando il sistema di regole&lt;br /&gt;trasparenti per la concorrenza, promuovendo emittenze e editoria locale,&lt;br /&gt;restituendo dignità e missione al servizio pubblico televisivo e alla Rai.&lt;br /&gt;12. Un partito della cittadinanza e della solidarietà&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia con uno stato sociale nuovo,&lt;br /&gt;non solo risarcitorio, ma creatore di chances, opportunità e sviluppo.&lt;br /&gt;Un’Italia che non lasci sole le persone e le famiglie, riorganizzando la spesa&lt;br /&gt;pubblica secondo nuove priorità: asili nido e strutture per l’infanzia,&lt;br /&gt;promozione di genitorialità, sostegni per la non autosufficienza, servizi a chi&lt;br /&gt;è portatore di disabilità, un sistema di ammortizzatori sociali e di formazione&lt;br /&gt;permanente per accompagnare il lavoratore e tutelarlo dalla precarietà, un&lt;br /&gt;sistema sanitario che assicuri universalità di prestazioni anche facendo leva&lt;br /&gt;su forme di compartecipazione, politiche per l’inclusione e l’integrazione&lt;br /&gt;sociale.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che sappia crescere i suoi bambini e i suoi adolescenti&lt;br /&gt;riconoscendo i loro diritti e rimuovendo ogni ostacolo sociale e culturale ad&lt;br /&gt;una crescita sana e allo sviluppo della personalità.&lt;br /&gt;Una società che preservi e tuteli i territori e gli spazi per l’infanzia e&lt;br /&gt;l’adolescenza con asili nido e scuole zero-sei anni, programmi televisivi&lt;br /&gt;pensati per bambini e adolescenti, città e territori progettati per i più piccoli,&lt;br /&gt;servizi di sostegno per l’adolescenza, tutela da ogni forma di abuso e&lt;br /&gt;violenza, innalzamento dell’obbligo scolastico.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia nella quale chi ha i capelli bianchi viva la sua età matura&lt;br /&gt;come una “età libera” senza l’angoscia della solitudine, dell’indigenza, della&lt;br /&gt;emarginazione. E, dunque, una società solidale che assicuri pensioni&lt;br /&gt;dignitose; gradui l’età pensionabile in funzione del lavoro svolto; incentivi la&lt;br /&gt;permanenza al lavoro; promuova servizio civile e attività di pubblica utilità a&lt;br /&gt;cui ogni cittadino possa mettere a disposizione il ricco patrimonio di sapere,&lt;br /&gt;competenza, affettività, esperienza di vita.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che sappia accogliere e includere coloro che, da lontano,&lt;br /&gt;vengono legalmente nel nostro Paese per ritrovare dignità e speranza e&lt;br /&gt;contribuiscono con la loro fatica e la loro intelligenza alla ricchezza dell’Italia.&lt;br /&gt;Non un Paese che accetta gli immigrati di giorno e vorrebbe farli sparire di&lt;br /&gt;notte, li lascia senza permesso di soggiorno, senza casa, senza&lt;br /&gt;ricongiungimenti familiari.&lt;br /&gt;Un Paese che rispetta le differenze, le integra, riconosce diritti, rende cittadini&lt;br /&gt;e, per questo, chiede a tutti con altrettanta convinzione rispetto dei doveri e&lt;br /&gt;delle leggi.&lt;br /&gt;Un Paese che contrasta con determinazione ogni forma di clandestinità,&lt;br /&gt;illegalità e traffico di migranti.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che promuova e sostenga le molte forme di impegno&lt;br /&gt;civile, associazionismo partecipativo, solidarietà sociale, volontariato&lt;br /&gt;internazionale, per realizzare una società fondata sulle relazioni umane, sulla&lt;br /&gt;socializzazione delle esperienze e dei saperi per costruire su queste basi un&lt;br /&gt;nuovo senso di appartenenza e di identità collettiva.&lt;br /&gt;13. Con l’Europa per la pace e la giustizia&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia consapevole delle&lt;br /&gt;responsabilità globali a cui ogni nazione è chiamata: nell’essere partecipe&lt;br /&gt;della lotta al terrorismo e per la sicurezza; nel concorrere a prevenire e&lt;br /&gt;fermare guerre e conflitti per promuovere pace; nel sostenere l’azione&lt;br /&gt;dell’ONU e delle istituzioni internazionali e il multilateralismo; nel&lt;br /&gt;promuovere il riconoscimento e la tutela dei diritti umani, sociali e civili nel&lt;br /&gt;mondo; nel sostenere la ripresa di negoziati per il disarmo e la riduzione&lt;br /&gt;della proliferazione nucleare; nell’assumere impegni concreti e coerenti per lo&lt;br /&gt;sviluppo sostenibile e lotta alla povertà e al sottosviluppo; nel considerare&lt;br /&gt;l’equilibrio ambientale del pianeta e la tutela dei suoi beni comuni una&lt;br /&gt;priorità assoluta; nel favorire dialogo interculturale e interreligioso.&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia che pensi il proprio futuro in&lt;br /&gt;un’Europa unita nell’economia e nella politica.&lt;br /&gt;Un’Europa che sia attore globale del mondo, parli con una voce sola e&lt;br /&gt;concorra a promuovere democrazia, riconoscimento dei diritti, dialogo tra&lt;br /&gt;culture, religioni e civiltà, politiche di cooperazione e partenariato&lt;br /&gt;internazionale.&lt;br /&gt;Un’Europa che sia partner dei processi di integrazione che maturano in&lt;br /&gt;America Latina, Asia e Africa e che senta la responsabilità di sottrarre gli Stati&lt;br /&gt;Uniti all’isolazionismo e alla solitudine imperiale, per ripristinare tra le due&lt;br /&gt;sponde dell’Atlantico comuni visioni e comuni azioni, essenziali per il&lt;br /&gt;destino del mondo.&lt;br /&gt;Un’Europa che, dopo aver vinto la sfida della moneta unica, adesso persegua&lt;br /&gt;uno sviluppo fondato su ricerca, innovazione, sapere, lungo le scelte&lt;br /&gt;dell’Agenda di Lisbona.&lt;br /&gt;Un’Europa consapevole di rischi ambientali enormi a cui è esposto il pianeta,&lt;br /&gt;operi per tutelarne il destino e sia attivamente impegnata nell’applicazionme&lt;br /&gt;del protocollo di Kyoto.&lt;br /&gt;Un’Europa che torni a essere percepita come un’opportunità in più e non –&lt;br /&gt;come hanno pensato i cittadini francesi e olandesi votando no alla&lt;br /&gt;Costituzione europea - come una minaccia e un rischio.&lt;br /&gt;Un’Europa capace di integrare e includere, completando la sua unificazione&lt;br /&gt;con l’allargamento alla Croazia, ai Balcani e alla Turchia.&lt;br /&gt;Per costruire questa Europa – a 50 anni dai Trattati di Roma – occorre&lt;br /&gt;rilanciare con forza il processo di adozione del Trattato Costituzionale&lt;br /&gt;europeo, promuovendo tutte le forme possibili di coinvolgimento dei&lt;br /&gt;cittadini europei.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia capace di cogliere il ruolo centrale e strategico che il&lt;br /&gt;Mediterraneo è venuto assumendo con lo spostamento dei grandi traffici&lt;br /&gt;dall’Atlantico all’Asia, offrendo così al nostro Paese – e in primo luogo al&lt;br /&gt;Mezzogiorno – la straordinaria opportunità di riscoprire la sua antica&lt;br /&gt;vocazione di porta verso l’Oriente e dell’Oriente in Europa e di diventare la&lt;br /&gt;principale piattaforma logistica del Mediterraneo, al centro di un crocevia che&lt;br /&gt;dal Balcani al Mondo Arabo arriva fino all’Africa e all’Asia.&lt;br /&gt;Vogliamo un’Italia che sappia valorizzare pienamente il ruolo, le potenzialità&lt;br /&gt;e i diritti degli italiani nel mondo. Le comunità italiane nel mondo sono una&lt;br /&gt;preziosa risorsa per l’Italia ed i nostri connazionali all’estero hanno mostrato,&lt;br /&gt;anche nelle elezioni dell’aprile scorso, con un’ampia partecipazione al voto ed&lt;br /&gt;esprimendo un consenso maggioritario e decisivo all’Unione, una chiara&lt;br /&gt;volontà di partecipare all’opera di rinnovamento del Paese.&lt;br /&gt;14. Un partito europeo&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico noi vogliamo pensare il futuro dell’Italia in&lt;br /&gt;Europa e in un orizzonte, mondiale collocandosi entro un sistema di relazioni&lt;br /&gt;che consenta al nostro Paese di svolgere un ruolo sulla scena internazionale e&lt;br /&gt;incidere nelle scelte che lì si operano.&lt;br /&gt;La storia del nostro continente ci consegna uno scenario politico nel quale per&lt;br /&gt;un verso i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti costituiscono di gran&lt;br /&gt;lunga la fondamentale e più grande famiglia riformista europea; e peraltro la&lt;br /&gt;trasformazione del Partito Popolare Europeo in direzione conservatrice ha&lt;br /&gt;sollecita forze riformiste cristiano sociali, cattolico democratiche,&lt;br /&gt;liberaldemocratiche a ricercare nuove collocazioni.&lt;br /&gt;Si pone, dunque, anche in Europa l’opportunità di unire diverse esperienze&lt;br /&gt;riformiste. E il Partito Democratico nasce anche per concorrere a rinnovare il&lt;br /&gt;riformismo europeo e unirlo.&lt;br /&gt;In questo sta il valore del Congresso del PSE di Porto, dal quale è venuto un&lt;br /&gt;sostegno esplicito e convinto al progetto del Partito Democratico, considerato&lt;br /&gt;una sfida storica per l’Italia, ma anche una scelta che può cambiare la politica&lt;br /&gt;europea e i suoi assetti. E un contributo a rinnovare e unire il riformismo&lt;br /&gt;europeo.&lt;br /&gt;E in questa chiave appare chiaro quanto la modifica statutaria – con cui il PSE&lt;br /&gt;allarga suoi orizzonti a partiti “progressisti e democratici” – non sia una&lt;br /&gt;scelta burocratica, ma di forte valore politico che il Partito democratico deve&lt;br /&gt;saper cogliere.&lt;br /&gt;Proprio l’amplissima rappresentatività della famiglia socialista, infatti, dice&lt;br /&gt;che è nell’ambito del PSE e della famiglia socialista che il Partito Democratico&lt;br /&gt;dovrà operare per giocare un ruolo rilevante sullo scenario europeo e&lt;br /&gt;internazionale e per il comune obiettivo di costruire un campo progressista&lt;br /&gt;più ampio.&lt;br /&gt;D’altra parte i partiti socialisti e socialdemocratici di oggi non sono più da&lt;br /&gt;tempo i partiti della II Internazionale, ma tutti – dal Labour di Tony Blair al&lt;br /&gt;PSOE di Gonzales e Zapatero, dal socialismo francese di Mitterrand e&lt;br /&gt;Segolene Royal al Pasok di Papandreou, ai socialdemocratici nordici e&lt;br /&gt;tedeschi – hanno maturato via via una evoluzione politica e culturale che ha&lt;br /&gt;fatto loro assumere il profilo di grandi forze di centrosinistra, dentro cui si&lt;br /&gt;ritrovano le molte sensibilità che si ritrovano in Italia nell’Ulivo.&lt;br /&gt;E anche sul piano mondiale l’Internazionale Socialista è da tempo&lt;br /&gt;un’organizzazione aperta e plurale che, accanto a partiti socialisti e&lt;br /&gt;socialdemocratici, vede un’ampia presenza di soggetti progressisti e&lt;br /&gt;democratici di diversa ispirazione, tra cui il National Democratic Institute – la&lt;br /&gt;Fondazione dei Democratici americani – dal 2003 membro associato&lt;br /&gt;dell’Internazionale Socialista e da tempo in rapporti strutturati di&lt;br /&gt;collaborazione con il PSE.&lt;br /&gt;A chi si unisce a noi nel Partito Democratico provenendo da un’altra storia&lt;br /&gt;non chiediamo, dunque, di riconoscersi ideologicamente e astrattamente nella&lt;br /&gt;socialdemocrazia. Chiediamo di essere pienamente parte di un comune&lt;br /&gt;impegno con la famiglia socialista democratica e con un PSE che già oggi è&lt;br /&gt;più ampio e aperto, per costruire una stagione nuova del riformismo anche in&lt;br /&gt;Europa.&lt;br /&gt;PARTE III - DALL’ULIVO AL PARTITO DEMOCRATICO&lt;br /&gt;Forti dell’esperienza dell’Ulivo vogliamo costruire il Partito Democratico con una&lt;br /&gt;straordinaria stagione di partecipazione democratica, di apertura alla società, di&lt;br /&gt;mobilitazione civile, capace di parlare all’Italia intera e di offrire un volto nuovo alla&lt;br /&gt;politica italiana.&lt;br /&gt;Nel Partito Democratico vogliamo unire le diverse forze politiche che si richiamano al&lt;br /&gt;riformismo e alle sue esperienze e, contemporaneamente, la vasta rete&lt;br /&gt;dell’associaizonismo democratico e quell’ampia opinione pubblica che in questi anni&lt;br /&gt;si è riconosciuta nell’Ulivo, è stata protagonista delle Primarie, si è raccolta intorno a&lt;br /&gt;Sindaci e figure istituzionali, ha dato vita a un ricco tessuto di esperienze sociali,&lt;br /&gt;culturali, civiche.&lt;br /&gt;Questa capacità di saldare organizzazione politica e partecipazione democratica dovrà&lt;br /&gt;caratterizzare anche la fase della transizione dall’attuale Ulivo al Partito&lt;br /&gt;Democratico, realizzando nella fase costituente l’incontro delle esperienze e identità&lt;br /&gt;dei soggetti costituenti con l’innovazione politica su cui nasce il Partito Democratico.&lt;br /&gt;15. L’Ulivo&lt;br /&gt;L’Ulivo è nato come un’alleanza, elettorale e politica, tra partiti, ma anche&lt;br /&gt;come un movimento dal basso, capace di parlare unitariamente alla società&lt;br /&gt;italiana e di raccogliere vasti consensi tra gli elettori andando al di là, per la&lt;br /&gt;prima volta nella storia politica italiana, della somma dei consensi dei partiti&lt;br /&gt;che lo costituivano.&lt;br /&gt;In questi dieci anni, questa idea forte ha fatto molta strada.&lt;br /&gt;In tutti i nostri congressi abbiamo votato, spesso all’unanimità, mozioni e&lt;br /&gt;ordini del giorno che esprimevano la nostra disponibilità a cessioni o&lt;br /&gt;condivisioni di sovranità dai partiti all’Ulivo.&lt;br /&gt;Alle elezioni europee e alle elezioni regionali ci siamo presentati, insieme alla&lt;br /&gt;Margherita, allo Sdi e ai Repubblicani europei sotto il simbolo unitario “Uniti&lt;br /&gt;nell’Ulivo”, raccogliendo i voti di un terzo del Paese.&lt;br /&gt;Alle primarie per la scelta del candidato premier – che con 4 milioni e 300&lt;br /&gt;mila partecipanti sono un risultato unico nella storia della democrazia&lt;br /&gt;italiana e non solo italiana – ci siamo riconosciuti nella candidatura del&lt;br /&gt;leader dell’Ulivo, Romano Prodi, votato da più dell’80 per cento di quella&lt;br /&gt;immensa platea.&lt;br /&gt;Alle elezioni politiche ci siamo nuovamente presentati alla Camera uniti sotto&lt;br /&gt;il simbolo dell’Ulivo, raccogliendo un consenso superiore ai voti raccolti da&lt;br /&gt;DS e Margherita per l’elezione del Senato.&lt;br /&gt;Ed anche rispondendo a questa chiarissima sollecitazione del nostro&lt;br /&gt;elettorato, abbiamo dato vita a Gruppi parlamentari dell’Ulivo sia alla&lt;br /&gt;Camera che al Senato e ci siamo presentati con il simbolo dell’Ulivo nelle&lt;br /&gt;elezioni amministrative delle grandi città, vincendo e costituendo anche lì i&lt;br /&gt;gruppi consiliari dell’Ulivo.&lt;br /&gt;E proprio perché abbiamo alle spalle l’esperienza dell’Ulivo, dunque, che&lt;br /&gt;oggi possiamo andare ancora oltre, ponendoci l’obiettivo ambizioso di far&lt;br /&gt;nascere il Partito Democratico.&lt;br /&gt;Una unità che vogliamo realizzare con la consapevolezza che nessuna forza&lt;br /&gt;politica riformista – neanche i DS che pure sono il principale partito di&lt;br /&gt;centrosinistra – può farcela da solo.&lt;br /&gt;La stessa forma della Federazione dell’Ulivo – che deliberammo nel nostro&lt;br /&gt;precedente Congresso – appare oggi fragile e inadeguata alla necessità storica&lt;br /&gt;di dare una guida forte al cambiamento di cui l’Italia ha bisogno e alle stesse&lt;br /&gt;aspettative di unità e innovazione che vengono da tanta parte della società&lt;br /&gt;italiana.&lt;br /&gt;16. Unire politica e società&lt;br /&gt;Il Partito Democratico nasce su proposta di Romano Prodi e per volontà dei&lt;br /&gt;Democratici di Sinistra e della Margherita.&lt;br /&gt;L’intesa tra queste due forze è indispensabile, ma non sufficiente.&lt;br /&gt;Unire il riformismo italiano significa coinvolgerne tutte le espressioni&lt;br /&gt;politiche e culturali: socialiste, cattoliche, repubblicane, laiche e ambientaliste.&lt;br /&gt;In particolare è nella dimensione ampia e unitaria del Partito Democratico&lt;br /&gt;che può trovare soluzione quella “questione socialista” apertasi con la crisi&lt;br /&gt;dell’inizio degli anni ’90.&lt;br /&gt;D’altra parte non si può pensare di unire il riformismo italiano senza&lt;br /&gt;l’apporto di quella grande storia politica che – da Matteotti a Buozzi, da&lt;br /&gt;Saragat a Nenni, da Morandi a Lombardi, da Pertini a Brodolini, da De&lt;br /&gt;Martino a Craxi – ha rappresentato un filone culturale e politico essenziale&lt;br /&gt;della sinistra riformista italiana.&lt;br /&gt;E, anzi, siamo convinti che la realizzazione di una forte “unità socialista” tra&lt;br /&gt;tutte le forze che oggi si richiamano ai valori del socialismo democratico –&lt;br /&gt;DS, SDI e altre organizzazioni di ispirazione socialista – irrobustirebbe il peso&lt;br /&gt;e il ruolo della sinistra e dei suoi valori nella costruzione del Partito&lt;br /&gt;Democratico.&lt;br /&gt;Così non meno significativo è l’apporto di quella cultura riformista&lt;br /&gt;liberaldemocratica, azionista e repubblicana che – da Gobetti a Ernesto Rossi,&lt;br /&gt;da Spinelli a Ugo La Malfa – ha rappresentato la coscienza critica e laica della&lt;br /&gt;società italiana.&lt;br /&gt;Ed è importante che ai filoni storici del riformismo italiano si accompagnino&lt;br /&gt;nuove culture essenziali per un riformismo che guarda al futuro.&lt;br /&gt;La cultura ecologista, con il suo apporto fortemente innovativo, che deve&lt;br /&gt;essere uno dei tratti distintivi di una nuova politica riformista.&lt;br /&gt;Le culture femminili e di genere, il vasto mondo della solidarietà e&lt;br /&gt;dell’associazionismo democratico divenute riferimento per giovani e settori&lt;br /&gt;significativi della società italiana.&lt;br /&gt;E, contemporaneamente, serve un’apertura a saperi, competenze, esperienze&lt;br /&gt;che nel riformismo e nei suoi valori di progresso si riconoscono, al di là dei&lt;br /&gt;partiti. C’è una società civile ricca di passione e voglia di cambiamento che&lt;br /&gt;spesso non si sente rappresentata ed è pronta a mobilitarsi e a fare la propria&lt;br /&gt;parte.&lt;br /&gt;Insomma: serve un “processo aperto” capace di suscitare passioni, mobilitare&lt;br /&gt;energie, promuovere impegno civico, parlare ai tanti – in primo luogo&lt;br /&gt;giovani – che sentono l’urgenza di liberare il proprio paese e la propria vita&lt;br /&gt;dalle insidie dell’insicurezza e della precarietà.&lt;br /&gt;17. Un partito democratico e popolare&lt;br /&gt;Il Partito Democratico, vuole essere anche una risposta alla crisi della politica.&lt;br /&gt;Tutti avvertiamo la difficoltà dei partiti – anch’essi figli dell’organizzazione&lt;br /&gt;sociale fordista del ‘900 – a rappresentare adeguatamente domande di&lt;br /&gt;mobilità sociale, valorizzazione del merito, riconoscimento del protagonismo&lt;br /&gt;femminile, rinnovamento generazionale.&lt;br /&gt;E la stessa possibilità di approdare a un bipolarismo maturo, ad una&lt;br /&gt;democrazia trasparente, a uno Stato effettivamente federalista dipende non&lt;br /&gt;solo da una nuova legge elettorale e dalle riforme istituzionali, ma anche&lt;br /&gt;dalla esistenza di un grande soggetto riformista che guidi l’innovazione del&lt;br /&gt;sistema politico, valorizzando la ricchezza delle specificità territoriali e&lt;br /&gt;regionali.&lt;br /&gt;E, dunque, serve un “partito nuovo” anche nella forma, superando la falsa&lt;br /&gt;contrapposizione “sezioni o gazebo” perché in realtà abbiamo bisogno di&lt;br /&gt;entrambi, saldando radicamento e militanza attiva con forme nuove di&lt;br /&gt;partecipazione che coinvolgono in modo continuativo e stabile una gran&lt;br /&gt;parte di quella cittadinanza che vuole essere partecipe della politica.&lt;br /&gt;Vogliamo costruire un partito: con centinaia di migliaia di aderenti, perché&lt;br /&gt;solo così sarà rappresentativo della società italiana; con strutture di base&lt;br /&gt;presenti in ogni comune italiano; con un’attività permanente che non si limiti&lt;br /&gt;alle sole campagne elettorali; con radici sociali robuste e consenso elettorale&lt;br /&gt;vasto; capace di promuove effettive parità tra donne e uomini in tutte le&lt;br /&gt;istanze politiche e istituzionali; a vocazione maggioritaria e sperimentata&lt;br /&gt;cultura di governo; con capacità di formazione e selezione di nuove leve di&lt;br /&gt;dirigenti e amministratori; con gruppi dirigenti riconosciuti e forte&lt;br /&gt;valorizzazione delle figure istituzionali, nazionali e locali; con forme e statuti&lt;br /&gt;che tengano conto dell’architettura federalista dello Stato.&lt;br /&gt;E questo partito sarà tanto più capace di rappresentare la società se sarà&lt;br /&gt;“aperto e democratico”, espressione di una cittadinanza attiva, prevedendo&lt;br /&gt;nel suo Statuto: le primarie per selezionare le candidature; consultazioni&lt;br /&gt;referendarie di iscritti e elettori su scelte di valore strategico; voto segreto per&lt;br /&gt;gli incarichi direttivi; termini di mandato per promuovere nuove classi&lt;br /&gt;dirigenti; assise programmatiche annuali; forme di collegamento e&lt;br /&gt;partecipazione – forum, centri di ricerca, consulte, fondazioni – aperte a&lt;br /&gt;saperi e competenze della società.&lt;br /&gt;E dovrà essere un partito pluralista, capace di riconoscere e valorizzare le sue&lt;br /&gt;diverse culture e sensibilità e di unirle in un progetto riformista comune.&lt;br /&gt;Con il Partito Democratico vogliamo promuovere anche una nuova classe&lt;br /&gt;dirigente, aperta all’innovazione, selezionata su merito ed esperienza,&lt;br /&gt;evitando promozioni e cooptazioni prive delle necessarie capacità.&lt;br /&gt;Una classe dirigente generosa verso i giovani.&lt;br /&gt;Una classe dirigente competente, in grado di prendere decisioni con coraggio&lt;br /&gt;e senso di condivisione, con senso di legalità e di responsabilità pubblica, in&lt;br /&gt;grado di ripristinare fiducia nel rapporto con i cittadini e di invertire un&lt;br /&gt;concetto di pubblico interesse che la destra ha fatto scadere a spazio utile a&lt;br /&gt;soli interessi privati.&lt;br /&gt;Ed è parte di questa radicale innovazione anche un modo nuovo di concepire&lt;br /&gt;la politica, di organizzarla, di praticarla affermando il primato dell’interesse&lt;br /&gt;generale, il rispetto dell’autonomia delle istituzioni, il rigore etico e civile, la&lt;br /&gt;coerenza dei comportamenti, la trasparenza e la sobrietà dei costi della&lt;br /&gt;politica.&lt;br /&gt;Quella alta lezione morale che Enrico Berlinguer ci ha lasciato in eredità.&lt;br /&gt;18. La fase costituente&lt;br /&gt;L’obiettivo è che il Partito Democratico sia un “partito”, e non una semplice&lt;br /&gt;federazione di partiti.&lt;br /&gt;Al nostro 4° Congresso proporremo perciò di “dare mandato al Segretario&lt;br /&gt;nazionale e agli organi dirigenti di impegnare i Democratici di Sinistra e tutte&lt;br /&gt;le loro strutture nel processo costituente del Partito Democratico”.&lt;br /&gt;E proponiamo agli iscritti la rielezione a Segretario nazionale dei Democratici&lt;br /&gt;di Sinistra di Piero Fassino che in questi anni ha guidato i DS e contribuito in&lt;br /&gt;prima persona ai successi del centrosinistra e dell’Ulivo.&lt;br /&gt;Vogliamo che il processo costituente si realizzi utilizzando appieno&lt;br /&gt;l’esperienza e le relazioni di cui sono portatori le diverse identità politiche e&lt;br /&gt;le faccia incontrare nel partito nuovo, secondo il percorso che scandisca via&lt;br /&gt;via la costruzione del nuovo partito: nei congressi del 2007 i partiti deliberano&lt;br /&gt;di dare vita alla fase costituente del Partito Democratico insieme agli altri&lt;br /&gt;soggetti associativi; a partire da quei congressi si avviino subito le procedure&lt;br /&gt;per la convocazione dell’Assemblea Costituente in cui approvare il Manifesto&lt;br /&gt;ideale e politico e Statuto del futuro nuovo partito; promuovere sul Manifesto&lt;br /&gt;e sullo statuto un’ampia consultazione democratica degli elettori e della&lt;br /&gt;società italiana; nel percorso costituente i partiti vivono e operano&lt;br /&gt;accompagnando la costruzione del nuovo partito che via via organizza le sue&lt;br /&gt;strutture, la sua azione politica e i suoi organi; l’obiettivo finale è dar vita al&lt;br /&gt;Partito Democratico – compiutamente costituito e sovrano – entro l’orizzonte&lt;br /&gt;temporale massimo delle elezioni europee del 2009.&lt;br /&gt;19. I valori della sinistra in un riformismo più grande&lt;br /&gt;Sono queste le scelte cruciali che stanno di fronte a noi.&lt;br /&gt;Non ignoriamo, naturalmente, interrogativi, dubbi, inquietudini e&lt;br /&gt;contrarietà, che muovono da sentimenti sinceri.&lt;br /&gt;Anzi, il Congresso dovrà consentire un confronto aperto e libero, in cui&lt;br /&gt;ciascuno possa non solo affermare le proprie ragioni, ma ascoltare le ragioni&lt;br /&gt;altrui.&lt;br /&gt;Possiamo condurre questa discussione in modo unitario e aperto perchè&lt;br /&gt;sicuri della nostra identità, di partito della sinistra riformista, riconosciuto&lt;br /&gt;come tale in Italia, in Europa e nel mondo.&lt;br /&gt;E possiamo accingerci ad unirci ad altri riformismi perché già nei Democratici&lt;br /&gt;di Sinistra ci siamo aperti all’incontro con donne e uomini provenienti da&lt;br /&gt;culture socialiste, repubblicane, ambientaliste, liberaldemocratiche e cristiano&lt;br /&gt;sociali.&lt;br /&gt;La scelta di oggi è coerente con il profilo di una forza di sinistra, che si&lt;br /&gt;riconosce nei valori del riformismo socialista e socialdemocratico e si propone&lt;br /&gt;di farli incontrare con altri riformismi costruendo un comune progetto di&lt;br /&gt;progresso, di emancipazione, di solidarietà, di libertà.&lt;br /&gt;Tutti siamo orgogliosi della nostra storia e tutti siamo mossi dalla volontà di&lt;br /&gt;dare alla sinistra, ai suoi valori, alle sue idee il più grande slancio e di farle&lt;br /&gt;assolvere – come in ogni passaggio cruciale della storia italiana – una&lt;br /&gt;funzione dirigente nazionale.&lt;br /&gt;Anzi, è proprio la consapevolezza di quale straordinario giacimento di risorse&lt;br /&gt;morali e intellettuali sia il nostro partito e di quanto vasto e diffuso sia il&lt;br /&gt;credito dei Democratici di Sinistra a spingerci in questo nuovo viaggio, con la&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;consapevolezza che costruire il Partito Democratico, cioè una casa più grande&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;dei riformisti, è il modo più efficace per far vivere i valori della sinistra e la&lt;br /&gt;nostra ispirazione socialista nel mondo nuovo di questo secolo.&lt;br /&gt;I Democratici di Sinistra non solo non smarriscono le loro ragioni e il senso&lt;br /&gt;del loro esistere, ma proprio perché forti di principi e ideali grandi possono&lt;br /&gt;ambire a un riformismo alto e nuovo, capace di imprimere alla&lt;br /&gt;contemporaneità il segno della sinistra e dei suoi valori.&lt;br /&gt;L’Italia è, ancora una volta, di fronte ad un passaggio storico.&lt;br /&gt;Spetta a chi si batte per un mondo più libero e più giusto, spetta a noi,&lt;br /&gt;restituire all’Italia e agli italiani speranze, certezze, fiducia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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&lt;/script&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17221988-5439533496165401005?l=dsgradoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17221988/posts/default/5439533496165401005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17221988/posts/default/5439533496165401005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dsgradoli.blogspot.com/2007/02/mozione-fassino-per-il-partito.html' title='Mozione Fassino (Per il Partito Democratico)'/><author><name>Righif</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17221988.post-116946436114717689</id><published>2007-01-22T12:12:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T12:12:42.070+01:00</updated><title type='text'>Un confronto aperto, libero, vero</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102); font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" class="tr11" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;19 Gennaio 2007&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102); font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" class="tr11" &gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;                     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt; &lt;span class="tr15"&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:130%;" &gt;                      Un confronto aperto, libero, vero &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;                     &lt;span style="color: rgb(102, 102, 102); font-family: trebuchet ms;font-family:trebuchet ms;" &gt;Relazione introduttiva del segretario dei Ds Piero Fassino alla Direzione nazionale &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;                   &lt;br /&gt;&lt;i  style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;                     &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt; Come le compagne e i compagni sanno la direzione di oggi è convocata per esaminare e approvare il regolamento congressuale e la definizione dei tempi di svolgimento del Congresso sulla base della decisione che il consiglio nazionale del nostro partito ha preso il 13 dicembre scorso di convocare il quarto Congresso Nazionale dei Ds per la primavera prossima. Prima di dare la parola a Migliavacca per illustrare il regolamento e le relative proposte io vorrei sottoporre ai compagni alcune brevi considerazioni politiche soprattutto in relazione alla rappresentazione dei Democratici di Sinistra sia venuta dando soprattutto su alcuni organi di stampa in questi giorni, offrendo agli italiani l’immagine di un partito che sarebbe allo sbando, in crisi, manifesterebbe processi di disgregazione, ora io non credo che lo stato del partito sia questo e penso che queste rappresentazioni siano caricaturali e devianti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Non lo dico solo perché sono segretario dei Democratici di Sinistra, questa è la direzione del partito, qui ci sono i dirigenti che ogni giorno dirigono questo partito e che sanno bene quanto questo partito ogni giorno sviluppi in tante città e comuni del paese un’intensa attività politica, quanto questo nostro partito assolva ogni giorno responsabilità di governo e di amministrazione locale, quanto il nostro partito sia un punto di riferimento ogni giorno per l’azione politica di tanti. Prova ne sia che il tesseramento 2006 che si è concluso in queste settimane, registra più iscritti di quanti ne avessimo nel 2005, prova ne sia che chiunque di noi partecipi in queste settimane, in questi mesi a iniziative ritrova ovunque una partecipazione alta e forte e una volontà di essere protagonisti di questa nuova stagione politica che si è aperta con la formazione del governo di centrosinistra, prova ne sia che in questi mesi noi abbiamo prodotto processi di rinnovamento dei gruppi dirigenti del nostro partito che non sono soltanto un fatto anagrafico, perché quando ci sono 15 segretari regionali su 20 che hanno meno di 45 anni e 60 segretari su 120 provinciali che hanno meno di 40 anni non è soltanto un dato anagrafico questo, è un dato qualitativo di un partito che ha saputo far crescere una leva di dirigenti, una generazione di classe dirigente nuova che sta via via assumendo nelle proprie mani il partito e anche questo è un segno di vitalità di forza, di radicamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Mi pare cioè che sia evidente che nella rappresentazione che viene data in queste settimane in questi giorni dal nostro partito c’è un tentativo di delegittimazione dei Ds del loro ruolo. Le ragioni per cui viene condotta questa azione possono essere molteplici naturalmente, non sfugge a nessuno che per esempio c’è chi enfatizza ogni oltre misura la dialettica all’interno del centrosinistra tra radicali e riformisti, perché se se ne dimostra l’inconciliabilità, dall’inconciliabilità deriva come un crollario la necessità di nuovi scenari politici. Così come non c’è dubbio che probabilmente c’è qualcuno che accarezza l’idea di configurare il centrosinistra con assetti diversi da quelli che lo caratterizzano oggi. Forse c’è anche chi pensa che il partito democratico si può far nascere meglio soltanto se passa attraverso una crisi dei Democratici di Sinistra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Comunque, quali che siano le ragioni di queste azioni di questa campagna, io non credo che noi possiamo accettare una rappresentazione dei Ds che è lesiva prima di tutto dei nostri iscritti, dei nostri militanti dei nostri elettori. Di coloro che ogni giorno con una dedizione, una generosità straordinaria rappresentano il nostro partito in mille luoghi di questo Paese e con la loro generosità, la loro dedizione danno ogni giorno credito al nostro partito. I Ds sono stati una forza centrale dal 2001 al 2006 per ricostruire un centrosinistra uscito sconfitto dalle elezioni di cinque anni fa, unirlo per rilanciare un’Ulivo che anche esso appariva smarrito e i Ds lo hanno fatto con passione generosità, caratterizzandosi come la forza che più ha creduto ogni momento nell’unità del centrosinistra e dell’Ulivo, e questa nostra attenzione unitaria è stata ragione non ultima del recupero di credito di consenso che il nostro partito in questi cinque anni ha realizzato. E anche oggi non credo che possa portare lontano l’idea che si possa costruire il Partito Democratico con un partito dei Democratici di Sinistra in difficoltà o in crisi, al contrario. Una forte presenza dei Democratici di Sinistra nel processo di costruzione al partito democratico è una delle condizioni decisive perché quel progetto possa realizzarsi. E l’obiettivo nostro di far vivere una sinistra moderna e riformatrice dentro un processo politico e un progetto politico di unità del riformismo italiano io credo debba essere non solo riconfermato, ma viene confermato anche dall’osservazione di quelle che sono state le dinamiche politiche e istituzionali di questi primi sei mesi di governo. Per questo io penso dobbiamo sottrarci tutti alla tentazione di concedere a rappresentazioni che se dovessero prendere piede deligittimerebbero non qualcuno ma tutti, e credo che è nostra responsabilità difendere l’autonomia, la dignità, il ruolo, la funzione di questo nostro partito. Dire questo non significa affatto naturalmente non sapere che siamo in un passaggio molto delicato della vita politica italiana, della vita della coalizione e anche del nostro partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Da sei mesi siamo impegnati in due sfide ambiziose, esprimere un governo dell’Italia che sia all’altezza delle molte aspettative che si sono suscitate nel Paese, dare a questo Paese e alla politica italiana una grande forza democratica, riformista, progressista che rappresenti il soggetto politico capace di guidare l’alleanza di centrosinistra di traghettare l’Italia dalla condizione di incertezza di crisi in cui l’ha precipitata il centrodestra ad una nuova stagione di stabilità, crescita e sviluppo. E dunque siamo consapevoli - credo tutti, lo è certamente per primo il segretario del partito - che ai disagi agli interrogativi, ai dissensi, alle obiezioni che possono maturare nel nostro elettorato, nel corpo del nostro partito, nell’opinione pubblica, abbiamo la necessità di dare delle risposte convincenti. Risposte convincenti che possiamo dare in modo tanto più credibile in quanto difendiamo con grande forza ruolo e funzione nazionale del nostro partito. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;D’altra parte proprio questa consapevolezza ci ha spinto e ha spinto in particolare me, ma non solo me, nelle scorse settimane ad esprimere più volte pubblicamente una sollecitazione alla maggioranza di governo e al governo per una azione di governo che fosse vigorosa e coerente con le aspettative degli italiani. Quando abbiamo insistito e continuiamo ad insistere sulla necessità che quella politica economica e sociale che è stata avviata con la finanziaria adesso prosegua con un programma ambizioso di riforme che aggrediscono i nodi strutturali sia della spesa che della crescita, non lo abbiamo fatto e non lo facciamo certo per accentuare una competizione, una conflittualità tra riformisti e radicali, ma al contrario, perché siamo convinti che soltanto con un programma di riforme che aggrediscano le vere fragilità e contraddizioni che il Paese di porta dietro da lungo tempo, sarà possibile tenere insieme modernizzazione del Paese e equità sociale. E ci siamo battuti e continuiamo a batterci perché sia così. E la valutazione che noi diamo del vertice di Caserta è che dal quel vertice in ogni caso è uscito un programma di impegni e di riforme che punta a trasformare la ripresa in sviluppo e crescita duratura che punta a fare del 2007 esattamente come ha detto Prodi nella conferenza stampa di fine anno, l’anno della svolta, ma proprio perché crediamo in quell’impegno e lo condividiamo pensiamo che a maggior ragione il 2007 sarà l’anno della svolta se noi sapremo esprimere un’azione di governo forte, vigorosa, incisiva e il programma di riforme deciso a Caserta, da quella sulla previdenza al mercato del lavoro, dal programma di liberalizzazione alla ripresa di un’iniziativa forte su scuola, ricerca e università, dalla riforma del pubblico impiego alle questioni connesse alla modernizzazione infrastrutturale all’emergenza ambientale, ecco queste questioni che costituiscono diciamo la griglia delle priorità fondamentali là discusse, noi consideriamo debbano essere perseguite con grande determinazione e che così dia il senso di un impianto di governo forte, efficace e capace di corrispondere le esigenze del Paese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Con la stessa determinazione pensiamo che vadano affrontate le questioni relative ai diritti della persona e alle questioni etiche, sapendo che si tratta di materie come tutti sappiamo di estrema delicatezza che proprio la complessità e la delicatezza della materia consiglia di agire per la ricerca della massima condivisione con l’obiettivo in ogni caso di arrivare a provvedimenti di carattere normativo che siano capaci di corrispondere a risposte adeguate a temi su cui c’è una diffusa sensibilità nella società italiana. E così con la stessa consapevolezza della necessità di dover condurre l’Italia fuori da una transizione politico istituzionale da troppo lungo tempo incompiuta, abbiamo rilanciato e vogliamo agire sul terreno istituzionale perché si riprenda un percorso di riforme e si affronti anche il nodo della riforma elettorale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Con la stessa tensione e ambizione noi vogliamo affrontare la discussione che sarà al centro del Congresso, sulle prospettive del Paese, la costruzione di un grande Partito Democratico. Di questo abbiamo discusso ampiamente e ovviamente non ripropongo a voi qui la discussione che ha scandito il nostro confronto i mesi scorsi fino la consiglio nazionale del 13 dicembre che sarà al centro del congresso. Ricordo soltanto per titoli che abbiamo posto a noi stessi e al sistema politico e alla società italiana l’obiettivo di costruire il Partito Democratico non come una necessità dei partiti, ma come una necessità del Paese. Che il progetto che abbiamo in animo punta a dare all’Italia una grande forza democratica riformista, progressista capace di esprimere un pensiero riformista nuovo per un secolo nuovo. Che puntiamo a un grande soggetto che sia capace di unire i riformismi, quelle culture e esperienze che nel corso del 900 a lungo sono state separate e divise che oggi possono unirsi perché già nell’Ulivo hanno avuto un luogo nel quale si sono riconosciute e hanno cominciato a costruire una lettura comune della società italiana, una comune progettualità politica e al tempo stesso vogliamo lavorare a un soggetto che unendo i riformismi non si limiti a unire i soggetti politici che lo esprimono, ma sia capace di aprirsi alla società.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Così come vogliamo costruire un partito che tenga insieme forte radicamento e capacità di organizzazione dei cittadini con una dimensione democratico partecipativa che consenta ai cittadini di avere un rapporto con la politica più aperto, più libero, più partecipato di quanto non sia avvenuto fin qui. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Un partito che sia collocato là dove sul piano internazionale sono i riformisti, ed è a partire da questa considerazione che abbiamo sempre considerato e consideriamo irrinunciabile il rapporto che si dovrà stabilire tra il Partito Democratico e la famiglia socialista europea e internazionale. Infine appunto un progetto che punta a far vivere le idee della sinistra in un progetto di unità del riformismo italiano per realizzare un obiettivo che nel corso del 900 non è stato possibile e cioè a un riformismo che è plurale nelle culture dare una rappresentanza politica unitaria. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Di questo discuteremo nel congresso. Abbiamo proposto un percorso che è coerente con un processo graduale e progressivo di costruzione del nuovo soggetto politico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Con il congresso di aprile noi sottoporremo ai nostri iscritti la proposta di deliberare che i Democratici di Sinistra mettano la loro forza a disposizione della costruzione del progetto del Partito Democratico. E che dunque l’impegno dei prossimi anni sia finalizzato alla costruzione di un nuovo soggetto politico. La cui nascita non è dunque l’atto primo del percorso costituente, ma è l’atto finale del percorso costituente. Il che significa che non andiamo a proporre al congresso del nostro partito alcuna forma di scioglimento dei Democratici di Sinistra, ma al contrario andiamo a proporre che i Democratici di Sinistra con la loro organizzazione, la loro forza, le loro strutture, le loro idee, i loro gruppi dirigenti concorrono a realizzare questo nuovo progetto politico. Un Congresso finito che io penso debba essere mosso da un’attenzione unitaria, il che naturalmente non significa affatto un Congresso che non sia caratterizzato da un pluralismo aperto e libero di confronto e di opzioni come è già avvenuto nei congressi precedenti del nostro partito. Il consiglio nazionale ha deciso nella riunione del 13 dicembre che il Congresso si tenga entro la primavera, d’altra parte è stato sollecitato più volte da settori diversi del nostro partito, di poter disporre rapidamente di una sede congressuale nella quale i nostri iscritti potessero discutere di questo progetto e deliberare e quindi credo che la decisione del consiglio nazionale corrisponda a queste esigenze.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:trebuchet ms;" class="testo" &gt;Al centro del Congresso metteremo l’Italia e il suo futuro, il progetto di unire i riformisti per dare all’Italia una guida forte che guidi il Paese in una fase nella quale il Paese è chiamato a ridefinire i caratteri della sua costituzione materiale e formale, e il ruolo centrale che i democratici di sinistra dovranno giocare e assolvere in questo progetto. È una grande occasione di dibattito, di discussione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Tutti avvertiamo che non si tratta di un Congresso ordinario, ma di grande discussione nel partito, di grande discussione insieme agli altri soggetti politici e sociali interessati a questo progetto, di grande confronto e discussione nella società e dovremmo costruire tutto questo percorso congressuale con questi caratteri. Gli iscritti saranno chiamati a votare le mozioni che saranno sottoposte e il segretario del partito, oltre che ai diversi livelli, gli organi dirigenti e i delegati ai livelli congressuali superiori. Dirà Migliavacca quali sono le proposte che la commissione per il Congresso ritiene di avanzare su questo punto così come su le altre modalità di svolgimento del Congresso. Io credo che abbiamo tutti consapevolezza che siamo in un passaggio importante, cruciale, decisivo, non solo per la vita del nostro partito, ma per la politica italiana e per l’Italia. E credo che abbiamo tutti la consapevolezza dunque che abbiamo bisogno di fare un Congresso che sia all’altezza di questa importanza e faccia svolgere al nostro partito fino in fondo quella funzione nazionale e quel ruolo che storicamente il nostro partito ha sempre giocato in passaggi cruciali della vita del Paese. Abbiamo bisogno di un Congresso che sia caratterizzato da un confronto aperto, libero, vero, sincero come sempre accade nelle nostre discussioni, l’apertura del confronto, la libertà del confronto, la sua sincerità non è affatto contraddetto dall’essere capace di realizzare una tensione unitaria che sia fondata su una forte solidarietà e sulla consapevolezza che quale che siano le posizioni che ogni compagno e ogni compagna nel dibattito esprimerà, tutti siamo corresponsabili solidalmente di un’impresa comune che si batte per un destino comune e che tutto questo comporta che insieme creiamo le condizioni perché il Congresso sia davvero una grande occasione di dibattito democratico e sia una grande occasione messa a disposizione non soltanto di noi stessi ma del Paese. Grazie&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Buste paga dai 50mila ai 200mila euro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Sicilia, il boom degli stipendi d'oro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Burocrate record 1553 euro al giorno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Megaretribuzione per un fedelissimo del governatore Cuffaro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;al direttore dell'agenzia acque in busta più di mezzo milione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;di ATTILIO BOLZONI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Sicilia, il boom degli stipendi d'oro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Burocrate record 1553 euro al giorno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;PER agguantare stipendi da favola sono imbattibili. E anche in tempi duri come questi, di manovre finanziarie e di tasse e di tagli, quelli della Regione siciliana fanno sempre bingo. Sono riusciti persino a sfondare il record del mezzo milione di euro, ancora una volta a Palermo si sono mirabilmente superati. In cima alla lista degli uomini d'oro c'è oggi un burocrate che ogni giorno di euro ne intasca 1553. A fine anno ne porterà a casa 567 mila e 300, lordi e comprensivi di tutte le indennità. È un primato assoluto anche nella Sicilia dei suoi califfi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ci sono i conti che fanno acqua da tutte le parti, il deficit della Sanità è salito a quasi 1 miliardo e 300 mila, la Regione ha debiti che deve onorare a cambiali sino al 2022 o al 2027, intanto però spende e spande come nei suoi anni "felicissimi". Anzi, di più. Molto di più.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Fino all'ottobre del 2005 la più pagata della burocrazia siciliana era Patrizia Bitetti, quella signora - in pensione dal dicembre scorso - che avrebbe dovuto far quadrare gli sgangherati bilanci di Asl e ospedali. Servizio delegato per un compenso di 480 mila euro. Nel 2006 la Bitetti è stata raggiunta e sorpassata da un fedelissimo del governatore Totò Cuffaro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Si chiama Felice Crosta l'ultimo favorito dalla sorte, il numero uno dei super stipendiati di quella macchina mangia soldi che è la Regione. E' il direttore generale della neonata Agenzia per le acque e i rifiuti, 120 dipendenti di una struttura voluta e coccolata dal presidente in persona.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Crosta è vicino a Cuffaro da quando lui era assessore all'Agricoltura nel primo governo di centro sinistra a Palazzo d'Orleans: da quel momento i due non si sono mai più separati. Il beneficiario della busta paga al top delle retribuzioni regionali è andato praticamente a sostituire per un incarico - dopo un interregno dello stesso governatore - quell'alto commissario all'"emergenza idrica" nominato dalla Presidenza del Consiglio a cavallo tra il 2000 e il 2001. Era l'ex comandante generale dell'Arma dei carabinieri Roberto Jucci.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Nonostante avesse cominciato a far arrivare più acqua districandosi fra gli interessi e le competenze di 556 enti e consorzi, il generale è stato mandato via dopo quasi un anno. Jucci dormiva in prefettura e aveva accettato la nomina a costo zero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Solo un rimborso spese. Ci aveva raccontato l'ex comandante, durante i suoi mesi a caccia d'acqua fra le Madonie e le terre arse dell'agrigentino: "Ho una certa età, mangio una volta al giorno e acquisto due vestiti l'anno, quando il governo mi ha chiesto di scendere in Sicilia mi è sembrato corretto non farmi pagare".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Da 0 a 567 mila e 300 euro per il direttore generale che sovrintende alle acque. E fino a 162 milioni di euro per tutti i dirigenti. Un esercito: alla Regione sono 2220. Nei giorni scorsi qualcuno, a Palermo, ha esaminato alcune tabelle e poi ha confrontato i numeri della Regione Lombardia e quelli della Regione Sicilia. La prima paga i suoi dirigenti poco più di 19 milioni di euro, la seconda arriva appunto a 162. Quasi nove volte di più. A Milano c'è in Regione un dirigente ogni 60 dipendenti, a Palermo un dirigente ogni 6 dipendenti e un capoufficio ogni 2. Sono le performance dell'Anonima che spadroneggia alla Regione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gli stipendi dei dirigenti variano dai 50 mila euro fino ai 200 mila dei capoccia dei dipartimenti o di quelle che vengono chiamate "strutture temporanee", che però sopravvivono da anni e anni. I più remunerati naturalmente sono i capi di quei 32 dipartimenti e di quegli uffici speciali "assimilati" ai dipartimenti. La sede di rappresentanza della Regione a Bruxelles, per esempio, è stata appena "elevata" al rango di dipartimento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Dal 2003 al 2005 sono passate da 375 a 539 le "aree" o i "servizi" o le "unità operative" della Regione, un aumento del 43 per cento. Su ciascuna area o servizio o unità operativa è seduto un dirigente che percepisce un'indennità gallonata. I posti più ambiti sono 600. Chi ce la fa a entrare in un ufficio di gabinetto ed è "in diretta collaborazione" con qualche assessore, è messo in condizione di guadagnare anche il doppio di un pari grado. Quei 600 baciati dalla fortuna costano circa 10 milioni di euro alle casse regionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma sopra tutto e tutti ci sono loro, i 9 nuovi uomini d'oro. Capi del Fondo sanitario. Capi della Programmazione. Il Capo della burocrazia di Palazzo d'Orleans. E sopra di loro quel Felice Crosta con i suoi 1553 euro al giorno. E' di queste settimane l'ultima "rivoluzione" nei palazzi della Regione. Nuove nomine, trasferimenti, rotazioni. Per alcuni è stata come una tombola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Rafforzato l'asse fra l'Udc e Forza Italia e l'Mpa dell'autonomista catanese Raffaele Lombardo, il governatore Cuffaro e i suoi alleati hanno piazzato - ai margini della spartizione questa volta è rimasta solo Alleanza nazionale - tutti i loro uomini nei posti chiave dell'alta amministrazione. Ai Beni Culturali. All'Agricoltura. Alla Sanità. Promozioni di manager tutti "targati" ai vertici e sistemazioni più laterali per gli altri: Corpo delle miniere; Istituto Vite e Vino; Istituto Olio e Olivo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma non contenti di tanto scialo, avevano provato anche a ripescare una "leggina" votata dal parlamento regionale nel 2003. Una delle tante vergogne dell'Ars. In sostanza la "leggina" prevedeva la riassunzione a tempo determinato di alti burocrati della Regione, gente che se ne andava a casa con pensioni da nababbo ma veniva richiamato dall'amico politico di turno come capo gabinetto, direttore generale di qualche struttura o commissario di qualche ente. Un ritorno con tripla indennità: oltre la pensione 50 mila euro annui e anche una gratifica di 35 mila euro, proprio come quella intascata dai dirigenti regionali in servizio permanente effettivo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Un "ripescaggio" di burocrati in pensione che ha perfino fatto scandalizzare qualcuno all'Ars. Così nel nuovo contratto in scadenza già dalla fine del 2002, la Regione ha ipotizzato tagli a quelle laute indennità elargite ai pensionati con incarichi dirigenziali. Evento clamoroso. Una simile rinuncia - a memoria d'uomo - non si era mai verificata prima all'Ars, l'assemblea regionale siciliana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;(23 ottobre 2006)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Molti cittadini si sono messi a calcolare il proprio interesse personale. Altri, soprattutto imprenditori, sindacalisti, politici, amministratori, si sono fermati a ragionare su questo o quel punto della manovra. È normale e legittimo. Ma è anche importante che nella discussione non si perdano di vista il disegno generale, le condizioni in cui ci troviamo a operare, la necessità di riprendere la via del risanamento e nello stesso tempo di dare una spinta allo sviluppo e di fare i primi passi per un riequilibrio dell’equità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Le condizioni del Paese sono precarie e critiche. I problemi sono strutturali. L'Italia non cresce, la produttività è stagnante, le classifiche di competitività la collocano agli ultimi posti, è il Paese in cui i livelli di povertà sono nettamente superiori alla media europea, la distribuzione del reddito e della ricchezza è più disuguale, la mobilità sociale maggiormente ostacolata dalle corporazioni e dal privilegio. Mentre nel 2000 il Prodotto interno lordo pro-capite superava e non di poco quello medio europeo, oggi è inferiore alla media europea. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;In sostanza, anche se la consapevolezza fatica a farsi strada, l'Italia corre un rischio serio di declino e di declassamento. È in questo contesto che si colloca e va valutata la manovra economica. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Oggi chi ha la responsabilità di governo deve affrontare prove del fuoco ogni giorno. Appena insediati abbiamo scoperto che erano finiti i denari per tenere aperti i cantieri delle opere pubbliche. La destra aveva scientificamente finanziato quelle opere fino a qualche settimana dopo le elezioni, nella consapevolezza di lasciare il crollo successivo sulle spalle di altri. Non era l'unica pillola avvelenata. Ne abbiamo trovate altre, come dimostra la storia della detraibilità dell'Iva sulle auto, costata miliardi. In uno spettacolo televisivo potrebbero essere scherzi divertenti. Ma non siamo in uno show. La realtà è un'altra cosa. Lo sa bene chi le difficoltà della vita deve affrontarle ogni giorno con i pochi mezzi che ha a disposizione, in una società sempre meno solidale, dove gli ultimi anni sono stati spesi lasciando correre senza freni la spesa pubblica e dove è avvenuta anche attraverso questa strada - ecco un'altra cosa da non dimenticare - una clamorosa redistribuzione del reddito sotto forma di facili arricchimenti, di speculazioni immobiliari, di crescita illimitata di patrimoni mobiliari e possibilità di evadere o di chiudere con pochi euro, grazie ai condoni, il rapporto con il fisco. Una ricchezza gigantesca è stata spesa, sprecata, ma anche ridistribuita. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Quello che ci troviamo di fronte oggi è un Paese debole e socialmente spappolato, dove i giovani stentano a trovare un lavoro che non sia precario, i figli delle famiglie meno abbienti partono con svantaggi enormi, la formazione fa acqua, le grandi imprese tranne poche eccezioni prosperano solo nei settori della rendita e gli investimenti privati e pubblici nella ricerca e nell'innovazione sono ridotti al lumicino. In questo contesto resta naturalmente giusto che ciascun cittadino faccia i propri conti rispetto alle norme della finanziaria. È giusto che ciascuno esprima liberamente le proprie critiche e affondi pure la lama. Ma forse non sarebbe sbagliato aspettarsi dalla classe dirigente una risposta più attenta agli interessi generali del paese, della collettività, che a quelli dei singoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Da qui qualche riflessione che desidero condividere con i lettori de l’Unità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;1. Dopo cinque anni di governo della destra sono rimaste macerie. Non è detto che un governo di destra governi per forza male. Ma la destra italiana si è dimostrata una specialista in questa operazione. A testimonianza che sapevano bene di aver già superato la linea, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti avevano già dovuto trovare un accordo con la Commisione europea sulla necessità di rientrare nei parametri di Maastricht. Ma alla luce dei dati reali l'eredità è apparsa ben più pesante. Di fatto, sono stati azzerati gli sforzi di oltre dieci anni di risanamento. Negli anni Ottanta, con i governi pentapartito, il debito pubblico era raddoppiato. Negli anni Novanta, dopo il rischio del fallimento dell'intero Paese, fu avviata ad opera dei governi di centrosinistra una faticosa opera di risanamento e rilancio. Ora siamo daccapo. Anzi peggio, perché molte delle risorse che potevano essere utilizzate sono state bruciate. E il debito pubblico (oltre 67 miliardi di euro l'anno li spendiamo di interessi) impegna risorse che vengono sottratte ad impieghi più positivi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;2. Nell'ambito di un contesto già così deteriorato, il governo Prodi si è trovato ad affrontare l'emergenza di inizio estate. Abbiamo risposto con il decreto di luglio che ha aperto le porte alle liberalizzazioni e alle prime, concrete misure contro l'evasione fiscale. Sono state trovare risorse aggiuntive e strutturali per quasi 6 miliardi di euro l'anno. Ma non era giusto fermarsi. Il progetto del centrosinistra è di avviare - di nuovo -un difficile risanamento della finanza pubblica, ma anche di spingere il paese ad accrescere la produttività. Il rischio di restare spiazzati in un mondo in cui si affacciano nuovi protagonisti è forte. Bisogna reagire, senza cedere all'idea di chiudersi. E non basta. Un governo di centrosinistra non poteva avviare un'operazione del genere senza dare un sostegno alle tante famiglie che non arrivano alla fine del mese, cominciando naturalmente ad operare con le risorse a disposizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;3. Per la parte che riguarda il fisco, con la manovra finanziaria per il 2007 il governo ha restituito gran parte delle nuove entrate sotto forma di redistribuzione verso i redditi più bassi (riforma aliquote e scaglioni dell'Irpef, detrazioni di imposta, cioè tagli, per carichi da lavoro, detrazioni di imposta per carichi di famiglia, più assegni familiari), di finanziamento dello sviluppo e di iniziative sociali (riduzione del costo del lavoro e del peso del fisco sugli stipendi, pacchetto energia, detrazione per gli investimenti nel Sud, sgravi per commercio, sgravi per gli affitti dei giovani universitari fuori sede, delle assunzioni delle donne nel Sud, per l'acquisto dei computer da parte degli insegnanti o per l'attività sportiva dei ragazzi...). Di fatto, l'aumento netto si aggira intorno ai 4 miliardi di euro, se si tiene conto della riduzione dell'Irap per le imprese decisa per abbassare il costo del lavoro (cuneo fiscale), ed è rappresentato da una parte degli altri 8 miliardi di euro di nuove entrate derivati da ulteriori misure contro l'evasione fiscale e dalla rivisitazione degli studi di settore per gli autonomi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;4. La maggioranza aveva dichiarato nel programma che avrebbe, a parità di gettito, ridistribuito il reddito verso il basso, che avrebbe sostenuto la famiglia e i figli, che avrebbe sostenuto i redditi dei pensionati. Non solo. Molti suoi rappresentanti, a cominciare dai ministri e dallo stesso presidente Prodi, avevano criticato le storture introdotte con il secondo modulo della riforma Tremonti. Con la riforma dell'Irpef sono stati cambiati aliquote, scaglioni di reddito, detrazioni per lavoro e detrazioni per famiglia, assegni familiari. Per finanziare questa operazione sono stati impegnati oltre 7 miliardi di euro, anche di più di quanto era costato il secondo modulo di Tremonti. L'effetto finale va visto tutto insieme, senza limitare il ragionamento alle sole aliquote o alle sole detrazioni, altrimenti si fanno esempi stralunati come quelli visti in alcune edizioni dei tg del servizio pubblico o nei giochini di siti di informazione consultati da milioni di utenti dove c'è scritto "calcola il tuo reddito" e poi, in una nota in corpo 6 si aggiunge che non ci sono gli assegni familiari, che sono invece una parte fondamentale della riforma.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;La verità è che i redditi più bassi sono stati alleviati. Il reddito minimo sul quale non si pagheranno le tasse è aumentato per i pensionati da 7.000 a 7.500, livello attuale dei lavoratori attivi. Per i dipendenti è passato da 7.500 a 8.000 euro l'anno. Per gli autonomi da 4.000 a 4.800. E non solo. Basti pensare che un lavoratore con coniuge e due figli a carica e con 21.500 euro di reddito lordo l'anno, che equivalgono a uno stipendio netto di 1.468 euro netti al mese per 13 mensilità guadagnerà 61 euro netti al mese in più. Con un reddito di 25.000 euro lordi l'anno e cioè uno stipendio netto di 1.651 euro netti al mese per 13 mensilità guadagnerà 52 euro netti al mese in più. Con 28 mila euro lordi di reddito guadagnerà 41 euro netti al mese in più. Non sono figure marginali. La gran parte dei lavoratori dipendenti, ma anche molti lavoratori autonomi che hanno piccole attività, si trovano in queste condizioni. Gli assegni familiari, in questa manovra, sono stati aumentati di 1.400 milioni di euro proprio per sostenere di più le famiglie numerose. Degli oltre 7 miliardi destinati alla riforma dell'Irpef, oltre la metà sono stati impegnati sui lavoratori dipendenti, in modo da raggiungere il risultato di una riduzione media di 2 punti del cosiddetto cuneo fiscale, cioè la differenza tra retribuzione lorda e paga netta. E consistenti risorse sono state dedicate all'interno della manovra dell'Irpef ai pensionati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;5. Con le entrate aggiuntive diverse dall'Irpef (che vista nel suo insieme non fornisce gettito aggiuntivo) è stato inoltre finanziata la parte della manovra destinata a promuovere più sviluppo e più lavoro. La riduzione del cuneo fiscale per le imprese è stata ottenuta abbattendo il peso dell'Irap per ognuno dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, in modo da tagliare il costo del lavoro per le aziende ma anche di spingerle a stabilizzare l'occupazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Le detrazioni per gli investimenti al Sud. Gli sgravi per il pacchetto energia presentato dal collega Bersani (dai pannelli solari ai macchinari per le imprese). Le altre agevolazioni fiscali. Tutto va visto insieme: il decreto di luglio, i provvedimenti di Bersani per la politica industriale, la manovra economica per il 2007. Senza dimenticare la lotta all'evasione fiscale. Dei circa 6 miliardi relativi al decreto di luglio ben 5 derivano da misure contro l'evasione e l'elusione fiscale e altri 8 con la legge finanziaria e i provvedimenti collegati. Si tratta di un punto di Pil di imposte evase o eluse e che nel 2007 contiamo di far emergere e incassare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;6. È poco? Il governo ha già messo nel conto ulteriori passi, a cominciare dalle riforme strutturali destinare ad eliminare gli sprechi nella spesa pubblica. Con i sindacati si discuterà di previdenza. Sulla sanità è cominciato un percorso. Con i comuni è in corso un difficile confronto, che tuttavia non può e non deve finire senza il cambiamento dei meccanismi di spesa, che devono essere rinnovati a livello centrale ma anche in periferia. Non sarà facile. Ci vogliono determinazione e tempo. È necessario per esempio riuscire a rendere trasparente ogni spesa, sapere chi la fa, dove finisce, a che cosa serve. Bisogna riorganizzare la Pubblica Amministrazione e fare in modo di avere tutte le informazioni in rete. Non possiamo più accettare che si conosca la reale portata di spese e entrate, centrali e periferiche, con settimane se non mesi di ritardo. È il passaggio decisivo per individuare gli sprechi e parlare di riforma della spesa pubblica senza ridursi a discutere solo degli «aumenti» che ogni anno i dirigenti tecnici dei diversi dicasteri portano come proposta ai ministri. Senza questo passaggio continueremo ad essere ostaggio di una logica da anni Ottanta, delle solite ricette sui tagli &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;alla spesa sociale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Ma decisiva sarà altrettanto la crescita dell'efficienza dell'amministrazione nel far emergere l'enorme fetta di evasione che frena come una palla al piede il nostro paese, crea un clima di concorrenza zoppa a favore dei disonesti, scoraggia coloro che vorrebbero competere rispettando le regole: uno sforzo che abbiamo cominciato a fare e i cui frutti serviranno per alleviare poi il peso della pressione fiscale sugli onesti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;7. Quello che dobbiamo fare, insomma, è un cammino che tiene tutto insieme. E che non è affatto facile da compiere nella situazione data, anche se l'economia mostra di essere in leggera ripresa. All'Italia, se davvero vuole evitare un lento declino, questo livello di crescita non basta. Non è sufficiente per garantire alle imprese un futuro sicuro. Non è sufficiente per assicurare ai giovani, ma non solo, che sia possibile stabilizzare e anzi aumentare l'occupazione. Se la crescita resta stentata e non si affronta il problema del debito pubblico, con gli interessi da pagare per gli errori del passato, poche saranno le risorse da destinare all'investimento, all'equità, alle infrastrutture, al miglioramento dei servizi. È un problema di tutti e per tutti. Tutti insieme dobbiamo rimetterci in gioco, dunque, ciascuno per la propria parte, anche affrontando percorsi difficili. L'esempio, come è ovvio, deve venire dalla tolda di comando: da coloro che oggi hanno l'ambizione, l'orgoglio, ma anche la responsabilità di essere la classe dirigente. E tutti, proprio tutti, devono dare il proprio contributo, fare la propria parte.&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Forza Italia non ci sta, l&apos;Udc fa gli auguri a Prodi'/><author><name>dsGradoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00337546522525694814</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.sinistrads.it/libreriaimg/new_ds.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17221988.post-114603835444257554</id><published>2006-04-01T09:47:00.000+02:00</published><updated>2006-04-26T11:51:28.043+02:00</updated><title type='text'>l’Italia si è liberata dell’incubo Berlusconi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/1600/fassino29.1.6.jpg"&gt;&lt;img src="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/200/fassino29.1.3.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;font&gt;  &lt;br/&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br/&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Non le sfugge, naturalmente, che per le strade gira anche chi continua a votare centrodestra, quasi la metà del corpo elettorale…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Certo, non mi sfugge. Le elezioni ci consegnano uno scenario complesso, molto diverso da quello che, ancora poche ore prima dello scrutinio, i sondaggi avevano delineato…».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Come lo spiega?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«La campagna elettorale è stata caratterizzata da uno scontro politico molto aspro che ha prodotto una mobilitazione del corpo elettorale più vasta di qualsiasi altra consultazione precedente. Le cito un dato: nel 2001 astensioni e schede bianche ammontavano a tre milioni. Nel 2006 sono scese a un milione. Gli italiani che hanno votato sfiorano i 39 milioni, la più alta cifra di voti validi da tempo immemorabile…».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Aveva ragione Berlusconi a sostenere che un'alta percentuale di votanti avrebbe favorito la Cdl?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Avrebbe avuto ragione se avesse vinto, ma così non è. C'è stato un vastissimo afflusso alle urne e ha vinto il centrosinistra. In ogni caso, quanto più alta è la partecipazione al voto, tanto più è solido il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. L'altissimo numero di elettori, però, deve indurci ad analizzare il voto partendo dalle cifre assolute, più che dai dati percentuali. Vorrei fare l'esempio dei Ds…».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Il dato dei Ds non era quello che vi attendevate…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Arriverò anche a questo. Parto da una premessa. Il risultato ottenuto dal mio partito non può essere valutato comparando il 17,5% del Senato con il 16,2% della Camera di cinque anni fa. La platea elettorale è cambiata in maniera consistente dal 2001. E, a parte l'improprietà di comparare il Senato alla Camera, dove votano i giovani dai 18 ai 25 anni che questa volta si sono pronunciati in gran parte per l'Ulivo e che in buona parte avrebbero votato per il nostro simbolo. A parte questo, dicevo, sono le cifre assolute che danno il segno. E questo per via del livello di partecipazione enormemente più alto nel 2006 di quello delle politiche del 2001, delle amministrative, delle regionali, delle provinciali e delle europee». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;E cosa dicono le cifre assolute?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Dicono che i Democratici di sinistra prendono più voti di quelli che hanno avuto da quando nacque il Pds, con la sola eccezione del 96. I Ds sono il primo partito del centrosinistra in 18 regioni su 20 e in molte regioni, poi, siamo in assoluto la prima forza politica». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Berlusconi veniva dato per sconfitto. Come ha fatto a recuperare sfiorando la vittoria?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«La sua campagna elettorale ha prodotto un ricompattamento consistente dell'elettorato di centrodestra. Berlusconi ha conseguito questo obiettivo con una legge congegnata appositamente per rompere ogni rapporto tra territorio e Parlamento, con la sparizione dei collegi, e per tagliare l'identificazione tra elettori ed eletti, con l'abolizione delle preferenze. Così ha scardinato due punti tradizionalmente favorevoli al centrosinistra, il peso dell'organizzazione politica diffusa nel territorio e il ruolo dei candidati, mediamente più credibili di quelli del centrodestra». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;Quanto ha pesato la tv?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«È l'altra faccia della medaglia. Quella legge elettorale, infatti, ha consentito a Berlusconi di costruire un rapporto diretto di tipo populistico, leader-popolo, mediato dalla televisione. E in questa campagna elettorale gran parte del rapporto tra politica ed elettori è passato attraverso la tv». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Ha cambiato campo, cercando di giocare la partita in casa, in sostanza…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Proprio così: con quella legge ha modificato il terreno della competizione elettorale, per averne uno più favorevole…».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;E senza la par condicio avrebbe fatto bingo?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Se l'avesse abolita avrebbe giocato in 22 senza alcun arbitro. Ma c'è stato un altro elemento che ha consentito un recupero al centrodestra».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Quale?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Una volta costruito un rapporto diretto con il popolo, Berlusconi ha avuto la capacità di veicolare messaggi che parlassero all'Italia profonda, a quella più facilmente mobilitabile facendo leva sulla paura, sull'ansia. E i suoi messaggi erano un impasto tra interesse immediato e ideologia. "Attenzione, arrivano loro e vi toccano la roba e ve la toccano perché sono comunisti". Un impianto che ha dimostrato una certa efficacia perché ha consentito a Berlusconi di compattare il suo elettorato e di recuperare chi, tra il 2002 e il 2005, aveva mostrato delusione astenendosi». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;Resta il fatto che anche questa volta il centrosinistra non è riuscito ad entrare in contatto con quell'Italia profonda di cui lei parla. Non ha pesato anche una certa confusione sulle tasse?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Certamente l'aver proposto misure fiscali in campagna elettorale ci ha esposto molto. Anche perché il tema delle tasse suscita paure, ansie e inquietudini non superabili soltanto con la razionalità politica. Queste elezioni ci confermano, comunque, che c'è una parte del Paese al quale non siamo riusciti ad arrivare. E ci dice quanti guasti ha prodotto il berlusconismo e la sua idea che tutto sia sempre riconducibile all'interesse particolare di ciascuno. Non è senza significato che abbia detto "non saranno tutti coglioni a votare contro i loro interessi..". Si è rivolto a un'Italia profonda facilmente mobilitabile con parole d'ordine che sollecitano la difesa degli interessi più minuti e concreti. Anche questa volta, come nel 2001, Berlusconi ha giocato principalmente sul tema delle tasse. Tasse come emblema di uno Stato lontano, nemico, espropriatore». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;Nonostante questo, però, il centrodestra ha perso le elezioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«In realtà, Berlusconi non ce l'ha fatta perché è cresciuto in modo sempre più largo il rifiuto del suo modo di governare, dei suoi messaggi, dei modelli di comportamento, dello stile di vita che proponeva. Si è consolidato nel Paese il rifiuto di Berlusconi e del berlusconismo come modo di guardare al mondo e alla vita». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Il centrosinistra al governo avrà molto da fare e con maggioranze parlamentari non certo ampie…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Sì, c'è molto da fare. Ma partiamo dal dato che il centrosinistra ha vinto conquistando moltissimi voti. Per l'Unione, complessivamente, hanno votato oltre 19 milioni di elettori, il più alto consenso elettorale dal 1994. Un esito ottenuto sia conquistando voti al centrodestra, sia recuperando una grande quota di astensioni. C'e stato, poi, un contributo straordinario del voto giovanile, tutti gli indicatori ci dicono che i giovani hanno votato in massa per l'Unione e per l'Ulivo». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Lei aveva spiegato che al successo dell'Ulivo avrebbe corrisposto l'accelerazione sul Partito democratico. Il 31% alla Camera consente questo traguardo?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Il successo dell'Ulivo ha trainato il successo elettorale dell'intero centrosinistra. L'Ulivo conferma di essere in grado di raccogliere il voto di un terzo del corpo elettorale e di due terzi di quello degli elettori del centrosinistra. Adesso bisogna accelerare il processo politico e dare alla maggioranza di centrosinistra coesione e solidità attraverso la nascita di una vera e grande forza democratica che abbia ampiezza di consensi e solidità di radici sociali. Bisogna trasformare l'Ulivo in un forte soggetto politico. Il cammino di questi 10 anni ha bisogno di trovare sbocco in quel partito democratico e riformista di cui l'Italia ha bisogno».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;E quando dovrebbe nascere, secondo lei?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;Penso che all'indomani della formazione del governo dovremmo mettere in atto il progetto di costruzione di un nuova grande forza politica che possa dare rappresentanza al riformismo italiano. E per tutto questo è evidente il ruolo e la funzione centrale dei Ds». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sp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ha inciso sul risultato dell'Ulivo il peso dei Ds?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&amp;lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Credo che i Ds debbano essere soddisfatti, perché sull'Ulivo i Democratici di sinistra hanno investito tutta la loro forza in questi anni. Il successo dell'Ulivo è, in primo luogo, il successo dei Ds. E ho trovato un po' ridicolo qualcuno che in questi giorni ha cercato di spiegarmi che il voto per i Ds è una cosa e quello per l'Ulivo è un'altra. I Ds sono stati la forza che si è battuta con più determinazione perché si facesse l'Ulivo alla Camera. Se fosse dipeso solo da noi si sarebbero fatte la lista unitaria anche al Senato e le liste dei presidenti in alcune regioni. Tutti sanno che non sono stati i Ds a opporsi a questa eventualità». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Sono andati bene anche i partiti della cosiddetta sinistra radicale. C'è chi sostiene che ciò è stato possibile grazie al voto di potenziali elettori diessini contrari al Partito democratico…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«È avvenuto l'esatto contrario. È stato il buon esito dell'Ulivo che ha trascinato le forze minori. I verdi, il Pdci, l'Italia dei Valori, che hanno accompagnato seppure con un loro profilo la campagna elettorale unitaria di Prodi, sono stati premiati. Le forze che hanno cercato maggiormente di distinguersi, la Rosa nel pugno da una parte e Rifondazione dall'altra, siano quelle che hanno avuto risultati meno brillanti». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;E i rapporti tra Ds e Margherita come escono da queste elezioni?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«È del tutto evidente una difficoltà della Margherita a tenere il suo elettorato. Quattro punti percentuali su base nazionale, dal 14 al 10%. Un cedimento in tutte le regioni, con punte anche preoccupanti, come in Sicilia, in Veneto, in Campania e a Roma. Nella prospettiva di costruire un partito dell'Ulivo bisognerà riflettere attentamente su come recuperare gli elettori che la Margherita non è riuscita a tenere. Quanto ai Ds, nel 2001 c'eravamo posti tre obiettivi: riportare il centrosinistra al governo del Paese, ricostruire l'Ulivo e di fare della Quercia la forza baricentrica della coalizione. Abbiamo battuto Berlusconi, abbiamo ricostruito il centrosinistra, abbiamo rilanciato l'Ulivo e i Ds sono la principale forza dell'Unione. Aumentiamo in nostri voti ovunque, anche se il dato percentuale non dà conto in modo sufficiente di questo incremento».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;I sondaggi, però, accreditavano ai Ds percentuali più elevate…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Avevano forse ingenerato aspettative, che poi hanno prodotto una certa delusione. Attenzione, però, se guardiamo alle cifre assolute e all'esito complessivo nessuna persona onesta potrebbe disconoscere che i Ds escono da queste elezioni come la forza determinante per la vittoria del centrosinistra».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;Centrosinistra che riuscirà a governare, con una maggioranza così risicata al Senato?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Dal voto esce una maggioranza che ha vinto le elezioni, anche se con un margine di vantaggio ridotto. Questa è ormai una cosa evidentissima. Berlusconi non accetta di essere sconfitto e ha imbastito una campagna strumentale sui brogli per far credere che l'esito delle elezioni sia incerto. Non è incerto. Il centrosinistra ha vinto, il fatto che abbia ottenuto al Senato una maggioranza piu' risicata non significa che la vittoria sia meno legittima. Il primo obiettivo, quindi, è dare vita a un governo espressione dell'esito del voto».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;E che dovrà governare un'Italia spaccata in due…&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«È per questo occorre che ci sia un governo forte e autorevole. E occorre che chi governa non lo faccia con arroganza. Prodi, io e altri dirigenti abbiamo detto che vogliamo governare l'Italia facendoci carico delle aspettative, delle domande e delle esigenze di tutto il Paese, degli elettori che hanno votato centrosinistra e di quelli che hanno votato centrodestra». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Ci sono scadenze istituzionali immediate a cui far fronte: presidenze delle Camere ed elezione del nuovo Capo dello Stato. Quale metodo seguirete per dipanare la matassa?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Una regola di tutte le democrazie, dove vige l'alternanza bipolare, vuole che i presidenti delle camere vengano espressi dalla maggioranza che vince le elezioni. I presidenti delle Camere non sono notai, sono figure politiche che assolvono un ruolo politico. Quello che hanno esercitato Pera e Casini per la vicenda della legge elettorale. Se ci fosse stata una diversa conduzione dell'Aula, ad esempio, quella brutte norme non sarebbero state varate. Nel '94 il centrodestra, che non aveva la maggioranza al Senato, si battè in tutti i modi per eleggere Scognamiglio». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Quindi?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«Quindi non si capisce perché il centrosinistra dovrebbe seguire una regola diversa. Presidenze di Camera e Senato, quindi, in partenza devono essere espressione della maggioranza di governo, salvo che intervengano valutazioni e accordi diversi di qui al 28 di aprile, quando si insedierà il nuovo Parlamento. Tuttavia, se le cose stanno come oggi, non credo che il centrosinistra possa cambiare opinione».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;strong&gt;Discorso che vale anche per il Capo dello Stato?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;«No, da sempre in Italia il presidente della Repubblica è stato eletto con un consenso più ampio di quello della maggioranza di governo. Non solo, per Cossiga e Ciampi si adottò il metodo di un'intesa preventiva che portò a una scelta largamente condivisa. Io penso che questo debba valere anche questa volta, e che il Presidente della Repubblica possa essere scelto sulla base di un'intesa larga tra le principali forze politiche, rafforzando così ancora di più il profilo del Capo dello Stato come rappresentante dell'Unità nazionale e garante della stabilità delle istituzioni».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;font&gt;&lt;font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Il padrone delle tv fugge dalla tv</title><content type='html'>&lt;span class="titolo5"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;img alt=" " src="http://www.unita.it/images/2006marzo/0312berlusconiscappa.jpg" align="left" hspace="4" /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;" class="body1"&gt; La crisi di nervi di Berlusconi durante l'intervista su Rai3 con Lucia Annunziata è diventata, com'era prevedibile, materia di scontro politico, con la destra a rovesciare insulti contro la stessa giornalista, imputata di troppa indipendenza, e la televsione che non rispetta le regole. Che poi, per il presidente del Consiglio, si riducono a tre sole: non contraddirlo, non interromperlo, non fare domande difficili.&lt;p&gt;Invitato a partecipare alla trasmissione &lt;i&gt;Mezz'ora&lt;/i&gt; che va in onda domenica pomeriggio dopo il Tg3 delle 14, Berlusconi dopo neppure venti minuti di intervista si è alzato e se ne è andato dicendo a Lucia Annunziata: «Lei ha dei pregiudizi nei miei confronti, per questo vado via. Dovrebbe provare un po' di vergogna...». Mentre era già fuori campo e lo si è poi sentito gridare all'aria: «E poi dicono che la Rai è controllata da me! ». Una vera e propria crisi di nervi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prima di andarsene il presidente del Consiglio aveva apostrofato Annunziata come «una persona violenta». «Lei è una violenta e sta cercando di non farmi dire delle cose». Immediata la replica della giornalista: «Lei sta approfittando della mia buona educazione...», e Berlusconi di rimando: «Mi faccia parlare del programma... le chiedo cortesemente di farmi dire qualcosa di concreto». E ancora: «Lei deve farmi la cortesia di lasciarmi rispondere, sennò mi alzo e me ne vado. E questa cosa rimane come una macchia nella sua carriera professionale. Lei mi ha fatto delle domande e mi lasci rispondere. Sennò mi alzo e me ne vado», ha nuovamente detto Berlusconi, aggiungendo: «Lei non decide per me e io non decido per lei. Io sono un liberale. Arrivederci signora...». Lucia Annunziata risponde a tono al presidente del Consiglio definendo «offensive» le sue parole e chiedendogli apertamente di porgerle le scuse e di «ritirare» quello che aveva detto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Aldilà della maleducazione dimostrata nei confronti di Lucia Annunziata e dei telespettatori italiani, ci chiediamo che cosa stia succedendo a Silvio Berlusconi - ha commentato il capogruppo dei Ds al Senato, Gavino Angius -. Dopo aver perso 3 a zero con Oliviero Diliberto oggi, incapace di rispondere alla Annunziata, scappa dagli studi televisivi. Ma non era il maestro della comunicazione televisiva?». Per Angius, «la verità è che un conto è invadere la Tv, senza contraddittorio, dire bugie, parlare di comunisti e raccontare agli italiani la favola di un Paese del benessere che non esiste. Quando si tratta di confrontarsi sulle cose concrete, e dire la verità agli italiani, e cioè che il suo governo in cinque anni ha portato l'Italia allo sfascio, che nella sua maggioranza ci sono stati esponenti illustri che hanno commesso gravi irregolarità democratiche, che in cinque anni di governo della Cdl in Rai ci sono state epurazioni che hanno mandato a casa fior di professionisti, il premier perde la pazienza». «Mi auguro sentitamente che martedì Berlusconi non fugga anche dal confronto televisivo con Romano Prodi» ha concluso Angius.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il presidente del Consiglio non è più abituato a ricevere domande ed è evidentemente turbato dai sondaggi, dai quali emerge con chiarezza che cresce il numero degli italiani sempre più stufi della sua prepotenza - ha commentato Giuseppe Giulietti, capo gruppo dei ds in commissione di vigilanza della Rai. «Silvio Berlusconi per non rispondere alle domande di Lucia Annunziata su Montezemolo , sugli epurati Rai e su tante altre cose ha preferito scappare dagli studi Tv. Ci auguriamo che voglia, provare almeno un pizzico di vergogna per l'atteggiamento villano e maleducato che ha tenuto nei confronti di Lucia Annunziata e nei confronti dei tanti italiani».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E se il fuoco di fila della destra è diretto tutto contro la ritrovata TeleKabul, solo Follini, già segretario dell'Udc, prende le distanze dal suo alleato Berlusconi: «Lo preferisco quando fa i comizi», ha chiosato sarcastico. Non la pensa così la neo-pasionaria berlusconiana Alessandra Mussolini che non trova di meglio che paragonare l'Annunziata ai &lt;i&gt;casseurs&lt;/i&gt; che ieri si sono esibiti a Milano nelle devastazioni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Naturalmente a gran voce si levano richieste perché il consiglio di amministrazione della Rai intervenga, come ha sempre fatto, contro l'Annunziata e il Tg3. Detto fatto: la riunione è già stata convocata per mercoledì prossimo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Abituato ai monologhi dove può dire tutto quello che gli pare, Berlusconi non è riuscito a superare oggi l'ostacolo del confronto giornalistico» ha chiosato il leader dell'Udeur Clemente Mastella. «Evidentemente, il modello caro al Cavaliere non è quello americano, fatto di domande stringenti sul terreno scelto dal giornalista, ma quello delle dittature sudamericane del Novecento prive di contraddittorio».&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Il padrone delle tv fugge dalla tv'/><author><name>dsGradoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00337546522525694814</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.sinistrads.it/libreriaimg/new_ds.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17221988.post-114052100883358032</id><published>2006-02-21T12:22:00.000+01:00</published><updated>2007-09-12T12:34:46.343+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fassino'/><title type='text'>Fassino: noi espelliamo gli estremisti, la destra cerca con loro un accordo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/1600/fassino29.1.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/320/fassino29.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il segretario dei Ds, Piero Fassino, dai microfoni di Radio anche noi, commenta gli atti di violenza che ancora percorrono le strade di alcune capitali medio orientali, suscitati dalla pubblicazione delle famose vignette su Maometto. «Quelle manifestazioni sono il segno di uno scontro profondo tra Occidente e islam - afferma il segretario dei Ds - l'11 settembre è stato uno spartiacque e la guerra in Iraq è stata percepita dai pesi arabi come contro di loro, le elezioni in Palestina e la crisi iraniana sono anch'essi un sintomo di questa frattura».Fassino tiene a puntualizzare la sua condanna per quelle manifestazioni di violenza, ma, «se si vuole evitare che prevalgano derive fanatiche e integraliste, allora si deve sviluppare il dialogo, il confronto con le classi dirigenti moderate dei Paesi islamici». E' questa, in sintesi, la convinzione del segretario dei Ds Piero Fassino che è tornato a criticare la posizione della Lega e in particolare dell'ex ministro per le Riforme Roberto Calderoli. Quello di quest'ultimo, infatti, non è «certamente il modo» di affrontare il problema del fondamentalismo. Per il leader della Quercia, infatti, l'unica strada per scongiurare il conflitto tra civiltà è tenere aperto il «dialogo interreligioso, interculturale, interetnico. Calderoli in realtà - sottolinea Fassino - non ha solo compiuto la gaffe della maglietta, per giorni e giorni ha rilasciato interviste che chiaramente avevano il senso della sfida per gli islamici».Fassino torna poi a stigmatizzare gli slogan uditi sabato scorso nel corso di una manifestazione sulla Palestina che inneggiavano all'attentato contro gli italiani a Nassiriya che costò la vita a 19 militari. «Sono slogan inqualificabili - afferma il segretario dei Ds - e chiunque convoca una manifestazione deve avere la capacità e la responsabilità di arginare e di respingere queste provocazioni. Gli imbecilli e gli estremisti – aggiunge - ci sono in ogni schieramento. Ma c'è una differenza: noi li espelliamo dal nostro sistema, la destra invece ricerca con gli estremisti un accordo».Il segretario Ds critica infatti l’alleanza della Cdl con la destra estrema rappresentata da Alessandra Mussolini e Pino Rauti. «Il 1° marzo Berlusconi andrà negli Stati Uniti e parlerà davanti al congresso, in uno dei paesi che ha liberato l'Europa dal nazismo e dal fascismo, un paese fondato su profondi valori democratici, liberali e antifascisti: si rende conto che vi andrà dopo pochi giorni che avrà contratto un'alleanza con forze e parole d'ordine che negli Stati Uniti non sarebbero mai accettate da nessuno?». «Molti di questi movimenti neonazisti e neofascisti, anche se non candidati, chiederanno di votare per lo schieramento politico di Berlusconi perché sono suoi alleati. Quando in Francia si è paventata l'ipotesi che Lepen potesse diventare presidente della Repubblica francese - rileva Fassino – la destra conservatrice ma antifascista, come il gollismo e Chirac, non ha esitato a chiedere i voti ai socialisti e alle forze democratiche, che non glieli ha negati, pur di non farlo parlare: ci sono discriminanti in politica che non possono essere travolte in nome del fatto che si devono vincere le elezioni».D’altronde non stupisce che Berlusconi faccia l'alleanza con neofascisti e neonazisti dato che «è l'unico presidente del consiglio che in 5 anni di governo non è mai riuscito a celebrare il 25 aprile, si è sottratto anche con delle scuse un po’ miserevoli, un anno, per dirne una, si era slogato un braccio. E' chiaro - conclude il leader della Quercia - che in Berlusconi i valori dell'antifascismo non hanno nessuna radice, almeno non si allei con nazisti e con fascisti». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Mi riferisco ai tanti italiani che dall’estero ci seguono via internet e daranno il loro voto alla nostra lista e ai nostri candidati il 9 aprile, oggi presentiamo un grande progetto per il governo dell’Italia, “per il bene dell’Italia” come abbiamo voluto intitolarlo. Ed è un impegno vincolante per tutti noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’impegno di governare assieme, per cinque anni, un Paese che ha grandi risorse non utilizzate, grandi energie non attivate, grandi intelligenze non mobilitate, e che ha bisogno, disperatamente bisogno, di una guida salda e fortemente riformatrice per tornare a crescere, e a svolgere il suo grande ruolo in Europa e nel mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’impegno di governare assieme, per cinque anni, seguendo il percorso tracciato dal nostro programma. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ad esso hanno lavorato per mesi, con passione e intelligenza, uomini e donne della nostra Alleanza: quasi 500 persone hanno contribuito al lavoro delle 12 commissioni. A loro va il ringraziamento di noi tutti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma voglio anche ricordare le migliaia di contributi di semplici cittadini arrivati alla Fabbrica del programma. Oltre 3000 interventi diretti nelle 21 iniziative con più di 6000 proposte scritte, e ne stanno ancora arrivando…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ un modo di lavorare nuovo, un lavoro svolto con serietà e dedizione, un lavoro per gli italiani e con gli italiani. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Perché noi non ci riempiamo la bocca parlando “della gente”. Noi abbiamo la serietà e la consapevolezza di essere gente tra la gente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Prima ancora che il merito voglio qui sottolineare lo spirito con cui ci siamo mossi e il metodo che abbiamo seguito. Lo spirito di unità che ci ha animato, la volontà costruttiva che ha guidato tutti noi nel mettere a fuoco i tanti problemi e le soluzioni che proponiamo all’attenzione degli elettori. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le differenze, quando si sono palesate – ed era inevitabile per l’ampiezza della nostra Alleanza – sono state affrontate con il dialogo, con spirito costruttivo, con rispetto reciproco, fino a trovare la soluzione condivisa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non ci sono state imposizioni. E questa è per me anche una buona indicazione del metodo con cui intendiamo governare. E’ questo il nostro primo grande risultato: avere realizzato il proposito, che a molti appariva velleitario, di approvarlo insieme e di legarci ad esso in un patto di governo.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A differenza della Destra, noi oggi ci presentiamo alle elezioni del 9 aprile con un candidato alla guida del governo che i partiti della Alleanza e quattro milioni e trecentomila elettori - in quell’evento straordinario, mai visto in nessun altro paese europeo, che sono state le primarie del 16 ottobre – hanno concordemente designato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un candidato, non tre. E a differenza della Destra, noi ci presentiamo alle elezioni con un programma di governo che oggi sottoscriviamo e a cui ci riteniamo vincolati. L’elettore che vota per le liste della Destra non sa, in caso di vittoria, chi avrà il compito di guidare il governo. E non sa quale sarà il programma, perché ognuno dei tre che aspira esplicitamente a guidarlo ne ha uno proprio, e solo le urne potrebbero dire quale prevarrà. Il 9 Aprile voteremo con la nuova legge elettorale. Essa rappresenta un grave arretramento rispetto alla grande novità portata dal sistema maggioritario e dal bipolarismo, che aveva dato al cittadino elettore due certezze: un nome certo per la guida del governo, un impegno certo sul piano dei programmi. E’ la conseguenza sciagurata di una legge elettorale che è stata approvata per impedirci di governare limitando artificiosamente i margini di maggioranza. Una legge contro l’Italia, l’ho definita, perché il nostro paese ha disperatamente bisogno di essere governato. Essa è stata approvata nella speranza di sottoporre la nostra Alleanza a tensioni disgregatrici.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Se tensioni disgregatrici ci sono, esse sono nella alleanza della Destra, tra ambizioni personali e corse a posizionarsi per il dopo Berlusconi, che è già iniziato. Perché la verità è che alla vittoria non credono neppure loro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questa nostra manifestazione dimostra che la speranza di chi quella legge ha pensato e imposto non si è realizzata. Noi siamo qui, siamo uniti tra noi, offriamo agli elettori una guida certa e un programma condiviso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Lo offriamo prima del voto: per noi, anche se la legge è cambiata, vale ancora quel patto con gli elettori, fatto di chiarezza e responsabilità, che ha segnato il passaggio dall’Italia del proporzionale e dei mille governi che stavano in carica dieci mesi, all’Italia dei governi stabili per l’intera legislatura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La stabilità, negata dalla legge, può essere garantita da un atto collettivo di volontà politica, da un impegno d’onore che ci assumiamo nell’interesse dell’Italia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ per questo che siamo qui oggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ho parlato di un grande progetto per l’Italia, perché quello che approviamo oggi è molto di più di un programma.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E questo spiega la sua ampiezza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non dubito che a questo riguardo si eserciteranno le ironie di quanti per due anni hanno perentoriamente invocato il nostro programma, sperando che la sua elaborazione ci avrebbe irrimediabilmente divisi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma la realtà è che, di fronte ai problemi che tormentano la nostra Italia, noi avevamo il dovere di offrire ai cittadini una visione completa della filosofia con cui opereremo e delle soluzioni che proponiamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In questo programma ci sono le coordinate entro cui si muoverà l’azione del governo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;All’interno di esse noi indichiamo le nostre priorità, tenendo conto dell’orizzonte temporale in cui si muove il governo, delle necessarie compatibilità finanziarie. Per cui il tempo necessario ad un serio ed approfondito dibattito parlamentare non sarà tempo perso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ importante che i cittadini tutti e anche gli osservatori internazionali, possano comprendere entro quale percorso riformatore si inseriscono i singoli provvedimenti e il disegno complessivo che li ispira. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Siamo consapevoli che in molti settori occorreranno interventi radicali da operare per via legislativa. Ma molto deve essere anche fatto intervenendo, come ho avuto modo di dire, “con il cacciavite”, per fare funzionare a dovere gli ingranaggi della Pubblica Amministrazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E poiché molti degli approcci qui suggeriti, delle soluzioni qui prospettate, non richiedono tanto interventi legislativi quanto appunto una decisa e tenace azione amministrativa, si può ben dire che nel progetto si trovano anche le linee guida per l’azione, dopo il 9 aprile, avrà la responsabilità di guidare i ministeri e dare attuazione pratica al nostro progetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E c’è un filo che lo tiene insieme e che balza agli occhi da ogni pagina: questo è il progetto di governo di una coalizione che sta dalla parte dei cittadini, che si fa carico delle ansie, delle paure, delle preoccupazioni, delle speranze, delle aspirazioni dei cittadini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;C’è oggi chi, non possedendo altri argomenti per mancanza di risultati, cerca disperatamente di dipingere una Italia divisa dalla ideologia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;C’è chi si diletta nell’esercitare una strategia ci comunicazione molto sofisticata: un secchio di sterco la mattina e uno la sera addosso agli avversari e dipingere tutta l’Italia di rosso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Ormai lo disturba anche vedere passare una Ferrari).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ vero, gli italiani sono divisi: ma non dall’ideologia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dopo cinque anni di governo della Destra, gli italiani sono divisi fra chi ha tanto e chi ha poco, tra chi si è sfacciatamente arricchito e chi si è impoverito, tra chi ha evaso sistematicamente il fisco ed è stato premiato, e chi ha pagato le tasse fino all’ultimo euro, tra chi si è sentito ampiamente confortato dall’azione del governo e i tanti che sono stati abbandonati da questo governo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Queste sono le divisioni che vogliamo eliminare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gli elettori sanno che il nostro governo starà, sempre, dalla parte dei cittadini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non sarà un governo per pochi ma per tutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non farà gli interessi di pochi, e tantomeno di uno solo, ma gli interessi di tutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questa è la prima, enorme differenza, tra noi e la Destra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Io sono certo che nella nostra azione di governo non li deluderemo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;So però, per realismo ed esperienza, che potranno venire momenti di difficoltà, tanto più forte quanto più incisiva, radicale, sarà la nostra azione di governo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma potremo mantenere l’indispensabile consenso perché i cittadini sanno che le donne e gli uomini dell’Unione, le donne e gli uomini che si assumeranno la responsabilità di governare, non hanno altri interessi da tutelare e promuovere che non siano gli interessi dei cittadini. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Noi agiremo “per il bene dell’Italia”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E niente è più importante per il bene dell’Italia che il nostro Paese torni a crescere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questa è la priorità delle priorità. Perché se non torniamo a crescere tutto diventa più difficile, tremendamente difficile, e poco o niente è possibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Io non uso a cuor leggero la parola declino. Ma neppure posso ignorare il fatto che negli ultimi cinque anni tutti gli indicatori sono peggiorati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La manifestazione più evidente del declino è l’abbassamento del tasso di crescita della produttività. Esso negli ultimi cinque anni – unico paese europeo – ha addirittura assunto valori negativi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sono gli anni del governo della Destra, che ha accompagnato il declino senza contrastarlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo Governo non ha contrastato il declino o perché non ha compreso la natura strutturale della crisi che viviamo, del venire a maturazione con velocità accelerata di un insieme di problemi che certo hanno avuto una protratta incubazione, ma proprio in questi anni hanno raggiunto la massa critica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;O perché non ha avuto la capacità, la voglia, la forza di affrontarne le principali manifestazioni con politiche appropriate. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nessun artificio polemico, nessun diversivo propagandistico sbandierato con un misto di cinismo e leggerezza intellettuale da chi ha avuto la responsabilità della guida dell’economia, può mascherare questo fatto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E allo stesso tempo è stato creato un disastro finanziario che costituisce una pesante eredità. Un’eredità che non possiamo nemmeno accettare con il beneficio di inventario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Di qui la prima indicazione. Una politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito, non è possibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non è possibile perché se l’economia non torna a crescere diventa inattuabile il risanamento stesso. Ci avviteremmo in una spirale tale da condurre il sistema economico sull’orlo del collasso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’Italia – voglio affermarlo subito con assoluta convinzione - ha le energie per superare la crisi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma per tornare a crescere sono indispensabili una grande mobilitazione di tutti i cittadini e cambiamenti profondi nei comportamenti che tengono assieme l’economia e la società.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non bastano piccoli aggiustamenti, occorrono riforme radicali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non potremo ottenere una ripresa di competitività complessiva del sistema-paese senza profonde innovazioni del sistema produttivo, senza un percettibile miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini, senza una attenzione nuova alla qualità della vita delle famiglie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Per la qualità della nostra vista è indispensabile un maggior rispetto per l’ambiente. Il degrado dell’ambiente naturale sta letteralmente cambiando la terra sotto i nostri piedi. Stiamo consumando in modo scriteriato acqua, aria, terra ed energia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Stiamo cancellando la bellezza stessa dell’Italia, il frutto di una natura generosa e di secoli di lavoro e di genio artistico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Se non facciamo della difesa dell’ambiente una priorità assoluta incorporando le “ragioni della natura” in tutte le nostre politiche, impoveriremo in modo irrimediabile la nostra società.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ogni generazione ha il dovere morale di lasciare a quelle la seguiranno la possibilità di vivere una vita migliore. A questo impegno non vogliamo sottrarci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma tutto questo sarà realizzabile solo con un governo che, oltre alle idee e alla determinazione nel concretizzarle, abbia la capacità di motivare e mobilitare le energie del Paese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un governo che sia esso stesso – per lo spirito con cui mostra di agire, la sua condotta, l’equità delle sue politiche in ogni campo – un potente fattore di coesione della società, dopo le lacerazioni, le contrapposizioni, le forzature, le imposizioni che hanno marcato la condotta di governo della Destra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo è il governo che offriamo agli italiani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E come primo provvedimento noi intendiamo ridurre sensibilmente l’eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente, in una misura che ho già avuto l’occasione di quantificare in cinque punti nel primo anno di legislatura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Una riduzione che, andando a beneficio sia delle imprese che dei lavoratori, sarà capace di riagganciarci alla ripresa europea, di avviare un nuovo ciclo di investimenti, di stimolare una ripresa dei consumi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Una riduzione che attenuando di molto la convenienza dei contratti atipici contribuirà a contrarre l’area del precariato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Essa andrà accompagnata con una politica del lavoro capace di armonizzare flessibilità e stabilità superando, attraverso significative modifiche, di quella che è impropriamente chiamata legge Biagi una inaccettabile precarietà permanente che sta penalizzando una intera generazione di giovani. Una generazione che rischia di essere frustrata nelle sue aspirazioni e di essere condannata ad un domani di pensioni miserevoli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La riduzione dell’eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente andrà accompagnata infine a una politica industriale volta a rafforzare la dimensione e la solidità finanziaria delle imprese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Abbiamo idee, le attueremo, le sperimenteremo, pronti a scartare ciò che non funziona, pronti a battere altre strade se necessario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ecco, in qualche misura è questo l’approccio che dovremmo adottare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sempre andando avanti, perseguendo con determinazione i nostri obiettivi. Perché noi non ci rassegniamo certo al declino, come non ci rassegniamo a una società in cui le diseguaglianze crescono, la forbice dei redditi si allarga, l’area della vecchia e nuova povertà si estende, la qualità della vita per le famiglie si deteriora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sappiamo già però che non si torna a crescere senza investire mezzi ed energie intellettuali nella ricerca, nella innovazione e nella scuola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ricordo che a Lisbona l’Unione Europa aveva fissato un obbiettivo di spesa in ricerca e sviluppo pari al 3% per cento del Pil, per due terzi di origine privata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Oggi l’Italia è all’1,1%, tra gli ultimi posti in Europa e nell’Osce. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Così non si va da nessuna parte. O meglio, si va solo indietro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un impegno forte nelle politiche per la ricerca è prioritario, con interventi mirati su &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;specifici programmi nelle aree di netta priorità, con il credito di imposta automatico sulle spese di ricerca, con il riconoscimento di agevolazioni per le assunzioni di ricercatori, con una politica attiva di trasferimento tecnologico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E poi c’è la scuola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Investendo nella scuola noi investiamo sui giovani. Il futuro dell’Italia parte da qui: la società e le famiglie devono investire nella scuola, chiamandola a una maggiore responsabilità per combattere contro l’impoverimento culturale, l’analfabetismo di ritorno, il fallimento formativo, la dispersione scolastica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La scuola è una macchina complessa che ha bisogno di un progetto condiviso e di lungo periodo per dispiegare l’efficacia della sua azione educativa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ chiaro che la riforma, attuata nella legislatura che si chiude, in alcuni dei suoi aspetti andrà radicalmente cambiata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Penso, per esempio, alla scelta troppo anticipata dei percorsi formativi dopo la scuola media, e penso alla liquidazione della formazione tecnico-professionale. Abbiamo invece bisogno di valorizzarla ed estenderla attraverso percorsi universitari brevi, corsi che diventino le scuole tecniche del XXI secolo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Con una particolare attenzione, a questo riguardo per il Mezzogiorno, che del ritorno alla crescita dell’Italia - che noi perseguiamo - dovrà costituire il motore, cogliendo la straordinaria opportunità che gli si offre, e che noi intendiamo cogliere, di divenire la piattaforma di raccordo tra Asia e Europa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Di questa nostra priorità noi vogliamo che gli insegnanti si sentano protagonisti, protagonisti di un nuovo progetto culturale, perché noi ne sapremo valorizzare la professionalità e l’autorevolezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non può esserci un processo di riforma e rilancio del sistema educativo se non c’è coinvolgimento degli insegnanti, che ne condividano progetti e percorsi. Non sono possibili riforme senza che i destinatari ne siano anche protagonisti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non si fanno buone riforme nonostante gli insegnanti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ridaremo a loro coraggio, motivazioni, la gioia di svolgere una funzione vitale e apprezzata come merita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’Italia ha di fronte una grande sfida: rimettere la conoscenza, il sapere al centro della politica, dell’economia, della società.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La competitività economica del Paese richiede un grande salto in avanti in tutti i settori della ricerca e dell’innovazione tecnologica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il sistema italiano della università e della ricerca mostra seri problemi e non riesce che in parte a corrispondere alla complessità delle sfide che la società gli pone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Investire in formazione e ricerca – in particolare nelle discipline scientifiche e tecnologiche – è l’unico modo per recuperare consistenti squilibri economici e sociali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Faremo delle università italiane un polo di attrazione per la formazione dei giovani e dei ricercatori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vogliamo dare spazio ai giovani nell’università e nella ricerca perché l’Italia ha bisogno di giovani che insegnino e facciano ricerca con stabilità e libertà e vogliamo stimolare decisamente le lauree in discipline scientifico-tecnologiche anche in relazione al rilancio e alla creazione di distretti tecnologici collegati con le università, gli enti di ricerca e le realtà produttive del Paese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il fisco rappresenta un’altra area di intervento necessario. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In questi anni la politica delle Destra, la politica dei condoni a raffica – hanno condonato persino le tangenti nella Pubblica Amministrazione, come ha stigmatizzato recentemente la Corte dei Conti – ha radicato l’idea che evadere l’obbligo fiscale sia la normalità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Noi intendiamo ripristinare anche in questo campo la cultura della legalità e della responsabilità civica. Ricordando, intanto, che la leva fiscale non è una rapina ai danni dei cittadini ma serve a conseguire gli obiettivi comuni della nostra società.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Noi lanceremo una lotta feroce all’evasione fiscale, che in Italia sotto l’occhio indifferente del governo della Destra ha raggiunto livelli che non si riscontrano in nessun paese civile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il livello è tale che anche solo il recupero di un terzo dell’evasione risolverebbe molti dei nostri problemi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Lotta feroce all’evasione, dunque, come condizione innanzi tutto di equità, ma anche di efficienza del sistema.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’Italia è anche il paese in cui viene riconosciuto un vantaggio fiscale alla rendita mentre viene penalizzato il reddito prodotto dall’impresa e dal lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questa è una perversione dei valori che devono animare una moderna società civile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E allora, nel mentre come ho detto alleggeriamo sensibilmente il carico contributivo sul lavoro dipendente, agiremo per rendere uniforme il sistema di tassazione delle rendite finanziarie, escludendo però – va sottolineato con forza – i redditi prodotti dai piccoli patrimoni frutto del risparmio familiare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E infine interverremo per un fisco amico delle famiglie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Riconoscendo il valore sociale della maternità e della paternità, vogliamo dotare ogni bambino di un reddito che aiuti la famiglia fino al raggiungimento della maggiore età e che tenga presente le esigenze delle famiglie numerose.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’intervento per le famiglie deve essere ampio, e lo sarà. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gli oneri a carico delle famiglie continuano a crescere. Crescono i costi della non-autosufficienza e dei figli, non solo dei minori. Basti dire che il 70 % dei giovani tra i 25 e i 29 anni vive con i genitori, nella sostanziale impossibilità di rendersi autonomi e di formare nuove famiglie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le difficoltà colpiscono ormai anche le famiglie con redditi medi, e divengono insostenibili per le famiglie monoparentali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Esercitare il diritto alla maternità significa per molte donne rinunciare a quello del lavoro. Non stupisce che il tasso di fertilità nel nostro Paese sia il più basso d’Europa, e che la denatalità sia divenuta un fenomeno allarmante, con il risultato che siamo anche il paese più vecchio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sulla famiglia il governo della Destra ha fatto molta retorica, ha speso molte parole. E mena scandalo per il nostro proposito di regolare in maniera civile le unioni di fatto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma il vero scandalo è l’assenza di una politica efficace e ad ampio raggio di sostegno alla famiglia, così come è definita dalla nostra Costituzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il vero scandalo è che sta diventando un lusso sposarsi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il vero scandalo è che siamo arrivati al punto in cui è più conveniente non sposarsi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il vero scandalo è che, invece di una politica coerente e permanente, si adotta quella dei bonus una tantum, di cui vantarsi con relativa letterina elettorale spedita a carico del contribuente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il vero scandalo è tenere in condizioni di precarietà lavorativa permanente i giovani, con l’effetto che le giovani coppie non solo devono differire nel tempo la loro unione, ma devono rinunciare al sogno di farsi una casa, salvo che non intervengano i genitori, perché il sistema bancario non concede mutui per la precarietà della loro condizione di lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Per noi questo, tutto questo, è uno scandalo intollerabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Noi sosteniamo il diritto di ogni persona a costruire il proprio percorso di vita, e il ruolo delle famiglie come il luogo di esercizio delle solidarietà intergenerazionali, della cura e degli affetti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non basta un fisco amico delle famiglie, noi dobbiamo realizzare una società amica delle famiglie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Noi ci poniamo l’obbiettivo di raddoppiare nell’arco della prossima legislatura il numero degli asili nido e istituiremo un fondo di garanzia per i mutui alle giovani coppie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E attueremo un programma di sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata, facendo affluire in un Fondo nazionale per l’autosufficienza tutte le risorse già oggi impegnate nel settore, predisponendo un percorso di graduale incremento delle risorse pubbliche, ma facendo anche leva su cooperative e soggetti del terzo settore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Noi, il governo di centrosinistra, investiamo sulla famiglia, investiamo sul suo futuro: perché noi investiamo sul futuro dell’Italia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Metter su casa è diventato quasi impossibile per molti giovani e difficile è anche pagare affitti sempre più salati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nonostante i tassi di interesse sui mutui si siano fortemente ridotti (e questo è uno dei meriti dell’euro) la vertiginosa crescita dei prezzi delle abitazioni (+40% negli ultimi quattro anni) ha reso inaccessibile l’acquisto della casa per molti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gli affitti sono andati alle stelle con aumenti di oltre il 50% negli ultimi anni. Ci vogliono più case per l’affitto. Ci vuole una maggiore offerta pubblica e ci vuole un mercato che funzioni meglio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Hanno venduto pezzi consistenti di patrimonio abitativo pubblico ma hanno quasi azzerato la costruzione di nuovi alloggi. Dobbiamo investire di più in edilizia pubblica, non come hanno proposto loro con promesse che non possono mantenere e non aumentano di un solo vano la disponibilità edilizia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vogliamo rendere più trasparente il mercato delle locazioni utilizzando la leva fiscale per scoraggiare il nero e per ridurre il carico fiscale sugli affitti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vogliamo anche aiutare le giovani coppie ad acquistare la casa istituendo un fondo di garanzia pubblico per la concessione di mutui da parte del sistema bancario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gran parte della profonda modificazione nella distribuzione dei redditi delle ricchezze (che ci consegna un crescente numero di famiglie in difficoltà) è legata ad un andamento abnorme dei prezzi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In particolare è il lavoro ad essere stato penalizzato mentre i prezzi dei beni non sottoposti ad una vera pressione concorrenziale sono saliti vertiginosamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Colpa dell’Euro? O colpa di come abbiamo sorvegliato il passaggio da lira a euro?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sono solo mancati i controlli o piuttosto è stata una scelta politica deliberata per favorire pochi a danno di tanti?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;I prezzi hanno continuato a salire e continuano ben oltre la fase di passaggio da una moneta all’altra. Oggi abbassare il livello di alcuni prezzi è una priorità, ma è difficile come rimettere il dentifricio nel tubetto, anche perchè c’è chi il tubetto continua a stringerlo e le nostre famiglie vedono crescere le difficoltà.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Agiremo su due livelli: maggiore potere di acquisto alle famiglie e servizi liberati dal peso e dalle incrostazioni dei monopoli e quindi meno cari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Queste che ho esposto sono le colonne portanti di un programma dalla parte dei cittadini, il programma di un governo dalla parte dei cittadini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le colonne portanti, non evidentemente l’intero edificio. La lettura anche solo dei titoli dei capitoli in cui si articola il nostro progetto elaborato “per il bene dell’Italia” dà la percezione della ampiezza degli interventi che lo stato del Paese richiede. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A questo, a tutto questo, settore per settore, ci dedicheremo con identica passione, con identica determinazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Agiremo in un mondo dove tante e purtroppo crescenti sono le ragioni di forte preoccupazione, e troppo spesso di serio allarme.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Occorre un forte e rinnovato impegno nella lotta al terrorismo internazionale, che minaccia l’insieme delle società del mondo contemporaneo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il fenomeno terrorista è mosso oggi, in primo luogo, da un pericoloso fondamentalismo, che agita la bandiera religiosa per coprire un disegno politico perverso, che con i valori religiosi autentici non ha nulla a che fare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nei confronti dei metodi terroristici, condotti sia da organizzazioni sia da Stati, affermiamo la nostra ripulsa morale e politica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Siamo fermamente convinti che la lotta al terrorismo vada condotta con strumenti politici, di intelligence e di contrasto delle organizzazioni terroristiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ in primo luogo sul piano politico, sociale ed economico che dobbiamo battere il disegno del terrorismo, prosciugando il serbatoio degli adepti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nella politica globale per la lotta al terrorismo noi saremo partecipi convinti, con i nostri valori e le nostre risorse, anche risorse militari ogni qual volta che esse siano legittimamente mobilitate dalle organizzazioni internazionali cui apparteniamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In ogni evenienza risponderemo con prudenza, con equilibrio, e quando necessario con fermezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Guidati da scelte precise nella nostra politica estera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Scegliamo l’Europa e il processo di integrazione europea come ambito essenziale della politica italiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Scegliamo di mettere la vocazione di pace del popolo italiano e l’articolo 11 della Costituzione al centro delle decisioni in materia di sicurezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Scegliamo il multilateralismo, inteso come condivisione delle decisioni e costruzione di regole comuni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Scegliamo una politica preventiva di pace che persegua attivamente l’obbiettivo di equità e giustizia sul piano internazionale, favorendo la prevenzione dei conflitti e il prosciugamento dei bacini dell’odio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Scegliamo la legalità internazionale come chiave per affrontare i conflitti e per la costruzione di un ordine internazionale fondato sul diritto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Scegliamo di mettere al centro dell’azione dell’Italia la promozione della democrazia, dei diritti umani, politici, sociali ed economici, a cominciare dai diritti delle donne.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E’ per questi valori e questa visione del mondo che, così come in alcuni casi abbiamo ritenuta legittima e doverosa la partecipazione militare dell’Italia a importanti missioni di pace, delle quali andiamo orgogliosi, non abbiamo invece condiviso la guerra in Iraq e la partecipazione italiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Consideriamo la guerra in Iraq e l’occupazione un grave errore. Essa non ha risolto, anzi ha complicato il problema della sicurezza. Il terrorismo ha trovato in Iraq una nuova base e nuovi pretesti per azioni terroristiche interne ed esterne ai confini iracheni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnici necessari, definendone anche in consultazione con le autorità irachene le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’impegno italiano in Iraq non cesserà ma assumerà forme radicalmente diverse, prevedendo azioni concrete per sostenere la transazione democratica e la ricostruzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Abbiamo, per il resto, ben ferme due stelle polari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La prima è l’Europa, come ho appena accennato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non potremo ridare dignità e forza al Paese se non lo riporteremo saldamente al centro dell’Europa. Se non faremo della nostra appartenenza all’Europa la nostra forza e la nostra bandiera. Se non lavoreremo con tenacia per fare dell’Europa un soggetto forte e unito nello scenario internazionale. Mai più dovremo avere posizioni differenti su una questione come l’intervento in Iraq. Mai più dovremo permettere che si divida l’Europa in una Europa amica degli Americani e una un po’ meno amica. L’Europa dovrà prima di tutto essere filoeuropea e solo allora sarà un alleato serio, leale e affidabile degli Stati Uniti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il governo della Destra non ha capito che nella sua politica internazionale l’Italia conta solo se conta in Europa. E noi lavoreremo per ricollocare l’Italia tra i paesi guida dell’Europa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’altra stella polare è la Costituzione repubblicana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In ogni democrazia le istituzioni sono lo strumento fondamentale per garantire i principali valori costituzionali: libertà, partecipazione, pluralismo, equilibrio dei poteri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il governo della Destra ha applicato alle istituzioni una logica proprietaria. Come sappiamo bene, proprio in scadenza di legislatura ha inflitto due gravi colpi al sistema costituzionale, cambiando la legge elettorale e riformando radicalmente la Costituzione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sono, entrambi, progetti elaborati senza alcun coinvolgimento dell’opposizione, ma anzi contro di essa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La costituzione e le istituzioni sono diventate merce di scambio, usate per tenere insieme una coalizione politica ormai priva di ogni collante ideale e progetto politico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gli echi della nostra battaglia sono troppo freschi per richiedere qui ulteriori puntualizzazioni. I cittadini italiani avranno modo il 9 aprile di dire cosa pensano dell’operato del governo della Destra anche su questo terreno, e di bocciare nel successivo referendum una riforma costituzionale che lacera il Paese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Mi limito qui a riaffermare due principi basilari che dovrebbero essere ovvi, che per noi sono ovvi perché fanno parte del Dna originario di ogni democrazia. Primo, le istituzioni sono di tutti; secondo, la Costituzione si cambia solo insieme.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ecco, questo è in sintesi il programma con cui la coalizione di centrosinistra va alla prova delle elezioni, parte del più vasto progetto di governo “per il bene dell’Italia”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Con un messaggio, malgrado tutto, di sobrio ottimismo: si, possiamo farcela, l’Italia può farcela.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Su questo, noi chiediamo il voto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Chiediamo un voto che mandi all’opposizione chi dalle elezioni precedenti ha avuto il potere e lo ha usato male, che mandi a casa chi ha fallito e ha fatto del male all’Italia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A chi ha già votato per noi nelle precedenti elezioni politiche, ai tanti che ci hanno dato la vittoria in tutte le elezioni di questa legislatura, io dico anche a nome di tutti voi: dateci la vostra fiducia, perché senza di voi niente è possibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A chi ci ha negato finora il suo voto, io dico: è ora di voltar pagina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E a tutti dico: per il bene dell’Italia non vi deluderemo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo è l’impegno di tutti noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il nostro è un sogno e un progetto. E’ il sogno di un mondo più libero, più giusto e più unito. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Che si traduce in un progetto che vogliamo, giorno dopo giorno, realizzare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="" style="display: block;" id="formatbar_JustifyFull" title="Giustifica" onmouseover="ButtonHoverOn(this);" onmouseout="ButtonHoverOff(this);" onmouseup="" onmousedown="CheckFormatting(event);FormatbarButton('richeditorframe', this, 13);ButtonMouseDown(this);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Consapevoli della nostra storia, guardiamo al mondo con spirito aperto, con l’ambizione di esserne nuovamente protagonisti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#666666;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Per l’Italia, questo è il tempo delle scelte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Finti o falsi, purché sondaggi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;" class="titolo5"&gt;&lt;/span&gt;&lt;img alt=" " src="http://www.unita.it/images/2006febbraio/0210berlusconiomnibus1.jpg" align="left" hspace="4" /&gt; Non è di tutti i giorni la smentita, anche piuttosto indignata, che ha dovuto fare uno dei principali e più seri istituti di sondaggi, la Swg. Una smentita provocata dalla pubblicazione, da parte del &lt;i&gt;Giornale&lt;/i&gt;, quotidiano di famiglia dei Berlusconi, degli esiti di un sondaggio che la stessa Swg avrebbe fatto su commissione dei Ds e che naturalmente sarebbero risultati negativi per l'Unione, sempre secondo il quotidiano milanese. &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="body1"&gt;&lt;p&gt;«Il &lt;i&gt;Giornale&lt;/i&gt; di oggi pubblica notizie false, senza alcun fondamento, dati che non corrispondono a quanto rilevato dal nostro istituto». È senza esitazioni la smentita del presidente di Swg, Roberto Weber, a proposito di quanto pubblicato dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. «Alla fine di gennaio abbiano terminato una ricerca molto seria - sottolinea Weber - basata su un campione assai ampio di 14mila unità. Se è vero che da dicembre a gennaio la forbice tra i due poli si è leggermente ridotta, non è assolutamente vero, come sostenuto nell'articolo, che in alcune regioni fondamentali per il premio di maggioranza al Senato ci sia stato alcun sorpasso della Cdl, penso al Piemonte. Anzi - prosegue Weber - è vero il contrario: tra le quattro regioni considerate strategiche per il risultato finale, ovvero Friuli, Puglia, Lazio e appunto Piemonte, quest'ultima è quella che dà ormai un dato direi consolidato a favore dell'Unione. Viceversa lo scarto rimane piccolo ma invariato in Friuli, altrettanto stabile in Puglia, mentre s'è ridotto per un recupero della Cdl nel solo Lazio». «Infine - conclude Weber - l'andamento generale delle rilevazioni di queste settimane appare sempre più vicino a quello che riscontrammo all'epoca delle ultime regionali». Cioè che l'Unione è vincente quasi dappertutto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La notizia, sparata dal quotidiano di proprietà del presidente del Consiglio, fa il paio con l'altra rivelazione del premier: l'ormai famoso sondaggio americano che dà la Casa della Libertà in vantaggio. «Non riesco a tenermela dentro: siamo in testa» aveva gridato alla solita platea forzista sabato sera ad Ancona, citando appunto il misterioso sondaggio Usa. Pochi minuti dopo dirà anche che lui è come Gesù, ma questa forse è un'altra storia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Domenica, a sostenere la propaganda avvelenata del proprio padrone, il &lt;i&gt;Giornale&lt;/i&gt; l'ha accompagnata con finte rivelazioni. Questa volta di fonte Ds, presunta. Insomma, non potendo dire la verità e sperando che la strategia della manipolazione alla lunga paghi, l'entourage del presidente del Consiglio ha messo in piedi una campagna a base di illusioni e falsità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Berlusconi ha iniziato la campagna dell'inganno. È andato a cercare un sondaggista in America, visto che non ne troverebbe uno in Italia pronto ad accreditare un suo presunto vantaggio che non c'è» ha commentato Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra. «Oggi il principale quotidiano della destra, di proprietà della famiglia Berlusconi - ha aggiunto Fassino - accredita un sondaggio che l'Swg nel pomeriggio ha smentito. Mi pare evidente che sulla destra incombe una sconfitta che cerca di evitare, anche cercando di convincere gli elettori che ha già dei voti che invece non ha ancora. Fa parte della guerra psicologica: Berlusconi conosce bene i tanti strumenti della comunicazione ivi compreso quello della pubblicità ingannevole».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per Fassino, Berlusconi «continua a fare quello che ha fatto finora. Tenta cioè in ogni modo di evitare una sconfitta che sente ormai prossima e ricorre ad ogni artificio. Il presidente del consiglio - ha aggiunto Fassino - in questo mesi ha perseguito una strategia molto precisa. Ha cambiato la legge elettorale, cercando di indebolire le possibilità di vittoria del centrosinistra, ha poi cercato di prolungare la durata della legislatura senza riuscirci e ha poi scatenato questa invasione dei mezzi tv e radiofonici che lo hanno visto ogni giorno presente in modo ossessivo su tutte le reti. Ora ulteriore stadio di questa campagna è far credere agli italiani che non è e di avere un risultato che oggi non ha e non avrà il 9 aprile».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche Clemente Mastella, leader dell'Udeur, irride le frottole berlusconiane. «Mi sono rivolto - dice il leader del Campanile impegnato in una manifestazione del partito nel Salernitano - ai miei amici sondaggisti della Papuasia i quali mi hanno riferito che il centro sinistra ha 20 punti di vantaggio non recuperabili dal cavalier Berlusconi».&lt;/p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Finti o falsi, purché sondaggi'/><author><name>dsGradoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00337546522525694814</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.sinistrads.it/libreriaimg/new_ds.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17221988.post-113948512492828103</id><published>2006-02-09T12:35:00.000+01:00</published><updated>2006-02-09T12:41:20.696+01:00</updated><title type='text'>Sandro Pertini premonitore (1971!): "La tv rovina gli uomini politici quando vi appaiono di frequente".</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/1600/pertini_img1751_img.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/320/pertini_img1751_img.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Luglio 1971&lt;/span&gt;: Sandro Pertini è da tre anni presidente della Camera (lo resterà sino al ’76, due anni dopo diventerà presidente della Repubblica, morirà nel ’90) quando interviene in aula a conclusione dell’esame del bilancio interno di Montecitorio. In replica all’osservazione di un collega – l’on. Niccolai invitava il presidente a servirsi di più del mezzo televisivo per difendere la Camera dagli attacchi qualunquistici –, Pertini dice: “Quanto al suo invito, sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici quando vi appaiono di frequente”. Il resoconto stenografico nota a questo punto: “(Ilarità)”. Premonitore, il popolarissimo Sandro. Che di certo sarebbe esploso in uno delle sue tremende sfuriate se avesse potuto assistere all’alluvione di interventi televisivi cui si sarebbe abbandonato trentacinque anni appresso il Cavaliere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt; E, difatti, il grande Sandro fece sempre un uso parco della Tv, ma quando la usò furono fuoco e fiamme. Come le clamorose intemerate che, da capo dello Stato, fece appunto per gli scandalosi ritardi nei soccorsi alle popolazioni dell’Irpinia terremotata, e per uno sciopero corporativo che aveva bloccato il traffico aereo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Queste cose (e tante altre) sovvengono al cronista che sfoglia i “Discorsi parlamentari, 1945-1976” di Sandro Pertini, èditi da Laterza per la collana Voci dal Parlamento della Fondazione Camera dei deputati (e che si tratti anche e proprio di “voci” testimonia il Dvd allegato al volume, che contiene anche spezzoni di documentari, riprese, ecc. che ti restituiscono l’inconfondibile ritratto del presidente più amato dagli italiani). Inconfondibile e rispettosissimo quel “signori” con cui il combattente socialista si rivolgeva frequentemente agli interlocutori, in aula come nelle piazze. Inconfondibile quella prosa severa e appassionata con cui si fece portavoce, dopo tanti anni di carcere fascista e per tutta la stagione repubblicana, dei valori dell’antifascismo, della Resistenza, della lotta per la libertà. Vale la pena di segnalare, a questo proposito, un discorso di Pertini da deputato socialista. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;E’ l’estate 1950. Il maresciallo Alexander, che era stato comandante delle forze inglesi in Italia (e in quella veste aveva invano preteso che i partigiani deponessero le armi mentre era ancora in corso la Liberazione) aveva scritto un articolo che tendeva a ridimensionare il ruolo dell’insurrezione popolare nella sconfitta del nazifascismo per puntare sul “ruolo determinante” unicamente degli alleati. Lui replica in aula con un tremendo ed esaltante elenco: le esaltanti Quattro giornate di Napoli, la tragica resistenza a Porta San Paolo, l’agghiacciante massacro delle Fosse Ardeatine, le popolazioni trucidate sulla Linea Gotica, la Repubblica dell’Ossola…un elenco impressionante, pagine e pagine di resoconto stenografico che un corrispondente inglese trasmetterà ad Alexander. Non ci sarà replica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;E inconfondibile anche certa sua furbizia, anche nel respingere tutte le suggestioni/tentazioni di incarichi di governo: nella prefazione alla suggestiva raccolta, il sen. Antonio Maccanico (che Pertini chiamò al Quirinale come segretario generale della presidenza) riferisce una straordinaria confidenza che gli fece il presidente. “Mi confessò un giorno – racconta Maccanico – che all’epoca dei governi del Cln, durante una delle crisi che si ebbero in quel periodo, egli ebbe notizie che Pietro Nenni, segretario del suo partito, aveva pensato a lui come ministro dell’Interno”. Come reagì Pertini? “Poiché non aveva alcuna intenzione di assumere quel ruolo, organizzò rapidamente una manifestazione al teatro Brancaccio durante la quale pronunciò un discorso molto violento che valse subito a dissuadere tutti dall’idea di affibbiargli la responsabilità di quel delicatissimo ministero”…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo" style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Ancora un ricordo, sollecitato da una commossa commemorazione, nel 1964, della scomparsa del pittore Giorgio Moranti: “mai vi è stato artista che piùdi lui abbia saputo identificare la propria vita con la propria arte: pura e semplice l’arte di Moranti, pura e semplice la sua vita”. Forse non molti sanno (i più giovani) o ricordano che Sandro Pertini fu infatti anche un gran cultore ed esperto di arti figurative. Grazie a lui (e alle sue forti amicizie con tanti uomini d’arte) la Camera acquisì nel suo decennio di presidenza un notevole patrimonio di dipinti, grafica, bronzi e legni di assai grande valore: dallo stesso Morandi a Manzù, da Silone a Marini, da Guttuso (tra cui un “Cristo deriso” coevo della celebre “Crocefissione”) a Campigli, da De Chirico, a Sironi, a Mafai, a tanti altri. E bisognava vedere con quanto amore aveva collocato nel suo studio a Montecitorio le opere più belle. Nilde Iotti non toccò più tardi un solo quadro. E neanche Giorgio Napoletano. Ma poi venne Irene Pivetti, e fece il repulisti: non li distrusse, bontà sua; ma li confinò in ambienti lontani. Ma questa è un’altra storia, triste e trista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Piero Fassino, parlando dai microfondi di 'Radio anche noi', critica ancora le modalità e i contenuti della campagna elettorale sui media di Silvio Berlusconi. «Non credo che una campagna elettorale intossicata dai veleni e da uno scontro aspro, da accuse continue rassicuri i cittadini, anzi - sottolinea il segretario dei Ds – per esperienza so che ogni qualvolta la politica presenta un'immagine di rissa o di conflitto esasperato tendono ad allontanarsi, diventano diffidenti e pensano che la politica non si occupi di loro. Per questo che si deve cercare di arrivare alle elezioni del 9 aprile con un tono civile e pacato, noi ci sforziamo di farlo».Il tema della par condicio è sempre all’ordine del giorno, e la violazione di questa anche. L’ultimo episodio, quello di ieri, riguarda la trasmissione di Irene Pivetti 'Liberi tutti', su Rete4. «Ieri è successa una cosa doppiamente grave – dice Fassino: è stata rimandata in onda una trasmissione della Pivetti, che era stata censurata dall'Autorità perchè inopportuna e violando le regole che non prevedono la partecipazione di politici a talk show e a programmi che non abbiano un contenuto di approfondimento culturale o politico. E' stata una violazione consapevole, non è stato un errore - accusa il segretario dei Ds - non è stata una svista, ieri consapevolmente si è mandato in onda una trasmissione che non doveva essere fatta, mi pare che questa sia la dimostrazione che ci sia una volontà da parte di Berlusconi di violare qualsiasi regola».L’altro tema del giorno è l’uccisione di padre Santoro il prete cristiano ucciso a colpi d'arma da ignoti nella città di Trebisonda, nel nord della Turchia. Fassino si dice «profondamente addolorato» e esprime alla famiglia e alla Chiesa «la più profonda solidarietà e vicinanza», e non nasconde la sua preoccupazione per il clima di scontro che c’è ormai tra l'Occidente e l'Islam anche a causa della vicenda delle vignette satiriche sulla religione islamica. «La presenza di padre Santoro in Turchia - dice Fassino - assolveva ad un compito molto importante, quello di affermare e far vivere ogni giorno il dialogo tra uomini e donne di religione diversa».Il tema è anche spunto per parlare dei recenti disordini causati dalla protesta del mondo musulmano contro la pubblicazione delle ormai famigerate vignette su Maometto. Alla discussione ha preso parte anche Antonello Venditti, in collegamento telefonico. «Penso – continua il segretario dei Ds - che il dialogo interreligioso, interculturale, sia fondamentale perchè se non affermiamo il riconoscimento reciproco delle identità diverse e distinte il rischio è che passi la tentazione di ciascuna identità di considerarsi assoluta e di negare l'identità altrui. Il sacrificio di questo sacerdote - osserva Fassino - ci richiama ad un tema cruciale del nostro tempo».Sul riemergere di «manifestazioni di fanatismo e di contrapposizione culturale, ideologica e religiosa», Fassino osserva che «viviamo in un mondo interdipendente, globale, dove riemergono fratture e lacerazioni che sanno di antico ma producono nuovi conflitti. Quello che sta accadendo in queste settimane - sostiene Fassino - dice quanto profondo è diventato in questi anni il solco tra società islamiche e occidente. Non era così 10 o 15 anni fa».Secondo Fassino, «si sono prodotte lacerazioni che non solo non sono state sanate, ma addirittura si sono approfondite». Il segretario dei Ds si chiede se l'Occidente sia stato capace di vedere quanto stava succedendo nelle società arabe e aggiunge: «Mi chiedo se alla luce di quello che sta avvenendo una vicenda come la guerra in Iraq non abbia prodotto più danni che benefici». «Dagli arabi - sottolinea Fassino - è stata percepita come la guerra dell'Occidente contro il mondo arabo».Anche la vittoria di Hamas in Palestina, secondo il segretario dei Ds, è frutto della «frustrazione che il conflitto arabo-israeliano ha provocato sui palestinesi. Bisogna avere una strategia, ma oggi non c’è», avverte Fassino, che ritiene urgente stabilire nel mondo «un pluralismo di identità, culture e religioni». &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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La destra politica fa di più e di peggio, puntando a criminalizzare l’intero movimento cooperativo (15mila imprese, sette milioni di soci, un milione di occupati e il 7% del Pil). Questo articolo non entra nelle polemiche, se sia giusto “fare il tifo” per italiani o spagnoli, rossi o bianchi - secondo me è giusto fare il tifo senza invadere il campo -, ha il solo fine didattico di fornire una base informativa su cooperazione e finanza che potrebbe aiutare tutti, rossi, bianchi e gialli a dibattere sulle cose lasciando Berlusconi a inseguire fantasmi. &lt;p&gt;&lt;b&gt;Ruolo economico-sociale della cooperazione&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="body1"&gt;&lt;p&gt;I meriti della cooperazione sono evidenziati anzitutto dalla sua crescita poderosa, in controtendenza col resto dell’economia, crescita che dura dal dopoguerra e che quasi nessuno ricorda. Ancora nel 2005, anno di stagnazione per il paese, la cooperazione è cresciuta del 4% per la produzione e del 2% per l’occupazione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel decennio ‘91-2001, secondo i Censimenti, l’occupazione delle imprese cooperative non solo è cresciuta sette volte più dell'occupazione nazionale, quanto è stato l’unico segmento d’impresa a contrastare il nanismo industriale. Mentre l’occupazione delle grandi imprese (più di 1000 addetti) si riduceva del 5% (da 2 milioni a 1,9 milioni), l’occupazione delle grandi imprese cooperative aumentava del 125%, da 67mila a 160mila. In alcuni settori come la grande distribuzione, le coop sono rimaste “gli ultimi giapponesi” a difendere l'italianità del settore mentre altri grandi industriali, Berlusconi (Euromercato), Agnelli (Rinascente), Benetton (Gs) hanno venduto a multinazionali estere. Secondo i più attenti analisti la crescita in controtendenza del movimento cooperativo è dovuto ai vincoli della mutualità che, imponendo la non divisibilità e il reinvestimento degli utili, realizza una condizione di intergenerazionalità e di sviluppo a lungo termine, il contrario del cortotermismo, Borsa, Stock Option e quant’altro, male che da qualche decennio affligge le grandi imprese di capitale. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Principi base dalla cooperazione&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="body1"&gt;&lt;p&gt;I valori base della cooperazione sono tre: democrazia, una testa un voto; indivisibilità del patrimonio sociale; bassa remunerazione del capitale. La mutualità che li comprende significa che il socio investe in un’impresa che considera un bene per se medesimo, per il territorio e per i suoi figli e il profitto è mezzo e non fine dell’impresa. Le coop sono “non profit” non nel senso che non possono fare profitti, come erroneamente si crede, ma nel senso che i profitti non portano vantaggi monetari ai soci, come nelle altre imprese, bensì vantaggi non monetari come lavoro, merci e servizi a prezzi inferiori, opportunità per il territorio e le generazioni future. I costi della mutualità non sono da poco: si pensi solo all’impossibilità di delocalizzazione, pratica molto diffusa oggi, e alla condizione del socio responsabile delle perdite che non gode dei “capital gain”. Questi costi sono compensati da una legislazione agevolativa riconosciuta dall’art.45 della Costituzione, che, dopo l’ultima legge del 2003, si riducono a poca cosa. Le coop “a prevalenza mutualistica” pagano un’aliquota del 10% sugli utili (non distribuiti e indivisibili tra i soci), le coop “a mutualità non prevalente” pagano un’aliquota del 20% (su utili indivisibili) mentre le società di capitale pagano un’aliquota del 33%. Come non bastasse, le coop a prevalenza mutualistica sono soggette a vincoli che nessuna società di capitale accetterebbe mai: più di metà del lavoro o più di metà dei conferimenti o più di metà delle vendite a favore dei soci. Quanti capitalisti sono disponibili a mettere capitale a queste condizioni? E in caso di cessazione regalare tutti gli “asset” allo Stato?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Cooperative e società di capitale da esse possedute&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="body1"&gt;&lt;p&gt;Talvolta si contesta il diritto delle coop di costituire od acquistare società per azioni. Intanto nella polemica su Unipol nessuno ricorda che questa società, così come Granarolo e tutte le altre SpA possedute da cooperative, pagano le tasse come tutte le imprese di capitale. Le SpA possedute da coop si sono diffuse nel dopoguerra in tutta Europa sotto la spinta della globalizzazione e della finanziarizzazione. La scelta, coraggiosa e rischiosa delle coop è stata necessitata dalla volontà di contribuire allo sviluppo sostenibile dell'economia moderna nelle uniche forme possibili, la SpA. Il Credit Agricole di proprietà di 2500 casse cooperative locali con 5,7 milioni di soci, è andata in Borsa solo alla fine del 2001 e da allora è la prima banca francese (così come Rabobank, di proprietà delle coop, è la prima banca olandese), è anche azionista di riferimento dell’italiana Banca Intesa e di recente ha acquistato Nextra. Chi parla del pericolo della finanza cooperativa, rossa o bianca, non sa o finge di non sapere che l’Italia è il Paese europeo dove la finanza cooperativa pesa meno - l’8% del mercato bancario contro il 17% in Europa - e che le 438 banche di credito cooperativo associate in Federasse, coordinate dalla SpA Holding Iccrea sono affiliate alla Lega bianca, Confcooperative e sono nettamente prevalenti sulla “finanza rossa”: 3500 sportelli della cosiddetta finanza cooperativa bianca, (cinque volte la Bnl) e 26mila occupati, contro i poco più di 200 sportelli delle banche delle Lega delle cooperative. Infine chi obietta che le società legate alle coop non sono contendibili dovrebbe sapere che esse non sono sole. Il capitalismo italiano, basato su scatole cinesi e patti di sindacato prevalenti, fa sì che solo 40 imprese su 240 quotate in Borsa sono contendibili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Non esistono settori vietati alle coop&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="body1"&gt;&lt;p&gt;Un chiaro punto di dissenso, questa volta con i vertici di Confindustria, Montezemolo e Pininfarina, verte sul divieto di salto settoriale, «chi nasce nei supermercati deve morire nei supermercati» secondo questa tesi alquanto bizzarra. Non capisco perché, in era di globalizzazione e grande mobilità dei mercati, si vorrebbe imporre alle SpA di proprietà delle coop un simile vincolo antistorico. La finlandese Nokia non sarebbe diventata leader mondiale delle telecomunicazioni se avesse continuato a fare stivali da pescatore! Se le SpA di proprietà cooperativa devono competere sul mercato aperto pagando le tasse come le altre, per di più sottoponendosi a vincoli di “responsabilità sociale” ad esse propri, non si capisce perché Unipol, Granarolo o Cmc di Ravenna (coop di costruzione con maggiore presenza all’estero), dovrebbero giocare con regole diverse da Pirelli, Benetton e Fiat, che come noto non traggono più i maggiori utili da pneumatici, maglie ed auto, ma da bollette e pedaggi. &lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="body1"&gt;&lt;p&gt;Allora tutto va bene nel mondo delle coop? No! L’affare Unipol Bnl, al di là delle indagini delle autorità in corso su imprese e singoli che devono continuare senza guardare in faccia a nessuno, indicano che al movimento cooperativo, soprattutto alle imprese maggiori, si deve chiedere di migliorare “di molto” i sistemi di “corporate governance” e ridurre “di molto” le opacità di certe scelte strategiche. Oltre a migliorare i sistemi di comunicazione delle imprese e delle centrali confederali con l’opinione pubblica più ampia, vanno respinte con forza le accuse strumentali e difesi con coraggio, orgoglio e dati i successi del movimento. Quanti sanno che le coop sono state le prime in Italia a vendere latte per neonati e alimenti per malati di celiachia, prima monopolio delle farmacie, a prezzi ridotti più della metà? Quanti sanno che il primo e unico supermercato progettato per i bisogni dei disabili è delle Coop (Gavorrano in Toscana), con percorsi in Braille, carrelli ergonomici, bilance più basse, dispositivi salta-coda e quant’altro? Quanti sanno che il primo e per ora unico supermercato a vendere benzina, con sconti del 10% è delle Coop? Quanti sanno che «oggi, l’unica speranza per giovani e immigrati di avviare un’azienda è quella offerta dalle Coop» (presidente Unioncamere Lombardia su Corriere della Sera del 7/11/2005)?&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;Nicola Cacace &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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È durassimo Romano Prodi, intervenuto giovedì mattina a Radio Anch’io. Il professore sottolinea che si è trattato «di qualcosa di analogo a quanto accaduto due estati fa con i tg che aprivano tutte le sere con i titoli del Giornale che attaccava Prodi o Fassino». Quella, commenta Prodi, «è stato provato dai magistrati che si trattava di calunnie, ma gli accusatori sono diventati accusati».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, per il leader dell’Ulivo, la storia è sempre la stessa. Il viaggio in Procura di Berlusconi per riferire di fantastiche cene per condizionare la scalata a Unipol «in fondo è la coerenza di una vita: dalle false promesse alle false denunce: cambiano le strategie, ma l'aggettivo falso è quello che rimane».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L’intervento di Prodi è naturalmente a tutto campo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Par condicio&lt;/strong&gt; Con il tentativo di blitz sulla par condicio da parte della Cdl e i dati sulle apparizioni nei Tg del premier e del leader dell'Unione (otto minuti di Prodi contro le tre ore di Berlusconi), è dimostrato che il tentativo «non era solo quello di regolare le apparizioni in tv in base al peso dei partiti, ma di dominare, potendolo fare, tutti i mezzi di comunicazione». Per Prodi la par condicio non significa «semplicemente parità d'accesso, ma anche un minimo di ordine nella campagna elettorale».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Qualcosa di sinistra&lt;/strong&gt; Serve quello che la gente chiama «qualcosa di sinistra» ma questo equivale «semplicemente a un minimo di decenza per tanti cittadini che non sanno come arrivare a fine mese». Romano Prodi parla dell'esigenza di inserire nel programma del centrosinistra anche «qualcosina di sinistra» per affrontare i problemi dei cittadini che hanno visto in questi anni aumentare la condizione di disagio. Una esigenza che Prodi dice di veder crescere quando vede le statistiche «sul divario tra poveri e ricchi come Berlusconi», un divario «davvero impressionante».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il programma della Cdl&lt;/strong&gt; «Dalla Cdl non si sente mai una discussione sui fatti: solo esternazioni televisive. Mi aspetto che il programma della Cdl venga fatto nella casa del Grande Fratello più che in un luogo in cui si discute».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Finanza rossa?&lt;/strong&gt; «Il problema sollevato ieri da Rutelli va risolto in modo molto serio» dice Prodi. Rutelli aveva detto che era stato sventato il pericolo di una «finanza rossa». Una questione già sollevata da lui stesso «quando ho parlato di cosa vogliamo nella politica - ha argomentato Prodi - proprio perché non credo debba esistere né una finanza rossa, né bianca, né massona». «Il problema - ha detto - è che questi discorsi devono essere separati dalla politica». È un problema «di regole» e non di «desideri», e per questo Prodi sottolinea che è importante che «le Authority siano Authority, sorveglino il risparmio, la vita delle banche, e non siano mezze mutilate». «Il problema etico - aggiunge Prodi - non va separato da un serio funzionamento delle istituzioni. L'etica nella vita pubblica vuol dire che la legge deve trionfare, la maestà della legge, nella sua applicazione quotidiana. Questo - conclude - è quello che manca oggi nella politica».&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Un’amarezza personale per la campagna indecente di aggressione di cui sono oggetto, ma soprattutto perché sento la sofferta indignazione della nostra gente, sdegnata per quanto sta subendo il nostro Partito e, al tempo stesso, turbata per il profilo e i caratteri che è venuta assumendo la vicenda Bnl/Unipol nelle ultime settimane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tutti ormai – anche ai commentatori meno favorevoli – risulta evidente l’aggressione che la destra ha scatenato contro il nostro partito e i suoi principali dirigenti. Non si può prescindere dal fatto che siamo a 90 giorni dal voto, un fiato, un attimo, un tempo brevissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La destra tenta di far dimenticare il bilancio fallimentare di 5 anni di governo. Così come è evidente il tentativo di occultare le responsabilità che la destra ha nelle vicende di questi mesi, che vedono esponenti autorevoli della maggioranza e del governo implicati nelle trame di Fiorani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma soprattutto l’obiettivo è delegittimare il centrosinistra, delegittimando sul piano morale e politico il suo principale partito, i DS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non a caso guida tale campagna “Il Giornale”, il principale quotidiano della destra, di proprietà della famiglia Berlusconi. Lo stesso quotidiano che per tutto il 2004 e il 2005 ha condotto una vergognosa campagna contro il centrosinistra su Telekom Serbia; il quotidiano che ha scritto a tutta pagina che erano stati ritrovati in una banca austriaca i conti correnti segreti di Fassino, Prodi e Dini: siamo ancora in attesa che ci si chieda scusa. Adesso adottano la stessa tecnica: la delegittimazione non solo politica, ma anche morale; dimostrare che “tutti sono uguali”, che tutti fanno affari, che anche noi abbiamo le mani impastate con soldi loschi e per dimostrare questa infamia non si esita a ricorrere a qualsiasi argomento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è scritto che il nome di Bersani stava in un elenco di persone favorite dai traffici di Fiorani, poi si è scoperto che era un caso di omonimia. Si è accusato Visco di aver fatto una telefonata inopportuna ed occulta ad un funzionario della Banca d’Italia, poi si è scoperto che si trattava di un altro signor Visco. Si infanga ogni giorno Sposetti che ha la sola colpa in questi anni di aver risanato in modo pulito e trasparente i conti dei DS. Si è montata contro D’Alema una provocazione indecente sul leasing contratto per il pagamento della sua barca. Si è accreditato abbondantemente che i conti esteri di Consorte – e in particolare i 50 milioni di euro depositati su quei conti – sarebbero una fonte di finanziamento occulta e illegale ai DS, una vera e propria calunnia di cui chiameremo a rispondere in tribunale chi lo ha scritto e chi continua a scriverlo. Infine si è colpito Fassino con l’obiettivo di demolire immagine e credibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dire questo, voglio essere chiaro: non penso ci sia un complotto, parola che non ho usato mai e non uso, neanche in questa occasione. Ma l’aggressione sì, ed è un’aggressione violenta e fondata sull’odio. Pur di non perdere le elezioni la destra non esita ad annientare l’avversario politico, e questo è qualche cosa che va al di là dello stesso attacco al nostro Partito, perché così si travolge una democrazia e le regole normali di convivenza civile che sorreggono una società democratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’entra l’asprezza della battaglia politica. Né l’alternatività più netta tra maggioranza e opposizione imposta dal sistema bipolare. Negli anni Cinquanta lo scontro tra Democrazia Cristiana e PCI era durissimo, ma non è mai venuto in mente a De Gasperi e Togliatti di delegittimarsi reciprocamente sul piano morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo abbiamo reagito e continueremo a reagire contestando chi in questi giorni scrive che saremmo alla replica di Tangentopoli del ’92. E’ una falsità, quanto meno per quel che riguarda i DS, che non hanno ricevuto tangenti o finanziamenti illeciti, né hanno conti in Svizzera. Non li ha il nostro Partito, non li ha nessuno di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualche politico li ha, chiediamo che si sappia subito chi è. Insomma non esiste una questione morale che investa i DS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il risanamento finanziario del nostro Partito – che nel 2001 aveva accumulato passività pregresse per 500 milioni di euro – è stato realizzato alienando una parte del nostro patrimonio immobiliare e per la quota residua contraendo mutui bancari di cui paghiamo regolarmente i ratei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro non è un Partito inquinato; errori possiamo commetterli perché siamo uomini in carne ed ossa, consapevoli di non essere infallibili. Possiamo sbagliare e sui nostri errori siamo pronti a riflettere e discutere. Ma non accettiamo e non accetteremo nessuna campagna di delegittimazione morale e politica dei DS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo sarebbe un grave errore ignorare lo sconcerto e la preoccupazione suscitati in una vasta opinione pubblica dalle vicende bancarie di questi mesi. E ancor più grave sarebbe ignorare il profondo turbamento vissuto dall’elettorato nostro e del centrosinistra di fronte al profilo e ai contorni via via assunti dalla vicenda Unipol/Bnl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partire da questi sentimenti, raccogliere le critiche, individuare con onestà e umiltà errori e contraddizioni è doveroso per il rispetto che dobbiamo ai nostri elettori, ai nostri iscritti, ai nostri dirigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è anche il modo più giusto e efficace per respingere la vergognosa aggressione con cui si tenta di delegittimare il nostro partito. Affrontiamo, dunque, i problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parto dalla mia telefonata a Giovanni Consorte, perché proprio da quella mia conversazione pubblicata da “Il Giornale” in modo “illegale” è partita l’offensiva degli ultimi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando dico pubblicata in modo illegale non sto invocando nessuna forma di reticenza o di omissis, ma in uno Stato di diritto non è indifferente che la pubblicazione di intercettazioni sia decisa dalla magistratura che le ha disposte e non sia il frutto avvelenato di una provocazione politica. In America per molto meno, nello scandalo Watergate, Nixon ha subito l’impeachment. In Italia al contrario nessuno trova che sia scandaloso che il giornale del Capo del Governo pubblichi illegalmente una telefonata del leader dell’opposizione e su questo si imbastisca una aggressione personale e politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso il testo di quella telefonata – la cui esistenza era nota da luglio – dimostra la mia buona fede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Eugenio Scalfari che il 14 agosto su La Repubblica chiedeva: “Che cosa si sono detti Fassino e Consorte?”, il giorno dopo rispondevo con queste parole: “A Consorte non ho chiesto niente di più che informazioni sul carattere dell’operazione BNL e con lui ho scambiato reciproche opinioni sulla sua evoluzione. Nessuna particolare richiesta a me da parte di Consorte, né mie ingerenze sulle scelte di Unipol”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinque mesi dopo, la lettura di quella telefonata dimostra quanto allora io sia stato sincero. Insomma, una pura telefonata informativa. In quelle settimane, infatti, vi era una tale quantità di voci, notizie, illazioni, interrogativi da indurmi ad avere maggiore conoscenza su una questione che – come dimostra tutto ciò che è accaduto fin qua – non aveva un rilievo esclusivamente bancario. E chiedo a mia volta: a chi avrei dovuto rivolgermi, se non a chi ne aveva la responsabilità diretta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analogo comportamento ho assunto in tanti anni di attività politica nei confronti di tante vicende aziendali – dalla Fiat all’Olivetti all’Alitalia – che rivestivano interesse generale. Non solo, ma c’è un aspetto che sfugge a chi, anche in buona fede, storce il naso di fronte alla mia telefonata: non si troverà mai una mia telefonata a Fazio, a Fiorani, a Statuto, a Coppola, a Ricucci, a Zunino o a uno qualsiasi dei tanti protagonisti di quelle vicende. Mi sono rivolto a Consorte e una volta acquisite informazioni, la mia azione si è fermata lì, non seguita da alcuna interferenza, ingerenza, pressione o qualsivoglia iniziativa. Proprio questo fatto conferma non solo la mia buona fede, ma anche l’atteggiamento corretto dei DS sulla vicenda Unipol/BNL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin dal primo istante abbiamo insistito su un punto: rivendicare per il movimento cooperativo e le sue imprese, e quindi anche per Unipol, gli stessi diritti e le stesse opportunità di cui gode ogni altra impresa. Diritti, non privilegi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ezio Mauro, in un bell’articolo su La Repubblica ha scritto: “Vogliamo essere sicuri che i DS non pensino che il movimento cooperativo deve essere il figlio di un Dio maggiore protetto e benedetto da una grande forza politica.” Sono d’accordo, perché semmai abbiamo chiesto esattamente il contrario: che il movimento cooperativo e le sue imprese non venissero considerati figli di un Dio minore. E abbiamo posto questa esigenza non per una convenienza particolare dei DS, ma perchè convinti che il movimento cooperativo sia parte importante dell’economia italiana. Un milione di lavoratori, occupati in migliaia di imprese, molte delle quali con ruoli di punta nei loro settori di attività. Sulle prime 100 aziende italiane per fatturato, 30 sono cooperative. Nella grande distribuzione è grazie alla Coop se ancora in Italia questo settore non è del tutto in mani di gruppi multinazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settore agro/alimentare il movimento cooperativo, sia quello “rosso” che quello “bianco”, è una presenza rilevante, tant’é che quando si sono prodotti i crack di Cirio e Parmalat, il governo si è rivolto prima di tutto alle imprese cooperative per favorire il salvataggio di pezzi fondamentali dell’apparato produttivo agro/alimentare. La stessa Unipol è diventata nell’arco di quindici anni la terza compagnia assicurativa italiana. E sul fronte delle attività terziarie e dei servizi sociali, la forma cooperativa appare sempre di più idonea ad assicurare prestazioni di qualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo abbiamo difeso il diritto del movimento cooperativo. In nome di un interesse del sistema-Paese. In questi giorni tutti affermano che non è mai stato in discussione questo diritto e che in ogni caso i DS hanno ragione a riaffermarlo. Ma non è vero. Vogliamo dimenticarci l’invito rivolto alle cooperative da esponenti significativi dell’imprenditoria italiana a occuparsi soltanto di supermercati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quelle parole c’era la dimostrazione di un fastidio, di una sottovalutazione, del fatto che le imprese cooperative vengono considerate, in alcuni settori, come degli intrusi. Ci viene obiettato: “avete fatto il tifo”, ma a parte il fatto che il tifo è l’espressione di un sentimento, di una passione, cosa si vuole dire con questo rimprovero? È una colpa non solo battersi perché Unipol abbia pari diritti, ma anche augurarsi che ce la faccia a esercitarli? Naturalmente sono il primo a chiedermi per quale ragione la nostra attenzione, razionale e fondata su ragioni limpide, sia stato fraintesa, offrendo un’immagine distorta del nostro partito. Né mi sfugge che si sia percepita una nostra sovraesposizione, di cui mi rammarico. Ma anche in questi casi – e su cui certo è giusto riflettere criticamente – nulla giustifica la canea aggressiva con cui siamo stati investiti in queste settimane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che non è ancora del tutto riconosciuta alle imprese cooperative la piena legittimità ad essere impresa. E spesso prevale – anche a sinistra – l’idea che le cooperative debbano esaurire la propria funzione in attività sociali o terziarie. E, in ogni caso, si guarda con diffidenza alla possibilità che il movimento cooperativo si possa occupare di credito, finanza e banche. Si dimentica che aderisce alla Confcooperative una robusta rete di 435 Banche di Credito Cooperativo che hanno milioni di clienti, raccolgono miliardi di risparmi, sostengono flussi di investimenti e hanno spesso sostituito sul territorio l’azione assolta per lungo tempo dalle Casse di Risparmio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E un mese fa – consapevoli quelle Banche dei rischi connessi alle piccole dimensioni di ciascuna di esse – hanno deciso di darsi una forma associativa consortile che consenta loro di operare con dimensioni e strumenti adeguati al mercato nazionale ed europeo. Non solo, ma sottolineo che anche settori del movimento cooperativo contrari all’operazione Unipol/Bnl, sostengono proprio in questi giorni l’opportunità di riprendere un progetto di integrazione tra Unipol e MPS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lo stesso progetto industriale di bancassicurazione – su cui naturalmente è del tutto legittimo avere opinioni favorevoli o contrarie – non era e non è una idea stravagante, stante che in molte città italiane sono in corso di apertura gli sportelli di Generali Banca, che da alcuni anni la Ras ha dato vita alla Ras Bank, che tutti i principali istituti bancari – da IMI-San Paolo a Monte dei Paschi alla stessa Bnl – si sono dotate di solide strutture per il settore assicurativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque non c’era e non c’è una sola ragione per accettare una inibizione di principio a che Unipol perseguisse l’obiettivo di espandersi nel settore bancario. Non solo, ma voglio ricordare che ogni volta che abbiamo richiesto uguali diritti ed uguali opportunità per le imprese cooperative, abbiamo anche sempre ribadito che tutto dovesse avvenire in modo trasparente sulla base delle leggi e delle regole del mercato. Insomma, a uguali diritti devono corrispondere da parte del movimento cooperativo uguali doveri ed uguali responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo, ma proprio perchè consapevoli della necessità di un sistema di regole certe e trasparenti, ci siamo battuti per più di due anni perchè in Parlamento si approvasse una legge sul risparmio capace di rendere più trasparente la governance delle imprese, tutelare risparmiatori e azionisti, riformare l’attività di vigilanza e controllo. E’ infondata la tesi di una nostra incertezza nel valutare criticamente la conduzione di Bankitalia e l’operato del Governatore Fazio, perchè condizionati dalle vicende Unipol.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo che sono stati i gruppi parlamentari DS a battersi perchè in Parlamento si approvasse il mandato a termine per il Governatore e il trasferimento all’Antitrust della vigilanza sulla concorrenza bancaria, due riforme di cui Fazio è stato fierissimo avversario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al punto che quando i nostri parlamentari sono riusciti a far approvare quelle due proposte in Commissione, il giorno successivo Fazio si recò a Palazzo Chigi a chiedere soccorso, che gli venne prontamente concesso da Berlusconi, con il consenso pubblico di tanti che qualche mese dopo hanno invocato le dimissioni del Governatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, in ogni caso, quando sono emersi fatti che hanno dimostrato il venir meno della imparzialità a cui avrebbe dovuto ispirarsi l’azione del Governatore, non abbiamo esitato neanche un istante a chiedergli di fare un passo indietro e, dimettendosi, di compiere un atto di responsabilità verso il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove, dunque si è manifestata una nostra insufficienza? Ciò che, in realtà, non abbiamo visto in tempo, o in ogni caso abbiamo sottovalutato, è che, mano a mano che la scalata evolveva, assumeva connotati e profilo assai diversi da quelli auspicati e previsti inizialmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Equivoco e negativo è stato il ruolo di Bankitalia, che è parsa spesso mossa da erronee logiche protezionistiche. Vi è stata una sottovalutazione del movimento cooperativo – e anche nostra – dell’ampiezza e della consistenza delle obiezioni e delle contrarietà da più parti espresse sulla strategia e sulla modalità di acquisizione di Bnl. E’ mancata una strategia di alleanze che rendesse più solidi la compagine societaria, il progetto industriale e il suo finanziamento. Insufficiente la consistenza patrimoniale, ragione invocata ieri da Bankitalia per negare l’autorizzazione a esercitare l’OPA. Si sono determinati intrecci tra le diverse scalate –Antonveneta, Bnl, RCS – offrendo l’immagine di un unico disegno dai contorni equivoci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le indagini della magistratura hanno poi fatto emergere comportamenti e fatti di fronte ai quali non possiamo chiudere gli occhi: conti esteri con depositi illeciti, condonati con lo scudo fiscale di Tremonti; consulenze di dubbia motivazione; concertazioni trasversali non dichiarabili; forme di arricchimento personale; commistione tra interessi privati ed interessi societari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente non spetta a noi pronunciarci sul profilo giudiziario di questi comportamenti. E’ la magistratura che deve valutarli e ci auguriamo che gli interessati dimostrino l’assoluta liceità dei loro comportamenti. Ma non c’è dubbio che sono comportamenti del tutto estranei ai nostri valori ed alla nostra storia, tanto più per chi sta in un’organizzazione, come un’impresa cooperativa, che nasce e vive per affermare finalità solidaristiche. E, dunque, su quei comportamenti il nostro giudizio non può che essere molto severo e la presa di distanza assoluta. Nessuna società vive senza principi morali. Il fiume della politica per noi non può che scorrere nel letto dell’etica ed anche l’economia ed il mercato, che pure hanno le loro regole ferree, e spesso spietate, non possono prescindere da principi etici e comportamenti responsabili. Per noi queste sono regole irrinunciabili e quando vengono violate il nostro giudizio critico non può che essere netto ed esplicito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intendiamoci, noi non eravamo a conoscenza di molte delle cose che sono emerse in queste settimane. E, tuttavia, anche su questo voglio offrire una riflessione onesta: anche non sapendo, dobbiamo chiederci per quale ragione si sia allentata, anche nelle nostre file, la capacità di prevenire tempestivamente comportamenti non coerenti con principi etici e rigore morale. Certamente qualcosa non ha funzionato, o quanto meno c’è stato un offuscamento della irrinunciabilità di un rigore morale che deve ispirare ogni comportamento di chi ha responsabilità pubbliche o sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vicende bancarie, tuttavia, sollevano altri nodi culturali, economici e politici, evocati anche da Romano Prodi, su cui è dovere di tutti – istituzioni, partiti, imprese – riflettere e agire. Emerge, in primo luogo, la necessità di una riflessione sull’identità del movimento cooperativo, su come debba collocarsi un’impresa cooperativa nel mondo della globalizzazione, dell’economia aperta, della competitività. E su quale rapporto si debba stabilire tra il solidarismo che ispira la nascita e la vita di un’impresa cooperativa ed un mercato con le cui regole anche un’impresa cooperativa deve fare i conti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispondere a questi quesiti è tanto più importante di fronte alla dilatazione conosciuta in questi anni dalle forme di impresa sociale e cooperativa, a cui si ricorre sempre di più in importanti attività sociali, di cura, di formazione, ma anche in crescenti attività terziarie e di produzione intellettuale e materiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui c’è stato e continua ad esserci un deficit di riflessione, elaborazione, proposta che consenta al movimento cooperativo di essere un soggetto pienamente riconosciuto nell’economia di oggi. Per essere più esplicito non è sufficiente pensare che “essere cooperativo è buono”, occorre costruire le regole e le condizioni perché il movimento cooperativo possa esercitare al meglio le sue funzioni. E questo significa anche innovare il quadro legislativo e normativo per farlo aderire meglio ad un sistema di imprese che per dimensioni, finalità, struttura è assai più diversificato di un tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una riflessione che devono condurre non solo i DS, ma in primo luogo tutto il movimento cooperativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, come hanno sottolineato in diverse dichiarazioni Prodi e i Presidenti di Confcooperative e della Lega, è una riflessione che può diventare anche il terreno di un processo di unificazione, anche associativo, dell’intero movimento cooperativo italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso superamento del “collateralismo” – che in realtà nelle forme storiche tradizionali da molti anni non c’è più – potrà essere più rapido e visibile attraverso un processo di riorganizzazione del movimento cooperativo che superi le forme di organizzazione storicamente figlie del sistema politico di un’altra epoca. E il fatto che io ponga così in modo aperto la necessità di un nuovo rapporto tra soggetti politici e soggetti associativi è la più onesta dimostrazione che non siamo alla ricerca nostalgica di nessun vecchio collateralismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le vicende bancarie di questi mesi pongono un problema di governance, che non riguarda solo le imprese cooperative, ma il più generale sistema delle imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ emerso un puzzle di incroci, patti/contropatti, concertazioni, scatole societarie, indicativo di una patologia che rischia di intaccare il capitalismo italiano e i suoi assetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualche cosa di stonato nel fatto che sempre più spesso basta comprare l’1,5-il 2% di una società per controllarla e determinarne i destini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né possiamo considerare positivo che i patti di sindacato siano sempre di più dei circoli chiusi e impenetrabili, dove spesso si manifestano intrecci di interessi che poco hanno a che vedere con la trasparenza di conduzione di una impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte non è un caso se l’Italia ha la Borsa più asfittica d’Europa e i risparmiatori preferiscano affidarsi a titoli di Stato, anche quando offrono rendimenti bassissimi, piuttosto che investire in altri strumenti finanziari percepiti come rischiosi e incontrollabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, non è più rinviabile l’apertura e l’innovazione del mercato dei capitali e dei risparmi: affrontando il nodo del rapporto tra banche ed imprese; promuovendo il decollo effettivo dei fondi pensione che questo governo, ha rinviato di altri due anni; promuovendo tutte le forme di venture capital; stabilendo che i fondi di investimento non siano proprietà delle banche per superare così un ovvio conflitto di interesse che rende più asfittico il mercato e comprime la concorrenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ancora, è tempo di una riflessione sul rapporto tra privatizzazioni e liberalizzazioni, prendendo atto che le sole privatizzazioni possono non essere sufficienti a creare nuovi operatori e promuovere maggiore concorrenza se contestualmente non si fanno politiche di liberalizzazione. Tant’è che in settori strategici si sono creati monopoli ed oligopoli di tipo privatistico non dissimili da quelli pubblici, con un intrecci non sempre trasparenti con il potere politico ed istituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma: un rapporto tra Stato e mercato che superi definitivamente esperienze stataliste e dirigiste, passa per una chiara distinzione di ruoli e funzioni di ogni attore pubblico e privato. Ci richiama spesso Padoa Schioppa al “modello Wimbledon” fondato su modalità trasparenti di governance delle imprese e su una chiara distinzione di ciò che spetta alle imprese e ciò che compete alla politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla politica spetta determinare leggi, regole e norme entro cui un operatore economico possa collocare le proprie scelte e promuovere politiche e contesti favorevoli allo sviluppo; mentre le scelte imprenditoriali spettano soltanto e insindacabilmente all’impresa e a chi ne ha la responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti invocano regole, ma le riforme del diritto societario e fallimentare hanno dato risposte insufficienti e parziali e il governo ha imposto al Parlamento una legge sul risparmio largamente inadeguata, a partire dal fatto che si è abolito il reato di falso in bilancio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi tutelerà gli amministratori sani se ci sarà chi invece potrà falsificare i bilanci senza alcuna responsabilità? E chi tutelerà i soci, gli azionisti, i risparmiatori nel momento in cui non avranno più la certezza di affidare i loro soldi ad amministratori che siano vincolati all’obbligo della trasparenza e della legalità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tale contesto non appare soddisfatta la esigenza di una compiuta riforma della Banca d’Italia, gravemente minata nella sua imparzialità e nella sua autorevolezza dalla conduzione di questi mesi. Alla nomina del nuovo Governatore – di cui apprezziamo esperienza e competenza – deve seguire ora una effettiva riforma di Bankitalia, del suo assetto proprietario e delle sue funzioni, contestualmente a un vero e netto rafforzamento dei poteri di Consob e dell’Authority Antitrust.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche le vicende di questi mesi ripropongono la necessità di una effettiva ed efficace regolazione dei conflitti di interesse, in particolare nei rapporti tra banche e imprese, così come nei rapporti tra imprese e mezzi di comunicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo quadro emerge la necessità di una forte visione critica sugli assetti del capitalismo italiano e l’urgenza ineludibile di affrontare uno strutturale intervento sul piano economico e politico che riduca il primato della rendita a vantaggio del capitale di rischio e del lavoro e corregga gli effetti distorsivi di una accumulazione affidata sempre più spesso solo a meccanismi di finanziarizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peraltro si è visto in questi anni come una esasperata finanziarizzazione acuisca le sperequazioni nella distribuzione del reddito, approfondisca le disuguaglianze economiche e sociali, blocchi l’innovazione, mini la qualità sociale e ambientale dello sviluppo. Il prevalere – nell’assetto proprietario e gestionale di molte grandi imprese private – dei patti di sindacato e del controllo tramite “relazioni” tra ristretti gruppi di protagonisti del sistema finanziario, è una delle fondamentali cause del carattere asfittico, poco dinamico e poco competitivo del capitalismo italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’apertura alla concorrenza e al protagonismo di nuovi soggetti – la cooperazione, i fondi pensione, il sistema delle medie imprese, il sistema del risparmio gestito e dei fondi di investimento, da separare e distinguere dalle banche – costituisce un primario interesse nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aspetto cruciale rimane, comunque, la grave crisi del paese e il vuoto politico dell’attuale governo. Per questo il nostro sforzo deve essere teso a far sì che la politica ritrovi le forze per dettare nuove regole affinché il paese non si ritrovi in una situazione di sbando irreversibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro impegno deve essere quello di saper offrire ai cittadini uno Stato di diritto che si faccia garante di tutti gli interessi generali. Solo in questo modo potremmo creare un economia nuova, più competitiva che sappia guardare al futuro con quella fiducia che appartiene a chi ha dietro le spalle un progetto autentico di guida del paese. Questo si potrà fare solo se i DS sapranno essere una forza innovativa, trainante della coalizione di centrosinistra. Tutte queste cose, dunque, ci vengono consegnate dalle vicende bancarie di questi mesi. Discutiamone e ragioniamone. E qui c’è una responsabilità di tutti, di chi governa e di chi è all’opposizione, di chi è impresa e di chi è politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo, io dico anche di più: affrontiamo anche i temi della governance sul fronte della politica. Non da oggi sosteniamo che i comportamenti di chi ha una responsabilità pubblica non possono essere determinati solo dal rispetto della legge, ma anche da principi deontologici, criteri etici, comportamenti morali. Anche per questi fini servono strumenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si affronti la regolamentazione legislativa dello statuto giuridico dei partiti, come recita l’art. 49 della Costituzione, volta a valorizzare il carattere democratico dei partiti, la loro funzione insostituibile per il sistema democratico e a garantire un serio riconoscimento giuridico per quei soggetti politici e associativi cui si richiede una contribuzione economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si adottino norme più rigorose per la incompatibilità – o comunque la netta distinzione – tra incarichi istituzionali o amministrativi e responsabilità politiche. Si stabilisca di introdurre nella legge sul finanziamento pubblico dei partiti un’Autorità di garanzia imparziale e professionale a cui i partiti sottopongano bilanci e attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi in ogni caso siamo pronti a farlo subito e per questo propongo di chiedere a cinque personalità professionali e neutrali di riconosciuta autorevolezza di essere partecipi di un “Comitato di Garanti”, a cui sottoporremo ogni anno il nostro bilancio e ogni nostra attività patrimoniale e finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede non siamo arroccati in nessun bunker. Siamo anzi interessati a discutere e a innovare profondamente regole che presiedano alla politica e ai rapporti tra politica e economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teniamo ben chiari due fronti di iniziativa: no, a qualsiasi aggressione politica e morale; sì ad una riflessione critica che ci consenta di trarre dalle vicende di questi mesi indicazioni perché quelle vicende non si ripetano più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio terminare rivolgendomi ai nostri alleati ed alla nostra gente. Ai nostri alleati – e in primo luogo a Romano Prodi e a Francesco Rutelli – esprimo il nostro ringraziamento per la solidarietà che ci è stata manifestata. Una solidarietà resa più solida dal comune impegno a salvaguardare la coesione del centrosinistra e le possibilità di successo elettorale. Attaccando i DS la destra vuole mettere in crisi l’intera alleanza, così come se si attaccasse la Margherita si metterebbe in crisi l’intera alleanza. C’è dunque un interesse comune a respingere una campagna con cui la destra cerca di evitare una sconfitta elettorale che sente prossima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine alla nostra gente dico che colgo tutta l’ansia, la preoccupazione, il turbamento che agita il loro animo. Voglio dire ai nostri elettori ed agli italiani: siate sicuri, noi siamo gente per bene! Possiamo anche commettere degli errori e quando avviene è giusto riconoscerli e discuterne. Ma i DS sono una forza sana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lezione morale e politica di Berlinguer vive in noi ogni giorno, non per una ragione genetica, ma per i comportamenti che ci ispirano, per l’idea della politica che abbiamo e per come la pratichiamo, per come migliaia di nostri amministratori assolvono alle loro funzioni istituzionali, per come serviamo con passione e generosità il nostro Paese, mettendocela tutta, credendo nelle cose che facciamo, con l’intelligenza e l’energia di cui siamo capaci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non abbiamo smarrito e non smarriamo la nostra identità di una grande forza riformista e di sinistra. E l’obiettivo di dar vita ad un grande Partito riformista e democratico in Italia non è neanche per un istante rinuncia alla nostra identità, ai nostri valori, al nostro rigore, alla nostra tensione etica. Per questo non dobbiamo avere neanche un attimo di incertezza di fronte all’aggressione di chi ci vuole colpire. Nessuna forma di arroganza o di supponenza che in politica e nella vita è sempre un errore; ma neanche nessuna forma di infondata insicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo guardare negli occhi qualsiasi italiano e possiamo combattere a testa alta perché chi vuole travolgerci non passi e mi auguro che tra 90 giorni si abbia quell’esito elettorale per cui abbiamo lavorato in questi cinque anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni abbiamo visto di quanta passione, generosità, dedizione è fatto questo partito. Mi riferisco non solo al grande moto di solidarietà di cui sono grato ai tanti che me lo hanno manifestato. Mi riferisco alla voglia di reagire che, dopo un iniziale smarrimento, si va manifestando in modo ampio e determinato nel nostro partito e nell’elettorato. Mi riferisco al fatto che in queste stesse ore sono venuti al nostro Partito significative testimonianze di condivisione, come la decisione di aderire ai DS di due significativi esponenti del riformismo socialista come Pietro Larizza, dirigente storico della UIL e del movimento sindacale unitario, e di Pierluigi Severi, vicesindaco della giunta Petroselli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso turbamento così ampio nel nostro elettorato e tra i nostri iscritti dice quale patrimonio di fiducia c’è verso i DS. È questo patrimonio che i nostri avversari vogliono intaccare. È questo patrimonio che noi dobbiamo preservare. E lo possiamo fare se – con umiltà e disponibilità – ci apriamo al confronto con la società italiana dicendo al Paese quel che vogliamo fare e come intendiamo governare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo chiamiamo tutte le nostre organizzazioni a promuovere immediatamente in ogni città, in ogni territorio iniziative di confronto e discussione sia nel partito, sia con elettori e cittadini. E un momento importante di discussione e orientamento sarà l’Assemblea nazionale dei Segretari di sezione che terremo qui a Roma il 21 gennaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel promuovere questa ampia discussione democratica intendiamo mettere al centro la nostra proposta per il governo del Paese. La destra tenta di occultare il suo fallimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi dobbiamo parlare dell’Italia. Di un’Italia che ha conosciuto e conosce una stagnazione della crescita degli investimenti, del redditi, dei consumi. Un’Italia che perde colpi nella competizione internazionale e rischia una riduzione della capacità innovativa e competitiva delle sue imprese. Un’Italia segnata nella vita di milioni di famiglie da una maggiore precarietà di reddito, di lavoro e di opportunità, in primo luogo per i più giovani. Un’Italia che si sente più insicura, guarda al proprio futuro con maggiore incertezza, è meno capace di sperare e scommettere. E’ un’Italia a cui non mancano risorse, energie, capacità, competenze. Ma quest’Italia ha bisogno di una guida che sia capace di restituire speranza, fiducia, voglia di mettersi alla prova. Qui sta la sfida. E qui noi – il centrosinistra – dobbiamo esser capaci di interpretare e rappresentare le domande degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo dobbiamo parlare al Paese, partendo dalle sue domande e rendendo evidente e convincente come intendiamo restituire all’Italia e agli italiani quelle speranze e quelle certezze che la destra aveva promesso ma ha deluso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decisivo è il grado di coesione dell’Unione di centrosinistra così come è avvenuto in occasione delle elezioni regionali. Una coesione che potrà ulteriormente arricchirsi dell’apporto significativo della “Rosa nel pugno” e del contributo di altre formazioni politiche nazionali e civiche che hanno manifestato la volontà di concorrere al successo del centrosinistra. E la Convenzione programmatica dell’Unione dell’11 febbraio consentirà, peraltro, di rendere visibile la proposta unitaria di governo del centrosinistra. Essenziale è ridare slancio al progetto dell’Ulivo e alla prospettiva di dare vita ad un grande partito democratico e riformista, dando corso con convinzione alle scelte maturare nel nostro Congresso e, in particolare, alla decisione di presentarci agli elettori con la lista dell’Ulivo nelle elezioni per la Camera dei Deputati. Per tutto questo serve un partito sicuro, radicato, capace di trasmettere agli elettori fiducia e serenità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi lo siamo ed è per questo che le destra ha scelto di colpire noi: proprio per la funzione baricentrica di architrave del centrosinistra che siamo venuti assolvendo in questi anni. Per questo è importante reagire e non smarrire il senso della funzione nazionale a cui, ancora una volta, il nostro partito è chiamato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decisiva, in particolare, è la capacità del gruppo dirigente nazionale di esprimere un più alto livello di coesione, di collegialità politica e di solidarietà umana. Per questo condivido l’esigenza di una più ampia collegialità e condivisione di direzione politica che – accanto all’azione quotidiana di direzione della Segreteria nazionale – potrà essere assicurata da più frequenti riunioni della Presidenza della Direzione, la cui composizione assicura la più ampia rappresentatività unitaria. Ed è un segnale importante di questa nostra volontà unitaria che questa importante riunione della Direzione si concluda con l’approvazione di un Ordine del giorno condiviso unanimamente ieri sera dalla Presidenza della Direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancano meno di dodici settimane al 9 aprile e sedici settimane alla domenica di metà maggio che vedrà i cittadini di Roma, Milano, Napoli, Torino e molti altri importanti capoluoghi di provincia andare alle urne per eleggere sindaci e consigli comunali. E a giugno ci sarà il referendum sulla revisione costituzionale e la devolution, per la cui promozione è necessario raccogliere 500 mila firme entro l’inizio di febbraio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo, dunque, al cimento decisivo. Alle spalle abbiamo quattro anni segnati da una costante crescita di consensi del centrosinistra che – dal 2002 ad oggi – ha accumulato successi in ogni passaggio elettorale. E ci sono oggi le condizioni per raccogliere un consenso maggioritario nel Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, guai a dare per scontato l’esito elettorale. Proprio l’aggressione scatenata contro di noi in queste settimane dice quanto sia determinata la destra nel tentare ad ogni costo di evitare una sconfitta. E di come non esiterà a ricorrere a qualsiasi trucco, infingimento e artificio per convincere gli elettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da parte nostra serve, dunque, la mobilitazione piena e incondizionata di ogni energia per far giungere a ogni donna e a ogni uomo del nostro Paese la nostra parola di riscatto, di dignità e di speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So che ciascuno di noi farà la propria parte per essere all’altezza delle aspettative e della fiducia che tanti italiani ancora in questi giorni difficili ci hanno manifestato con passione e generosità.  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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E’ passato un anno e mezzo da allora, e riteniamo giusto informare i cittadini, di quanto accaduto fin qui.&lt;br /&gt;Molte delle decisioni prese dalla attuale maggioranza, sono state contestate dall’opposizione, ritenendole dannose per il Paese, su altre, si è cercato un dialogo, consigliando strategie, per esempio su come affrontare il problema di piazza V. Emanuele. Siamo stati inascoltati, sono andati avanti per la loro strada, incuranti dei suggerimenti e delle critiche, il cui obiettivo era onestamente, solo quello di risparmiare a questo Paese inutili perdite di tempo o, come in alcuni casi, che più avanti vedremo, danni economici e di immagine notevoli.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ma andiamo per ordine:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;IL MERCATO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il primo atto fu lo spostamento del mercato all’Ara, con il pretesto dei lavori della Piazza, che di fatto, iniziarono solo dopo un anno. Ma forse il mercato in piazza dava comunque fastidio a qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;VARIANTE DI SAN MAGNO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La precedente amministrazione aveva individuato un intervento sul lungolago, denominato “variante di San Magno”, che prevedeva lo spostamento della strada provinciale, facendola passare davanti all’entrata principale della chiesa di San Magno, come era in origine. Sarebbe nata intorno alla chiesa una isola pedonale, e a fianco, una vasta area che poteva essere adibita per concerti o altre iniziative. Questo intervento era già stato finanziato dalla Regione Lazio, i soldi: 100.000 euro erano a disposizione. Era stato già raggiunto un accordo con i proprietari delle aree interessate per l’acquisto, ma stranamente l’amministrazione decide di bloccare quel progetto. A “ qualcuno” non piaceva. Risultato: a distanza di un anno e mezzo, corriamo il rischio&lt;br /&gt;di perdere quel finanziamento, tra l’altro a fondo perduto, avendo la Regione Lazio ricordato che o si spendevano quei soldi, come hanno fatto tutti i comuni da tempo, o sarebbero stati persi. La maggioranza è ritornata ora sui suoi passi, riaccettandolo. Non vogliamo neanche pensare all’ipotesi di poter perdere quei soldi, ma anche nel caso che il progetto si realizzi, perché abbiamo perso un anno e mezzo?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;AUTOVELOX E PARCHEGGI A PAGAMENTO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si sa, sono tempi duri, i comuni hanno problemi di soldi. L’Amministrazione comunale decide allora di fare cassa ricorrendo all’autovelox e ai parcheggi a pagamento. Come dire che sono sempre i cittadini a pagare. A proposito, ma che fine hanno fatto? Non è la prima volta che prendono decisioni che poi non riescono a portare a termine.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;LA POLITICA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Come si è potuto notare è stato un periodo molto difficile per questa Amministrazione, d’altra parte lo possiamo capire, hanno avuto molto da fare, impegnati soprattutto in liti politiche interne. Alleanza nazionale è spaccata in due, il suo Presidente “cacciato” dalla giunta comunale e da quella del Comunità Montana, e il vicesindaco? Cari concittadini, noi possiamo capire che una persona, decida di cambiare schieramento politico, ma se si è stati eletti col centro-destra e si decide di passare poi al CentroSinistra, minimo, ci si deve dimettere, SOPRATTUTTO PER RISPETTO DI CHI TI HA VOTATO, non si può rimanere in Comune, continuando a ricoprire, tra l’altro, la carica di vice Sindaco.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;CENTRO PER GLI ANZIANI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le precedenti Amministrazioni avevano un grande obiettivo: la realizzazione di un centro di assistenza per gli anziani, un luogo dove potevano vivere, assistiti da personale qualificato. Oltre ad aver risolto il problema di molti anziani soli, avrebbe potuto creare diversi posti di lavoro. Era stata da anni individuata la sede ideale, sia per grandezza che funzionalità, tutti sapete quale. Era stato ottenuto un finanziamento regionale per l’acquisto. Al quale sarebbe seguito un altro per la ristrutturazione. Ma L’attuale maggioranza ha preferito comprare un piccolo appartamento; su due piani, inutile, non idoneo, in piazza Vittorio Emanuele. Tra l’altro non sanno bene ancora come utilizzarlo. Cosa ha spinto a questa assurda decisione? Può giustificare una semplice ripicca verso la precedente amministrazione, una scelta cosi grave e dannosa per tutto il paese? Ricordiamo che quel finanziamento è stato concesso con un fine ben preciso: centro per anziani.&lt;br /&gt;Non potrà essere utilizzato diversamente. Vigileremo su questo. D’altra parte, che l’attenzione per le esigenze degli anziani non fossero tra le priorità di questa maggioranza, si era capito già dalla decisione di togliere il servizio di assistenza domiciliare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;PIAZZA VITTORIO EMANUELE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i lavori di Piazza Vittorio Emanuele, ricordiamo che i consiglieri di minoranza fin da luglio 2005, in un consiglio straordinario da loro stessi richiesto, avevano dato suggerimenti su come risolvere i problemi della piazza. Sono stati inascoltati. Verrebbe da dire: “lega il somaro dove vuole il padrone”. Ma il Sindaco continua ad annunciare da mesi l’imminente ripresa dei lavori. Intanto il giudice di Viterbo, al quale il nostro Sindaco si era rivolto con un esposto contro la ditta, ha dato torto al Comune, condannandolo al pagamento delle spese processuali.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;LA SECONDA SEZIONE DI SCUOLA MATERNA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da anni la seconda sezione di scuola materna era a rischio chiusura. Ma mentre negli anni passati&lt;br /&gt;si era riuscito ad evitarlo, agendo preventivamente, Questa giunta, con incredibile leggerezza, ha permesso&lt;br /&gt;la sua chiusura. Salvo poi, tardivamente&lt;br /&gt;“raccomandarsi” all’on. Volpini, deputato di centrosinistra, per tentarne la riapertura. Siamo però a dicembre, e vorremmo sapere in quale anno scolastico riaprirà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;ADDOBBI DI NATALE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Veniamo agli addobbi di Natale. Evidentemente hanno pensato che le precedenti amministrazioni comunali non sapessero fare i conti, visto che ogni anno spendevano soldi per noleggiare le luminarie. I nuovi amministratori invece, sentendosi più furbi, hanno pensato bene di comprarli. Risultato: Avremo ogni anno gli stessi addobbi, peccato che farli montare, smontare e sostituire le luci danneggiate, cioè la manutenzione, costa esattamente quanto il noleggio. Complimenti per l’intuizione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;SOLDI “SPESI BENE”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ma il Comune ha problemi di soldi, e quindi decide di premiare tre dei nostri impiegati, riconoscendogli una indennità di responsabilità. Per fare le stesse cose di prima, nello stesso orario di lavoro, prendono 6000 euro in più all’anno, ciascuno. Complimenti! Non era era meglio assumerci un paio di giovani, anche part-time ?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;UN PAESE TRASCURATO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’attuale maggioranza in Comune, aveva presentato un programma elettorale centrato sullo sviluppo turistico. Di fatto, il lago non è mai stato così trascurato. Non esiste, secondo noi nessuna idea di sviluppo complessivo e anche il paese è abbandonato a se stesso.&lt;br /&gt;Il nostro era considerato un paese piacevolissimo ed estremamente curato, purtroppo l’immagine generale è veramente caduta, e questo anche a detta di molte persone che di Gradoli non sono. Grazie!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;PINOCCHIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il Sindaco, appena eletto, aveva annunciato che tra le prime cose da fare vi era il censimento dei terreni incolti, chi sa perché la considerava una priorità.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Ma non ha fatto niente!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;/li&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il Sindaco aveva annunciato che Gradoli avrebbe avuto subito un nuovo distributore di benzina. &lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;L’avete visto?&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;/li&gt;&lt;li style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Lo scuolabus avrebbe dovuto collegare Poggio Florido con il paese, come servizio anche pomeridiano per gli anziani e tutti i cittadini. &lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Ma non ha fatto niente.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il Sindaco aveva annunciato un contributo economico per ogni bambino nato, ma non ha fatto niente.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;NUOVI LAVORI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ma un nuovo lavoro effettivamente è stato fatto: le scale che portano all’ambulatorio medico. Un lavoro necessario, lo riconosciamo. Ma il corrimano che c’era, che fine ha fatto? Siamo in inverno e riteniamo che quel corrimano sarebbe utile, se non indispensabile, specialmente per gli anziani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ULTIMISSIME DI POLITICA&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La cosa veramente incredibile è che non si riesce a capire a quale partito politico appartenga il Sindaco. &lt;em&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Nel penultimo consiglio comunale, infatti, Il Sindaco si è molto arrabbiato, sostenendo che i gradolesi sapevano bene che la maggioranza in Comune, non era di centro-destra, ma bensì una lista civica.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; Forse è vero che noi gradolesi siamo rimbambiti, perché eravamo convinti che il Sindaco fosse stato candidato, nelle ultime elezioni provinciali, per Alleanza Nazionale. Apprendiamo ora, che invece il Sindaco, ha appena aderito, insieme al Presidente del COBALB, Massimo Pierangeli, &lt;em&gt;(vi dice niente?)&lt;/em&gt; ad un nuovo gruppo politico, contro l’attuale dirigenza provinciale di Alleanza Nazionale, contro il Sen. Bonatesta, contro Laura Allegrini. Ora ha un nuovo alleato: l’ex Sen. Signorelli, che è di estrema destra. Chi riesce a capirci qualcosa è bravo. Dal giornale che il Sindaco ha inviato di recente a tutti noi, - Gradoli notizie - apprendiamo che ora dobbiamo ringraziare il sig. Piero Camilli, perchè nel periodo della vendemmia ha fatto sistemare, come consorzio Val di Paglia, qualche strada di campagna nel nostra paese. Siamo veramente all’assurdo. Un anno e mezzo fa, dovevamo ringraziare Laura Allegrini, - ve li ricordate i manifesti - e non abbiamo mai capito per che cosa, ora ci dicono di ringraziare Piero Camilli. La verità è che i gradolesi pagano ogni anno regolarmente la loro quota al Val di Paglia, perciò le strade vengono sistemate anche con i nostri soldi e non dobbiamo proprio ringraziare nessuno. Ma che stiamo al feudalesimo? &lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;VI AUGURIAMO E CI AUGURIAMO BUONE FESTE SPERANDO IN FUTURO IN UNA AMMINISTRAZIONE COMUNALE MIGLIORE &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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An provoca, tensioni dentro e fuori Montecitorio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;              &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic; font-family: trebuchet ms;font-size:85%;" class="dida1grigio" &gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic; font-family: trebuchet ms;font-size:85%;" class="dida1red" &gt;Valentina Petrini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;             &lt;br /&gt;             &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;img style="font-family: trebuchet ms;" alt=" " src="http://www.unita.it/images/2005ottobre/1025studenti2.jpg" align="left" hspace="4" /&gt;&lt;span class="body1"  style="font-family:trebuchet ms;"&gt; Il giorno più lungo per il ministro Moratti è un giorno di scontri, di migliana e migliaia di studenti in piazza contro le sue riforme, di tensione in Parlamento e di manganellate sotto Montecitorio. Il ddl 4735-b che rivede i criteri di reclutamento dei professori universitari arriva alla Camera per essere approvato in terza battuta. Per il governo è l’ennesimo tentativo estremo di far passare una riforma prima della fine della legislatura. Per gli studenti e i ricercatori universitari che questa riforma non la vogliono proprio, un giorno di mobilitazione nazionale a Roma. &lt;p&gt;Solo in serata alla Camera il ministro Moratti decide di prendere la parola dopo che la protesta fuori Montecitorio da semplice corteo –gli organizzatori parlano di 150mila presenze - si è trasformata in presidio, un sit in sotto le finestre del Parlamento.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Mi meraviglio dei colleghi dell’opposizione –dice la ministra più contestata del governo Berlusconi che affermano cose non vere. La Conferenza dei Rettori Riuniti in passato mi ha sottoposto 14 richieste: 13 sono state accolte». Il ministro stenta a tenere la voce ferma. Poi all’applauso della maggioranza si rincuora e prende fiato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma martedì mattina in piazza ci sono proprio tutti a dire che la Moratti mente: ricercatori, studenti, docenti, sindacati. C’è anche il rettore dell’università La Sapienza, Guarini. «Sono qui perché è un dovere essere chiari e trasparenti. Il mio appoggio alla protesta è incondizionato». Il rettore Guarini spiega che questa riforma creerà più problemi al futuro della formazione nel nostro Paese che al presente, «saranno le giovani generazioni a pagare il prezzo di queste scelte politiche». Perché? Il problema principale resta la precarietà, consolidata e non combattuta dal ddl Moratti. «Prima dell’estate sembrava che il governo avesse accolto il nostro punto di vista –spiega Guarini.- Poi dopo, con un colpo di mano, hanno presentato questo maxi emendamento per arrivare in fretta alle votazioni e delle nostre istanze non si è interessato più nessuno».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tre i cortei che in mattinata si muovono per le vie di Roma contro il ddl. Pullman e treni arrivano da tutta Italia. A Montecitorio c’è il presidio di docenti e ricercatori. Poi verso le 14 anche gli altri cortei confluiscono davanti alla Camera. Dentro l’aula si vota il ddl Moratti, ormai al termine del suo iter parlamentare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Escono due deputati di An, Ignazio La Russa e Mario Landolfi. Guardano oltre le transenne dove migliaia di manifestanti da martedì mattina stanno seguendo le votazioni. «Buffoni, andatevene…», dicono gli esponenti di Alleanza nazionale. La reazione della piazza è immediata. Urla, insulti, slogan contro la Moratti e tutta la maggioranza. Il clima si surrriscalda ancor più quando oltre a La Russa e Landolfi escono altri esponenti del centrodestra a istigare i manifestanti. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Che responsabilità è questa, che bisogno c’è di istigare questi ragazzi. Stanno manifestando. Credo che uomini di istituzione non debbano compiere errori così gravi». Alba Sasso, ds, corre in piazza a dare il suo sostegno a chi martedì è in sciopero. Con lei arrivano numerosi esponenti del centrosinistra. Il vicepresidente della Camera Fabio Mussi fa arrivare bottigliette d’acqua a agenti in assetto antisommossa e manifestanti, per calmare gli animi. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da via degli Uffici del Vicario, accanto a Montecitorio, un gruppo di studenti con il volto coperto cerca di arrivare davanti alla Camera. La polizia circonda e blocca tutte le vie d’accesso alla zona. Qualche lancio di fumogeni. Poi il gruppo si disperde per cercare di fare il giro dall’altra parte. Intanto dietro le transenne aumenta il numero dei manifestanti. In principio i cortei erano tre. Uno che partiva da piazza Esedra, uno da piazzale Aldo Moro, davanti all’università La Sapienza e l’altro era un presidio permanente davanti alla Camera per seguire le fasi del voto. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il resto della cronaca è un botta e risposta tra la piazza e il centrodestra. Esce Gustavo Selva di An. Vuole passare ad ogni costo da via degli Uffici del vicario, occupata dagli studenti. «E’ un mio diritto, fatemi passare». Loro, in risposta, gli comprano un gelato al cioccolato e glielo consegnano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Esce Daniela Santanchè, sempre An, che molto elegantemente si volta verso i manifestanti e mostra il dito medio. Una giornata di provocazioni. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dentro la discussione politica continua. Il presidente della Camera Casini è costretto più volte a richiamare maggioranza e opposizione all’ordine. La tensione è già molto alta quando, ad un tratto, arriva la notizia di una carica in via del Corso in seguito alla quale sarebbero rimasti feriti tre studenti, tra cui una ragazza e cinque persone sarebbero state identificate. La Questura nega di aver ordinato una carica. E in effetti gli agenti che hanno inseguito a suon di manganellate un gruppo di studenti bolognesi e padovani fin dentro la Galleria Colonna vengono fermati da altri agenti e carabinieri. Casini comunque, sollecitato da Rifondazione, telefona al Viminale per sapere cosa è successo. Ma non sospende la seduta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dalle finestre si percepiscono forti e chiari gli slogan del sit in.Il governo decide di inviare Valentina Aprea, sottosegretario alla Cultura, a parlare con studenti e docenti. «Il ministro è disposto ad incontrare una delegazione»…Non riesce neanche a finire di parlare. «Ormai è tardi, - risponde la folla- nessuna delegazione. Sospendete i lavori L’Italia non vuole questa riforma».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In aula si va avanti, fino a sera. Mentre gli studenti defluiscono, alcune migliaia in corteo si dirigono verso l’università La Sapienza. E passando, con gli animi esacerbati, se la prendono anche con i giornalisti: con una cronista di Sky, con la sede del Messaggero. Solo qualche decina di loro è deciso a passare la notte lì, davanti a Palazzo Chigi. Tanto per far capire che «nessuno torna a casa». E alla Bocconi, il “tempio del sapere economico” a Milano, si fa sapere che c’è già in programma un nuovo presidio per venerdì 28. Aspettano la Moratti, all’inaugurazione dell’anno accademico.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"  &gt; da l'Unità online del 25/10/2005&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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In quale paese democratico una maggioranza, alla vigilia di un voto, ridisegna da sola la legge elettorale. Vorrei semplicemente che partissimo da questa considerazione. Onorevole Fini - mi rivolgo a lei, che certamente mi ascolta un po' di più rispetto ai suoi deputati -, abbiamo mai letto su un giornale che in Austria, in Spagna, in Inghilterra, in Germania, in Danimarca, in Svezia o in Portogallo - prendete qualsiasi paese democratico del nostro continente - alla vigilia di un voto che si cambino le regole? Ciò non è mai accaduto.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Abbiamo, invece, dei buoni esempi. Basterebbe pensare alla Germania, dove il Cancelliere Schroeder, qualche mese fa, di fronte a dei rovesci elettorali ha pensato che fosse giusto verificare se aveva o meno la fiducia dei tedeschi. Egli è andato alle elezioni e non ha chiesto di cambiare prima la legge elettorale.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Così non è accaduto e non accade in nessun altro paese. Nessuno lo fa. Nessuno lo fa per una ragione che tutti sappiamo essere fondata, ossia che una legge elettorale deve essere una legge imparziale, riconosciuta da tutti, una regola del gioco che non può essere piegata alle convenienze e agli interessi di questa o quella maggioranza politica. Tanto è vero - lo ha ricordato bene l'onorevole Mattarella - che nelle grandi democrazie la legge elettorale non la si cambia mai, o la si cambia rarissimamente, proprio perché cambiarla continuamente offre il destro all'instabilità e al sospetto che chi la cambia lo faccia per piegarla alle proprie convenienze.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Seconda considerazione: in ogni caso, quando si cambia la legge elettorale, lo si fa sulla base di un consenso tra tutte le forze politiche principali.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ci sono addirittura Costituzioni in Europa, che prevedono che la legge elettorale non possa essere cambiata se non da maggioranze qualificate, cioè più ampie di una maggioranza di Governo. Ebbene, voi vi siete mossi contravvenendo esattamente a questi due principi. Avete deciso di cambiare la legge elettorale alla vigilia di una campagna elettorale molto impegnativa, come sappiamo tutti, e avete deciso di farlo da soli. Eppure non era questo il vostro convincimento. Già Franceschini vi ha fatto, l'altro ieri, alcune citazioni. Permettetemi di aggiungerne alcune altre. Penso all'onorevole Pisanu, che oggi passa per un ministro particolarmente attento al suo ruolo istituzionale e moderato. Era assai meno moderato nel 2000, quando diceva: sia chiaro fin da ora che il tentativo di imporre una legge elettorale di parte aprirebbe uno scontro parlamentare senza precedenti e la responsabilità ricadrebbe interamente su chi lo fa. Straparlano (saremmo stati noi)! Forse adesso straparlate voi, onorevole Pisanu!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Penso all'onorevole Bossi, il quale diceva: se il centrosinistra decidesse di andare avanti da solo, sarebbe un altro imbroglio; ho sempre sostenuto che hanno la mentalità nazista, adesso hanno la possibilità di dimostrarlo. Presumo che adesso, comportandovi voi così, siate voi i destinatari di questo giudizio dell'onorevole Bossi! Penso a un uomo, che anche lui passava per essere moderato, l'ex ministro Giuliano Urbani, il quale disse: nemmeno Milosevic provò a cambiare le regole elettorali a campagna elettorale in corso! Presumo che oggi l'onorevole Berlusconi sia peggio di Milosevic!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Potrei continuare, ma vi risparmio. Quello che voglio dire è che in realtà anche voi sapete benissimo che cambiare una legge alla vigilia della campagna elettorale e facendolo da soli, sottraendosi a qualsiasi confronto, è un atto di imposizione e di arroganza. E allora perché lo fate? Lo fate per due obiettivi.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il primo: volete evitare una sconfitta elettorale, che sentite incombente. Il secondo: per impedire alla prossima maggioranza, come ricordava l'onorevole Mattarella, di avere quell'ampio margine di voti, di cui avete goduto voi oggi. Voi avete governato in questo Parlamento con cento deputati in più in questa Camera e cinquanta senatori in più al Senato. Se non ce l'avete fatta non è per un problema elettorale o istituzionale, perché quando si ha una maggioranza così ampia si è in grado, se si ha la volontà politica, di decidere qualsiasi cosa! Se non lo avete fatto è per una ragione politica!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Voi, non essendo stati capaci, pur con una maggioranza così ampia, di governare, volete impedire a chi eventualmente dovesse succedervi di avere una maggioranza con la quale poter governare! Questa è la verità! Andiamo infatti al merito della legge. Potevate proporci molte cose. Potevate proporci il proporzionale del modello tedesco, di cui avete parlato ampiamente. Addirittura un partito come l'UDC ce lo ha proposto per anni! Potevate proporci il modello elettorale che è in vigore in Italia per le regioni, che non è esattamente quello che proponete oggi, perché qui non c'è il listino di coalizione, che è l'elemento coesivo della coalizione. Potevate proporci altre cose.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;No! Ci avete proposto un proporzionale, che non esiste in nessun paese al mondo!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E che è ritagliato unicamente sulle convenienze elettorali di questa maggioranza di Governo. Volete la riprova? Dopo aver messo mille sbarramenti (20, 10, 8, 3, 2), l'altro giorno avete introdotto lo sbarramento con lo sconto, perché avete introdotto una norma che dice che se anche c'è lo sbarramento del 2 per cento ciascuna coalizione ha la possibilità di avere un partito che se anche non arriva al 2 per cento però può avere dei seggi in Parlamento. Lo avete fatto perché vi sono alcune forze minori, che probabilmente non raggiungeranno il 2 per cento che si stanno interrogando se stare con voi oppure no! Avete quindi ridisegnato un profilo elettorale, unicamente per cercare di conquistare il consenso di queste forze politiche. Alla faccia dell'imparzialità della legge e della capacità di dare una legge che dia stabilità a questo sistema!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La verità è che voi ci proponete una legge che aumenterà la frammentazione politica. Aumenteranno le liste elettorali, dunque i gruppi parlamentari e dunque probabilmente i partiti politici. Spezzate ogni rapporto di rappresentanza territoriale, perché noi, che siamo qui oggi, siamo tutti stati eletti in 475 collegi di 120 mila elettori l'uno e ciascuno di noi con quegli elettori un rapporto l'ha costruito!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Quando da domani ciascuno di noi sarà eletto in una lista bloccata su base regionale di milioni e milioni di elettori, avrà maggiore difficoltà a rappresentare quegli eletti a cui deve rendere conto. Voi spezzate non solo il rapporto con il territorio, ma anche quello tra elettori ed eletti, con liste bloccate che riducono la possibilità per l'elettore di scegliere da chi farsi rappresentare.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Insomma, si tratta di una legge che renderà meno stabile l'attività di questo Parlamento, meno stabili le maggioranze che si formeranno, di qualsiasi segno politico, dunque, meno governabile il Parlamento e meno governabile la maggioranza che dovrà governare il paese!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Voi state proponendo una legge che accresce l'instabilità e l'ingovernabilità del paese e lo avete fatto, perché non siete in grado di stare insieme con il sistema maggioritario. Questa è la verità!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lo ha detto il Presidente del Consiglio qualche giorno fa: se, dopo tutte le liti che la destra ha avuto dopo la sconfitta delle elezioni regionali, la stessa andasse con il sistema elettorale attuale, non sarebbe in grado in nessun collegio uninominale di fare il pieno dei propri voti! Perché dove verrebbe candidato l'onorevole Follini, può darsi che non tutti gli elettori della Lega lo voterebbero e dove viene candidato il ministro Calderoli, può darsi che non tutti gli elettori dell'UDC lo voterebbero! Allora, l'unico modo per tenervi insieme è spezzare la vostra solidarietà, andare distinti, sperando, separati, di tenere quei voti che, uniti, perdereste soltanto!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Insomma, voi ci state proponendo una legge che è unicamente pensata per evitare una sconfitta elettorale. Trovo del tutto legittimo che uno schieramento politico non voglia perdere, ma non è un buon motivo per cambiare la legge elettorale di un sistema democratico&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Per tale motivo, non consideriamo la partita chiusa qui questa sera. Questa legge dovrà essere esaminata al Senato; di qui ad allora continueremo a batterci, perché non si compia questo strappo e perché questo paese possa avere una legge elettorale più civile e più degna di quella che voi avete proposto questa sera!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ma il punto che voi eludete - mi rivolgo a lei, onorevole Fini, che è il Vicepresidente del Consiglio e che rappresenta in questo momento il Governo - è che la vostra crisi, quella crisi che vi ha portato alla sconfitta clamorosa nelle elezioni regionali di qualche mese fa, quella crisi che vi ha portato negli ultimi quattro anni a subire sconfitte in tutti i passaggi elettorali che, dal 2002 al 2005, l'Italia abbia conosciuto, non è dovuta al sistema elettorale.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Quella crisi si chiama crescita zero! Quella crisi si chiama incapacità di governare l'economia, portandola ad un deficit del 5 per cento ed a un debito pubblico del 110 per cento! Quella crisi si chiama insicurezza sociale di molte famiglie italiane! Quella crisi si chiama malessere di tante categorie e di tanti strati della società italiana che, nel 2001, vi avevano guardato con speranza, pensando che voi sareste stati capaci di modernizzare il paese. Dopo cinque anni, essi constatano il fallimento della vostra politica!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Per questo avete perso voti! Per questo rischiate di perdere le prossime elezioni! Non perché vi è un sistema elettorale che vi penalizza, perché, semmai, quello del 2001 vi ha dato un ampio margine di seggi in questa sede. Voi perdete perché avete perso il consenso del paese!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Mi colpisce come in queste settimane si misura la differenza tra voi e noi. Noi del paese non abbiamo paura, tant'è vero che, nel momento in cui stiamo per avviarci in questa lunga campagna elettorale, abbiamo scelto di andare domenica prossima a chiedere a tutti gli elettori del centrosinistra di legittimare con il voto il nostro leader.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Voi, invece, della gente avete paura, dei cittadini avete paura e avete paura delle donne, con lo strappo che avete consumato ieri!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;In ogni caso, e concludo davvero, voi oggi cambiate la legge elettorale, sperando di mettervi al riparo da una possibile sconfitta!&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Voi vi aggrappate come il naufrago all'albero di una nave che affonda! Non vi basterà, anzi gli italiani saranno ancora più severi e cambiare le regole del gioco, la legge non vi risparmierà una sconfitta severa che gli italiani vi infliggeranno!&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Intervenendo a Reggio Emilia, durante il suo tour a sostegno della candidatura di Romano Prodi, il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha sottolineato come la campagna per primarie stia andando bene, ribadendo che si tratta di una straordinaria occasione di partecipazione democratica «un fatto inedito. Noi - ha aggiunto - stiamo lavorando perchè tantissimi elettori domenica 16 ottobre si rechino nei circa 10mila seggi allestiti in tutta Italia, partecipino alle primarie e votino Prodi, perchè quello che conta è il suo risultato. Berlusconi la sera del 16 ottobre infatti guarderà un solo risultato, quello di Prodi appunto, perchè sa che sarà lui il suo avversario. E' quanto più Prodi sarà forte tanto più noi avremo possibilità di vincere». Il segretario dei Ds prevede per le primarie del 16 ottobre una partecipazione «alta e lavoriamo perchè sia la più alta possibile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fassino durante la manifestazione, all'interno del teatro Ariosto di Reggio Emilia rispondeva alle domande di Andrea Purgatori sui temi dell'attualità politica. Si è parlato quindi anche della riforma elettorale della Cdl. «Il nostro impegno – sostiene Fassino - in questo momento è quello di sbarrare la strada a questa riforma di legge elettorale che rappresenterebbe lo stravolgimento di quella democrazia dell'alternanza e di quel sistema bipolare a cui l'Italia è faticosamente arrivata. Questo è il tema di cui dobbiamo occuparci ora. Se e come eventualmente tenere conto di una legge elettorale cambiata, lo decideremo solo quando sarà cambiata».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre le ragioni sostanziali che motivano l'opposizione al tentativo di modifica orchestrato dal centrodestra.&lt;br /&gt;Primo, in qualunque paese civile la legge elettorale si cambia sulla base di un consenso delle principali forze politiche di maggioranza e opposizione;&lt;br /&gt;secondo, la legge che si vorrebbe introdurre è una brutta legge che aumenterebbe la frammentazione politica e l'ingovernabilità allontanando sempre più la politica e i partiti dai cittadini;&lt;br /&gt;terzo, perchè si tratterebbe di una legge elettorale pensata unicamente contro i danni di una sconfitta che il centro destra sente arrivargli addosso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla finanziaria approvata dal Governo il segretario Ds è stato netto: «è sbagliata e dannosa. Sbagliata perchè non consente di mettere in moto quell'economia italiana che 4 anni di cura Tremonti-Siniscalco hanno bloccato e gelato. Dannosa perchè scarica sulle famiglie ancora una volta costi gravi attraverso il taglio che il governo vuole fare nei trasferimenti agli enti locali. Tagliare lì significa tagliare servizi essenziali che riguardano la vita quotidiana di milioni di famiglie, l'assistenza agli anziani, quella per i disabili, gli asili nido, le politiche ambientali...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal confronto con i precedenti governi di Centrosinistra emerge che «con Visco ministro delle Finanze, la pressione fiscale era calata di quattro punti senza gravare sull'erario. Pagare tutti per pagare meno porta dei risultati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le misure che i Ds e il centrosinistra propongono da tempo per favorire il rilancio della politica nel nostro paese c'è la Legge sul risparmio. Ad esempio una legge sul risparmio. «Sono oltre due anni che l'abbiamo proposta e ancora non è stato fatto nulla. Addirittura la nostra legge conteneva proposte di riforma di Bankitalia che non sono state accettate allora e che oggi vogliono tutti, anche se non si fa ancora nulla».&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Non era mai successo che fosse annunciata così presto: è già blindatura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I numeri La manovra complessiva è di 20 miliardi di euro: 11,5 miliardi rappresentano la correzione del deficit (manovra netta) richiesta da Bruxelles, pari allo 0,8% del Pil. Altri 4,5 miliardi sono destinati a cosiddette «spese incomprimibili», come il rinnovo dei contratti del pubblico impiego o il rifinanziamento del bonus per l'autotrasporto. Ma a giudicare dalla prime indiscrezioni i rinnovi contrattuali considerati corrispondono a circa la metà di quanto chiedono i sindacati. Infine, 4 miliardi saranno destinati allo sviluppo e alle politiche per la famiglia, che però saranno definite in Parlamento. Tremonti preferisce rivelare subito il numero di ore in cui è riuscito a scrivere la legge. «Un atto che è stato fatto in 80 ore e che è stato deciso in 4 ore, forse anche meno», ha detto. Un record? È una gara?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non chiamateli tagli. Agli enti locali si «chiedono» 3 miliardi. «Ma la spesa sociale non sarà toccata - dichiara il ministro - si riduce in misura di 3 miliardi la spesa intermedia cioè auto blu, consulenze, costi della politica, costi amministativi. Chi per propaganda dice che sarà toccata lo fa per lucrare non so quale rendita politica». Si sa benissimo che né dalle auto blu (eliminate ad ogni finanziaria) né dalle consulenze si avranno quei 3 miliardi. Chissà qui chi vuole lucrare... Sui 6 miliardi tagliati dal bilancio pubblico l'atmosfera diventa surreale. Tremonti lo ha definito un «intervento simmetrico per i governi locali», mentre Silvio Berlusconi si è augurato che i cittadini siano contenti della misura, visto che «sono loro che risparmiamo. Il nostro concetto è far costare meno lo stato ai cittadini». Il premier è entusiasta, visto che non c'è «il paventato (da chi? da lui?) aumento delle rendite finanziarie». Cosa dice l'Udc che lo aveva chiesto a Siniscalco? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inganno su sanità e pubblico impiego. Anche in questo caso non si tratta di tagli ma di «risparmi sulla dinamica di spesa». Cioè? Per legge (sottolineiamo: legge) il fondo sanitario dovrebbe passare da 90 a 95 miliardi: invece passerà a 93 (anzi, a 91, perché 2 saranno destinati alla riduzione delle file d'attesa). Il fatto è che 95 miliardi sono il costo del livello minimo di assistenza adeguato ai «prezzi» del 2006. Se saranno garantiti solo 93 miliardi, nei fatti è un taglio di due miliardi. Ma non si può dire. Stesso meccanismo per il pubblico impiego, a cui si sottrae un miliardo. Così in tutto si arriva a 12 miliardi ricavati dal «dimagrimento» dello Stato. Tutte le istituzioni e gli organismi pubblici (Authority di controllo incluse, alla faccia della tutela del risparmio), oltre che gli esponenti politici sono chiamati a drastiche riduzioni di spesa. Resta la tassa sul tubo delle imprese energetiche pubbliche (Eni ed Enel): scompare per Telecom (privata). Da dove arrivano gli altri 8 miliardi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La favola degli immobili. «Dovremo vendere immobili pubblici per 6 miliardi. Ci riusciremo», annuncia serafico Tremonti. Già nel 2005 sono rimaste al palo cessioni per 3 miliardi (Scip 3), mentre non si è chiusa la vendita delle strade. Se Tremonti dice che ci riusciremo, c'è da credergli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lotta all'evasione. La misura, che «vale» i rimanenti 2 miliardi di euro, è contenuta nel decreto legge che sarà immediatamente attuativo. Dal primo ottobre cesserà il sistema di affidamento in concessione della riscossione e «tali funzioni- si legge in una nota- sono attribuite all'agenzia delle entrate che le eserciterà per il tramite di “riscossione spa” (che verrà costituita dall'agenzia stessa e dall'Inps)». Molto soddisfatto il ministro Tremonti: «Abbiamo fatto una vera riforma del sistema esattoriale», Detto da un governo che vuole meno Stato e niente tasse, è una certezza. Sempre nel decreto compare lo stanziamento per il Tfr: 200 milioni per il 2006, 400 milioni nel 2007 e 600 nel 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Imprese e famiglie. Le prime beneficeranno dell'abbattimento degli oneri impropri per due miliardi. Niente Irap, anche se «la sua abolizione resta un impegno per noi» aggiunge Tremonti. Uno smacco per chi ha fatto della cancellazione di quella tassa un vero cavallo di battaglia. L'acconto di giugno dovrà essere versato senza possibilità di appellarsi alla «situazione di incertezza». Confindustria tace (acconsente?). Alle famiglie è destinato 1 miliardo e 200 milioni da attingere a un fondo (4 miliardi) attivato presso la presidenza del consiglio. Le modalità con cui sarà utilizzato quel miliardo saranno definite in Parlamento: per ora dunque niente bonus. Per il resto è tutto molto «creativo»: 5 per mille per la solidarietà, niente tassa sui brevetti, vantaggi fiscali sulle plusvalenze (quelle di Ricucci e altri) diminuiti (il periodo di detenzione delle azioni sale a 18 mesi e l'imponibile su cui si applicano gli sconti scende al 95%). Ma quei vantaggi, inseriti da Tremonti, restano sempre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/2683/1655/320/image4841.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt; &lt;span class="tr15"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;Questo è il progetto nel quale l’Unione si riconosce e che propone alle italiane e agli italiani per la rinascita del paese, per un futuro di pace, di giustizia, di libertà, di benessere.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;Questo è il progetto al quale i candidati alle consultazioni primarie fanno riferimento nell’indicare le proprie priorità programmatiche.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;Questo è il progetto che quanti partecipano alle primarie come cittadini elettori dichiarano di condividere.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Costituzione&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La Costituzione, i valori fondamentali che la ispirano e i diritti e i doveri che essa definisce sono il fondamento della Repubblica Italiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione si impegna a contribuire ad attuare pienamente i princìpi della Costituzione che va difesa, protetta e fatta conoscere come elemento costitutivo dell’identità stessa della democrazia italiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;E’ la fedeltà ai valori di fondo della nostra Costituzione che potrà permettere di aggiornarla per rispondere alle nuove esigenze della società italiana, garantire una democrazia più efficiente, agevolare nuove forme di partecipazione, rendere il sistema delle istituzioni più equilibrato ed efficace nei rapporti tra Stato, regioni e autonomie locali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Europa&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Italia è legata all’Europa da una scelta irreversibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Europa unita, terra di diritti, realtà politica, economica ed istituzionale, offre il quadro di riferimento per lo svolgimento del nostro progetto nazionale, permette di costruire un’area di pace e stabilità che con l’allargamento si va estendendo all’intero continente, garantisce la migliore speranza di incidere sugli equilibri internazionali per edificare un mondo più giusto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Per l’Italia, interesse nazionale ed interesse europeo coincidono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Per questo, l’Unione si impegna a promuovere e a sostenere una forte integrazione economica, sociale e territoriale dell’Europa, garantita da istituzioni comuni al fine di far crescere l’occupazione e migliorare la qualità della vita dei cittadini.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;In questo contesto, la scelta e la realtà dell’euro sono irreversibili e richiedono una coerente gestione delle politiche economiche nazionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione si impegna a favorire l’adozione su scala nazionale ed europea di politiche capaci di assicurare una più forte coesione sociale, di ridurre disparità e disuguaglianze, di contribuire affinché l’Europa si affermi come un’area competitiva e all’avanguardia nell’economia della conoscenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;E’ questa la via per rispondere alle aspettative, alle ansie e alle delusioni dei cittadini europei, per assicurare loro un futuro sostenibile di pace, di giustizia, di progresso e di sviluppo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;    &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Pace, giustizia e libertà&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La promozione della pace, della giustizia e della libertà tra tutte le genti è per noi un obiettivo e un dovere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La pace fra le nazioni è un valore fondamentale iscritto nella nostra Costituzione. Essa può radicarsi in un mondo più giusto e il mondo sarà più giusto quando chiunque lo abiti sarà messo in condizione di esprimere tutte le sue capacità e sarà libero di scegliere il proprio destino. A questo valore della pace l’Unione resterà fedele e coerente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Il nostro punto di riferimento è l’articolo 11 della Costituzione. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tali scopi”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Le Nazioni Unite, che sosterremo nel loro sforzo di rinnovamento e di adeguamento alla realtà di un mondo profondamente cambiato, sono la fonte della legittimità internazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione Europea è la realtà attraverso la quale vogliamo essere protagonisti nel mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Il rispetto degli impegni derivanti dai trattati e dalle convenzioni internazionali liberamente sottoscritti è un elemento essenziale della nostra azione, ispirata ai principi della pace e della sicurezza nel quadro del multilateralismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Il rilancio delle politiche di cooperazione allo sviluppo costituisce una componente fondamentale di una politica internazionale attenta e sensibile alle esigenze di un più equo e sostenibile rapporto tra il Nord e il Sud del mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Sicurezza, democrazia e lotta al terrorismo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione considera la sicurezza individuale e collettiva come un bene essenziale che le istituzioni debbono garantire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Questo è tanto più vero in un momento nel quale il terrorismo, nemico dell’umanità intera, porta violenza, distruzione e morte nel mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Contro il terrorismo, per contribuire ad un mondo più sicuro e più giusto, per garantire la protezione dei propri cittadini e del proprio territorio nazionale, l’Italia deve promuovere e contribuire ad un’azione comune dei paesi europei e rendersi disponibile ad una stretta cooperazione su scala internazionale che veda partecipi i paesi arabi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Consapevole che nulla valga più della vita, l’Unione è e sarà impegnata con tutte le proprie energie a contribuire a questo sforzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Il valore della sicurezza non può e non deve, tuttavia, mai essere messo in contrapposizione con il valore fondamentale della democrazia. La società italiana è e vuole restare una società capace di conciliare sicurezza e libertà nella difesa dello Stato di diritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;I valori di libertà, di rispetto della dignità delle persone, di giustizia sociale costituiscono il fondamento stesso della nostra idea di democrazia e della nostra convivenza civile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Reagire al declino. Una nuova economia, una nuova qualità ambientale, una nuova società.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Italia ha le energie necessarie per superare la crisi. Per tornare a crescere sono indispensabili una grande mobilitazione di tutti gli italiani e un profondo cambiamento capace di tenere insieme l’economia, la società e la qualità ambientale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’aumento dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita, una redistribuzione a favore delle realtà sociali che più hanno sofferto per la perdita del potere d’acquisto costituiscono condizioni essenziali per il rilancio del paese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’equilibrio della finanza pubblica dovrà essere ristabilito per fornire un quadro sicuro e stabile alle politiche pubbliche, ai consumi e agli investimenti privati rilanciando la competitività del sistema produttivo. Su questi obiettivi sarà definita la corresponsabilità dei diversi livelli di governo e ricercato il più ampio consenso delle parti sociali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione si impegna a un rapido riorientamento delle politiche fiscali con obiettivi di lotta all’evasione e al sommerso, di equità e progressività, di sostegno alla produzione, al reddito, alle famiglie e alle politiche ambientali. Verranno assunte le iniziative necessarie a contrastare i privilegi legati alla rendita, le rendite di posizione e le distorsioni derivanti dai monopoli pubblici e privati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione assume la sfida ambientale come occasione per la tutela e la conservazione del territorio e delle risorse naturali a partire dall’agricoltura e come opportunità di innovazione produttiva, di uso razionale dell’energia, di valorizzazione del territorio, di riqualificazione urbana, di espansione dei servizi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Le politiche infrastrutturali e della logistica dovranno essere individuate in un quadro di programmazione e con meccanismi di decisione e finanziamenti partecipati, efficienti e certi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione proporrà e sosterrà politiche industriali per rilanciare la produttività e qualificare l’impresa di fronte al nuovo ciclo tecnologico, alla necessaria evoluzione della nostra specializzazione produttiva, all’internazionalizzazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’assoluta priorità sarà riservata al circuito della conoscenza: all’istruzione, alla formazione lungo tutto l’arco della vita, alla ricerca, al trasferimento tecnologico, all’innovazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Il lavoro dovrà ritrovare centralità ed essere rafforzato, promuovendo l’occupazione, contrastando la precarietà e sostenendo la qualità professionale. In particolare, dovranno essere mobilitate le risorse della nuova generazione, delle donne e degli anziani con politiche di promozione, di tutela sociale e con programmi pubblici per i servizi e per l’abitazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Attraverso la progressiva acquisizione dei diritti di cittadinanza potrà venire dall’immigrazione regolare un contributo nuovo al futuro del Paese in termini di crescita, di sostenibilità del welfare, di avanzamento della cultura della convivenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Sarà di peculiare responsabilità pubblica la garanzia dell’universalismo nella risposta ai diritti e ai bisogni fondamentali degli individui e delle famiglie, a cominciare dall’istruzione e dalla salute.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione si impegna a politiche attive per contrastare le povertà vecchie e nuove e ogni forma di esclusione sociale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Sulla base di questi essenziali riferimenti dovranno essere rinnovate e rafforzate le politiche di welfare per garantirne la sostenibilità, la flessibilità, l’attenzione ai nuovi bisogni e per mobilitare nuove risorse sociali e private.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Italia di domani dovrà avere, assieme, più politiche pubbliche e più mercato, con una forte attenzione al contributo del volontariato e del mondo del no-profit. Le politiche pubbliche dovranno affermarsi in termini di grande orientamento e di tutela dei beni comuni e delle risorse collettive; il mercato dovrà essere il luogo della trasparenza e delle regole, dello sviluppo dei beni e dei servizi, della presenza attiva dei consumatori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La semplificazione delle regole della Pubblica Amministrazione e dei suoi rapporti con i cittadini è una componente e una condizione di più efficaci politiche pubbliche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Il Mezzogiorno&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Il Mezzogiorno e i suoi giovani sono la grande opportunità del Paese. Il Sud, in una stagione nella quale il Mediterraneo può ritornare protagonista dell’economia e della geo-politica mondiale, è la vera sfida economica, sociale e culturale dei prossimi anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;L’Unione si impegna per politiche di riequilibrio economico e occupazionale e di coesione sociale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Una nuova stagione della legalità e la lotta contro ogni forma di criminalità organizzata sono condizione essenziale per il rilancio del Mezzogiorno e per la tutela e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Nuove conoscenze, nuove competenze e nuova imprenditorialità rappresentano gli investimenti strategici e la migliore speranza per il Sud, per i suoi giovani, per l’Italia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Giustizia e legalità&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La giustizia e la legalità sono valori essenziali di una convivenza civile e democratica. Esse sono condizione indispensabile perché il potente e il prepotente non prevalgano, il debole non sia schiacciato, ogni cittadino sia libero dalla paura e tutelato nei suoi diritti, lo Stato di diritto si affermi sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La lotta alla criminalità, alla corruzione e all’evasione fiscale sono un dovere dello Stato e delle istituzioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;In questo contesto si colloca il diritto fondamentale dei cittadini ad una magistratura autonoma ed indipendente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Non ci possono essere, tuttavia, né vera giustizia né vera eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge se la giustizia stessa non è amministrata con tempi certi e rapidi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La certezza del diritto e della sua applicazione è elemento essenziale del vivere civile e dello sviluppo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;La correttezza, la trasparenza e la sobrietà dei comportamenti della politica sono condizione necessaria di una convivenza ordinata e rispettosa e per un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;&lt;b&gt;Bioetica e temi eticamente sensibili: nuovi diritti e nuove responsabilità &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Sui temi eticamente sensibili come quelli della bioetica la politica si trova oggi su una nuova frontiera. Essa è chiamata a pronunciarsi con gli atti legislativi richiesti per regolare fenomeni che pongono problemi nuovi alla società e interpellano le coscienze.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Su questi temi, l’Unione si impegna a legiferare con attenzione, fedele al principio della laicità dello Stato, attenta all’equilibrio tra le libertà e le responsabilità delle persone, nel rispetto dei convincimenti etici e religiosi di ciascuno, aperta all’ascolto e al dialogo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"  style="color:#000000;"&gt;Sul tema dei nuovi diritti e delle nuove responsabilità che emergono in una società che cambia, l’Unione si impegna a promuovere strumenti giuridici capaci di offrire adeguata e giusta tutela alle esigenze della comunità e ai diritti civili e sociali delle persone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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Operano per affermare tutti i diritti di cittadinanza promuovendo uno sviluppo umano sostenibile e una società interetnica e interculturale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) Per i Democratici di Sinistra la libertà è strettamente legata all’uguaglianza e si fonda sul riconoscimento della differenza come valore, rifiutando ogni discriminazione di sesso e di orientamento sessuale, di razza, religione, cultura. La libertà nell’uguaglianza si afferma pienamente nella fraternità e quindi nella solidarietà che ne è la forma sociale. I Democratici di Sinistra si impegnano per il superamento delle disuguaglianze sociali e per la piena affermazione delle pari opportunità per ognuno. Il dispiegarsi delle libertà individuali trova la sua prima sede nelle dimensioni relazionali, familiari e comunitarie. In coerenza con questi valori, e con i principi della Costituzione Repubblicana, i Democratici di Sinistra assumono i diritti umani, i diritti di tutte le donne e di tutti gli uomini come criterio costitutivo della loro politica e si impegnano a promuovere una convivenza civile fortemente orientata allo sviluppo delle libertà individuali, al diritto di ogni donna e di ogni uomo a progettare e realizzare il proprio sviluppo umano e la propria cittadinanza civile e politica. Per i Democratici di Sinistra la cittadinanza è garanzia di diritti e di opportunità per gli individui e, insieme, assunzione di responsabilità di ciascuno verso la libertà degli altri e di tutti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) I Democratici di Sinistra condividono una concezione della politica che ha forte il senso delle sue ragioni fondanti e la consapevolezza del proprio limite. Aderiscono con convinzione all’idea e alla pratica di uno stato laico e sono per una politica fortemente orientata a valori. In una realtà di pluralismo etico e di fronte a questioni complesse e delicate come quelle che riguardano la vita umana, il nascere e il morire, le relazioni interumane, la non-violenza, il partito e la sua politica riconoscono e rispettano la libertà di coscienza di tutti e concorrono a delineare i tratti di un’etica civile condivisa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) I Democratici di Sinistra assumono pienamente la coscienza e la responsabilità verso tutte le specie viventi e la promuovono impegnandosi, in particolare, a salvaguardare le condizioni che rendono sostenibile sulla Terra la vita delle generazioni future.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7) Il partito “Democratici di Sinistra” è un partito di donne e di uomini che promuove la democrazia paritaria e il superamento della divisione dei ruoli tra donne e uomini nella società e nella politica. Assumono, pertanto, questo orientamento come costitutivo nell’organizzazione, nella democrazia e nell’elaborazione progettuale del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;8) Per i Democratici di Sinistra un rinnovato patto di solidarietà tra le generazioni è uno dei valori e degli obiettivi centrali per la ricostruzione di un più ampio patto sociale nel paese. Sono dunque impegnati a realizzare nel partito una forte promozione dell’adesione dei giovani, un dialogo costante tra le generazioni, un’elaborazione progettuale e un’iniziativa politica coerenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;9) I Democratici di Sinistra assumono il valore della non violenza come principio regolatore delle relazioni tra le persone, tra i popoli, tra le nazioni, tra gli stati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;10) I Democratici di Sinistra sono un partito che si fonda sui principi di sussidiarietà e di federalismo solidale e che organizza la sua democrazia federale secondo i principi della democrazia di mandato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;11) I Democratici di Sinistra sono un partito in cui la sovranità appartiene alle iscritte ed agli iscritti che la esercitano secondo le modalità democratiche e le garanzie previste dal presente Statuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;12) Il Consiglio nazionale dei Garanti verifica la coerenza degli Statuti regionali con i principi generali dello Statuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 2 – Il simbolo dei Democratici di Sinistra&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Il simbolo del partito Democratici di Sinistra è l’immagine di un albero con chioma verde e tronco marrone piantato su un terreno di verde più chiaro. Il tronco si inserisce nel fogliame con quattro rami. Nella parte superiore intorno alla chioma dell’albero, si sviluppa &lt;st1:personname productid="la scritta DEMOCRATICI DI" st="on"&gt;la scritta DEMOCRATICI DI&lt;/st1:personname&gt; SINISTRA, di colore rosso. Accanto al tronco campeggia una rosa rossa con gambo verde. Nella parte inferiore, in bianco su fondo verde, c’è &lt;st1:personname productid="la scritta Partito" st="on"&gt;la scritta Partito&lt;/st1:personname&gt; del Socialismo Europeo. Il fondo del simbolo è bianco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Il Segretario del Partito è responsabile del simbolo e ne autorizza l’uso secondo il regolamento approvato dalla Direzione nazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Titolo II – L’iscrizione: diritti e doveri&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 3 – L’iscrizione&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Possono liberamente associarsi ai Democratici di Sinistra ogni donna e ogni uomo cittadini italiani, ovunque residenti, e cittadini dell’Unione Europea o di altri paesi che abitano in Italia o dove il partito abbia una struttura organizzata, che condivida le finalità, i valori fondanti e l’ispirazione programmatica del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) L’iscrizione è un patto politico che dà vita ad una reciproca assunzione di diritti e di responsabilità tra chi si associa e il partito. I contenuti e le regole del patto sono stabiliti in questo Statuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) L’iscrizione al partito è individuale e annuale. La sua registrazione al fine della partecipazione alla vita democratica del partito avviene presso la Sezione del comune di residenza o di domicilio o di luogo di lavoro, pagando la quota di iscrizione prevista, e ricevendo &lt;st1:personname productid="la tessera. ￼La" st="on"&gt;la tessera.&lt;/st1:personname&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;st1:personname productid="la tessera. ￼La" st="on"&gt;La&lt;/st1:personname&gt; richiesta di iscrizione può esercitarsi anche tramite le sedi della Direzione nazionale, la Sezione online, le Autonomie tematiche e le Consulte di cui all’art &lt;st1:metricconverter productid="7 C" st="on"&gt;7 C&lt;/st1:metricconverter&gt;, le Associazioni politico-culturali di cui all’art 9 secondo le modalità previste dal Regolamento per l’Anagrafe degli iscritti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Presso il Dipartimento Organizzazione/Partito della Direzione nazionale e presso le strutture organizzative delle Unioni regionali e delle Federazioni viene istituito un Ufficio per le adesioni al Partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Tali Uffici avranno il compito di gestire il tesseramento, di promuovere, con apposite campagne, l’adesione, di registrare le richieste di iscrizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;L’Ufficio nazionale registra le richieste di adesione pervenute direttamente alle sedi della Direzione nazionale o tramite la Sezione online, le Autonomie tematiche, le Consulte e le Associazioni politico-culturali e le trasmette tempestivamente all’Ufficio della Federazione di competenza. Questa le trasmette al Segretario della Sezione interessata, il quale ha l’incarico di contattare immediatamente il richiedente dell’adesione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Le richieste sono depositate e datate, per iscritto o per e-mail presso i vari Uffici (nazionale, regionale, federale e presso la Sezione).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;La richiesta di adesione alla Sezione deve essere accettata o respinta, in tal caso con motivazione scritta, entro un termine di quattro settimane; decorso tale termine si dà per acquisita la iscrizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Quando una richiesta di iscrizione alla Sezione del Partito viene respinta o vengono presentate obiezioni, l’interessato ha la possibilità di presentare ricorso all’Ufficio nazionale, che di concerto con l’Ufficio federale per le adesioni, adotta una decisione in un tempo breve.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Contro la decisione di quest’ultimo è possibile ricorrere presso il Consiglio di garanzia del livello superiore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) L’iscrizione, ai soli fini dell’elettorato attivo e passivo, è perfezionata dalla certificazione, all’associato o all’associata e all’organizzazione che ha rilasciato la tessera, da parte dell’Anagrafe degli iscritti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) Le iscritte e gli iscritti dei Partiti membri del PSE (Partito del Socialismo europeo) non italiani, residenti in Italia possono iscriversi ai Democratici di Sinistra e partecipare alla vita democratica del Partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) L’Anagrafe degli iscritti registra e verifica l’unicità dell’iscritto anche in presenza di sua partecipazione a diverse articolazioni del partito. Sulla tessera sono riportate, a cura dell’organizzazione che l’ha rilasciata, anche le adesioni ad altre organizzazioni federate e l’avvenuto pagamento della quota associativa. L’Anagrafe archivia i dati delle iscritte e degli iscritti secondo un programma informatico unico nazionale, definito e annualmente aggiornato dal Consiglio nazionale di garanzia con il concorso delle Federazioni e delle Unioni regionali e da esse condiviso. La verifica dell’Anagrafe viene svolta annualmente dal Consiglio nazionale di Garanzia che nomina, nel rispetto del pluralismo, una sua sottocommissione incaricata di certificare l’Anagrafe degli iscritti. Laddove a livello di Federazione l’Anagrafe degli iscritti non sia stata istituita o non risulti adeguatamente aggiornata, il Segretario nazionale, previo parere del Presidente del Consiglio nazionale di Garanzia, nomina un commissario ad acta. La violazione delle norme per la correttezza dell’Anagrafe è considerata caso di danno al partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7) La gestione dell’Anagrafe deve essere adeguata ai fini di analizzare la composizione e l’insediamento del partito, ad organizzare la informazione delle iscritte e degli iscritti, a promuovere la loro consultazione e partecipazione democratica. L’Anagrafe degli iscritti opera sulla base di un regolamento approvato dalla Direzione nazionale del partito, in collaborazione con gli Uffici per le adesioni. La Direzione del partito delibera il Regolamento entro tre mesi dal suo insediamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;8) L’iscrizione al partito è incompatibile con l’iscrizione ad un altro partito o a movimenti che presentino liste concorrenziali a quelle del partito in consultazioni elettorali, altresì con il sostegno a liste o coalizioni non sostenute dal partito. La dichiarazione di incompatibilità e la sua risoluzione sono regolate dal regolamento disciplinare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;9) L’iscrizione al partito è incompatibile con l’iscrizione o la partecipazione ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza e forme di mutuo sostegno tali da porre in pericolo il pieno rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialità della Pubblica amministrazione sanciti dalla Costituzione. Essa è altresì incompatibile con l’adesione a associazioni culturali e politiche che professino idee e pratichino politiche palesemente in contrasto con i valori fondanti di cui al presente Statuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 4 - Diritti e dei doveri delle iscritte e degli iscritti&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;1. I diritti delle iscritte e degli iscritti&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Ciascuna iscritta e ciascun iscritto hanno il diritto di:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Trovare nel partito luoghi organizzati di confronto e di elaborazione politica collettiva e luoghi dove esprimere protagonismo e soggettività politica in un contesto comunitario di relazioni culturali, politiche, amministrative ed istituzionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) partecipare, direttamente o in forma delegata, agli organi federali dove si esprime la sintesi politica del partito (Unione Comunale, Federazione, Unione regionale, Organi nazionali).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) ricevere ogni informazione sulla vita del partito, sulle sue scelte, sulle discussioni avvenute negli organi dirigenti e sulle alternative proposte;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) esprimere e sostenere in ogni sede, di partito o pubblica, le proprie posizioni ideali, culturali e politiche, anche difformi da quelle sostenute dalla maggioranza determinatasi nel partito;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) esigere la regolare convocazione e di essere messi in condizione di partecipare ad assemblee di base e a riunioni degli organismi di cui fa parte;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) le iscritte e gli iscritti hanno diritto di promuovere referendum su temi di rilevanza nazionale, regionale e locale, secondo modalità stabilite dall’apposito regolamento di cui all’ Art. 29 dello Statuto;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7) darsi forme di attività politica originali e autonome, riconosciute dalla loro unità di appartenenza, salvo motivato rifiuto;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;8) costituire gruppi tematici o politici, riconosciuti dalla loro unità di appartenenza, salvo motivato rifiuto;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;9) partecipare all’elezione degli organi dirigenti del partito, essere candidati a farne parte, essere candidati a far parte di delegazioni al Congresso ad ogni livello;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;10) avanzare proposte di candidature per le elezioni, per gli organi dirigenti e le delegazioni congressuali, nel rispetto delle norme statutarie e regolamentali;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;11) avanzare proposte di candidature, accettare e sottoscrivere candidature per le elezioni, nell’ambito della coalizione di cui il partito fa parte, nel rispetto delle norme statutarie e del regolamento della coalizione;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;12) partecipare alle scelte programmatiche del partito e della coalizione di cui questo fa parte;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;13) nel caso di dimissioni dal partito, motivare le ragioni della decisione in una riunione convocata su sua richiesta;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;14) in presenza di inadempienze degli organi dirigenti dell’organizzazione di appartenenza, chiedere al livello di governo federale competente (Federazioni, Unioni Regionali, Direzione nazionale) di intervenire perché i propri diritti di partecipazione siano effettivamente esercitabili;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;15) presentare ricorso agli organismi di garanzia e riceverne tempestiva risposta su inadempienze degli organi e su qualunque decisione presa nei propri confronti;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;2. I doveri delle iscritte e degli iscritti&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Unità e pluralismo sono tratti distintivi essenziali e inscindibili dei Democratici di Sinistra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Gli iscritti e le iscritte ai Democratici di Sinistra non possono appartenere ad un altro partito o gruppo politico, eccettuati gli iscritti Ds all’estero che possono essere iscritti ad altro partito membro, non italiano, del Partito del Socialismo europeo o dell’Internazionale Socialista o a partiti progressisti e della sinistra democratica che condividano i valori fondamentali assunti nel presente Statuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Gli iscritti e le iscritte sono altresì tenuti a sostenere nei collegi le liste e i candidati che abbiano avuto il consenso del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;L’iscritto o l’iscritta che hanno aderito a un altro partito o raggruppamento elettorale, qualora si riscrivano ai Ds non possono concorrere a cariche elettive o incarichi pubblici per un periodo di un anno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Ciascuna iscritta e ciascun iscritto hanno il dovere di:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1)rispettare le regole dello Statuto;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) partecipare attivamente alla vita democratica del partito;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) concorrere con il proprio impegno all’azione politica del partito;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) pagare regolarmente la quota di iscrizione, secondo le loro possibilità e secondo le regole fissate dal Regolamento finanziario; contribuire al sostegno finanziario del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) Se l’organo di garanzia competente verifica che l’iscritto viola i suoi doveri statutari adotta le sanzioni conseguenti, proporzionali alla violazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Il Consiglio di garanzia del livello superiore all’iscrizione interviene qualora si verifichi ripetutamente da parte dell’iscritto, dell’iscritta o di un organo di partito un comportamento che nuoccia al partito e il Consiglio di garanzia del livello corrispondente non intervenga.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Le sanzioni, le modalità di appello, di intervento del Consiglio di garanzia del livello superiore e di eventuale riammissione dell’iscritto nei casi di espulsione sono stabilite dal Regolamento disciplinare approvato dal Consiglio nazionale di garanzia che provvede alla contestazione e al contraddittorio dell’interessato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Costituiscono sempre motivo di cessazione dell’iscrizione il ritardo prolungato di almeno un anno nel versamento della quota di iscrizione o del contributo al partito da parte degli eletti o rappresentanti del partito in funzioni pubbliche, la violazione dei principi fondamentali dello Statuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Qualora l’iscritto intenda dimettersi, le dimissioni sono comunicate prima della scadenza annuale presso la struttura ove è iscritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;3. I doveri del partito&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;E’ dovere del partito e quindi dei gruppi dirigenti, delle iscritte e degli iscritti nelle rispettive responsabilità statutarie:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) promuovere la democrazia associativa e federale, organizzandola con trasparenza e regolarità;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) promuovere la circolazione delle idee e delle opinioni, la formazione di sintesi culturali avanzate, la crescita e la valorizzazione di competenze e di capacità dirigenti attraverso l’organizzazione di opportunità ricorrenti di elaborazione e di formazione;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) dotarsi di una rete di strutture permanenti di ricerca e di elaborazione capaci di alimentare l’autonomia culturale, progettuale e programmatica del partito a tutti i livelli;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) fare del Programma fondamentale del partito l’asse portante di una dinamica democratica basata su specifiche procedure finalizzate a realizzare la condivisione consapevole e l’aggiornamento con le iscritte e gli iscritti;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) rendere effettivo l’esercizio dei diritti e delle regole indicati nello Statuto, attraverso procedure aperte, in grado di favorire la partecipazione di tutte le iscritte e di tutti gli iscritti;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) organizzare, in particolare, un sistema di comunicazione basato sulle tecnologie telematiche, adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente nella rete organizzativa tutte le informazioni sulla vita del partito, sulle sue scelte, sulle riunioni e le deliberazioni degli organi dirigenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7) Se il Consiglio di Garanzia verifica che un organo o una struttura del partito ha violato i suoi doveri verso l’iscritto ne ristabilisce i diritti e determina le sanzioni per i responsabili, proporzionali alla violazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 4 bis – Albi dei non iscritti&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;La Direzione nazionale, con apposito regolamento, stabilisce le modalità con le quali le Sezioni potranno istituire albi di non iscritti al partito che si dichiarino interessati a partecipare alla sua vita organizzata. I non iscritti e le non iscritte hanno diritto ad essere informati sull’attività delle Sezioni e a parteciparvi senza diritto di voto. Il Regolamento potrà anche prevedere sperimentazioni limitate ad alcune aree territoriali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 5 – Pari opportunità e norma antidiscriminatoria&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Gli organi dirigenti e le organizzazioni del partito attuano tutte le iniziative necessarie per il superamento della divisione sessuale nell’attività politica, promuovendo azioni positive, secondo un Regolamento approvato dalla Direzione entro due mesi dal Congresso e sulla base delle indicazioni dell’Osservatorio di cui al comma 6.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Nel rispetto dell’attuazione della democrazia paritaria, di cui i valori fondanti del Preambolo del presente Statuto, nelle candidature, nelle delegazioni ai congressi, negli organi dirigenti e rappresentativi considerati nel totale della loro composizione elettiva e federativa con eccezione di quelli esclusivamente composti su base di rappresentanza federale, come nel caso della Conferenza prevista al successivo Art.20, ciascun sesso deve essere rappresentato in misura non inferiore al 40 per cento. Quando ciò non si verifica o si procede alla sostituzione di componenti del sesso sovrarappresentato con componenti dell’altro sesso, o si riduce il numero dei componenti la lista, la delegazione, l’organo dirigente in modo da riequilibrare &lt;st1:personname productid="la rappresentanza. Il" st="on"&gt;la  rappresentanza. Il&lt;/st1:personname&gt; mancato rispetto del presente comma costituisce grave violazione statutaria per la quale è possibile sulla base di motivato ricorso ai relativi livelli previsti dal regolamento nazionale dei Garanti, lo scioglimento – da parte delle Direzioni ai livelli competenti e con il parere favorevole del Consiglio dei Garanti – dell’organo di partito responsabile della violazione. Quando la violazione statutaria sia ascrivibile ad un’Assemblea congressuale, l’organo eletto in difformità viene dichiarato decaduto dalla Direzione del livello competente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Le iscritte possono dar vita a forme autonome di attività e a strutture differenziate, anche in rapporto a non iscritte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) Le iscritte promuovono &lt;st1:personname productid="la Conferenza Nazionale" st="on"&gt;la Conferenza Nazionale&lt;/st1:personname&gt; delle donne che elegge una coordinatrice delle donne dei Ds. Il regolamento della conferenza è approvato dalla Direzione nazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) Il partito è impegnato ad applicare le norme di cui ai commi 1 e 2 anche nelle liste elettorali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) L’Osservatorio nazionale e gli Osservatori regionali di cui all’art. 33 verificano il rispetto della norma antidiscriminatoria e i risultati delle azioni positive di cui al comma 1 del presente articolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7) Le elette e gli eletti nelle assemblee elettive, a tutti i livelli, possono concordare che una quota del contributo, sulla indennità percepita da devolvere al partito, sia vincolata ad un fondo da destinarsi alle organizzazioni delle donne dei Democratici di Sinistra. Le misure e le modalità di erogazione sono stabilite nei Regolamenti finanziari dei livelli nazionale e regionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Parte seconda – L’organizzazione&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Titolo I – L’assetto organizzativo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 6 – La rete federale&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Gli iscritti e le iscritte, le elettrici e gli elettori dei Democratici di Sinistra sono soggetti centrali della dinamica democratica e dell’iniziativa del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) La rete federale è la struttura portante dell’organizzazione e della democrazia del partito ed è fondata sulle Unioni regionali che ne sono lo snodo fondamentale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Il principio costitutivo della rete federale è promuovere le capacità di autogoverno di tutte le organizzazioni che ne fanno parte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) La rete federale dei Democratici di Sinistra è articolata in tre dimensioni fortemente collegate e coordinate: l’articolazione associativa, l’articolazione federativa, l’articolazione parlamentare e consiliare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;A. L’articolazione associativa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) L’articolazione associativa del partito, nel territorio e nei luoghi di lavoro, di studio e nelle forme consentite dai mezzi informatici si costituisce sul libero e plurale associarsi di donne e di uomini ed è la dimensione centrale della presenza dei Democratici di Sinistra nella società.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) L’articolazione associativa è fondata sulle Organizzazioni di base che hanno il compito di proporre, animare e organizzare la presenza e l’azione politica del partito nelle comunità locali anche attraverso autonomie tematiche e consulte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;B. L’articolazione federativa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;L’articolazione federativa del partito promuove e organizza forme specifiche e parziali di adesione ai Democratici di Sinistra e forme pattizie di rapporto politico e programmatico con le cittadine e i cittadini, con i movimenti e con le associazioni che operano nella società.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) L’articolazione federativa comprende le Associazioni politico-culturali la Sinistra giovanile e le intese locali e nazionali con altre organizzazioni politico-culturali disciplinate all’Art.9.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;C. L’articolazione parlamentare e consiliare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) L’articolazione parlamentare e consiliare del partito è formata dagli eletti nelle istituzioni rappresentative ai diversi livelli iscritti ai Democratici di Sinistra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) L’articolazione parlamentare è composta dai parlamentari nazionali ed europei iscritti ai Democratici di Sinistra ed è parte costitutiva dell’organizzazione nazionale del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 7 – L’organizzazione federale del partito: L’articolazione associativa&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;A. Le Unioni regionali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Le Unioni regionali sono dotate di autonomia politica e statutaria ed esercitano una autonoma funzione di elaborazione programmatica e di iniziativa nel territorio della Regione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Nel quadro dell’ordinamento federale stabilito nello Statuto, le Unioni regionali possono definire patti con la Direzione nazionale in relazione a rapporti di carattere politico, ed organizzativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Più Unioni regionali possono decidere la costituzione di Unioni federali basate su più Regioni. La decisione deve essere ratificata dalla Direzione nazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) Le organizzazioni provinciali di Trento e Bolzano sono equiparate alle Unioni regionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) Nelle regioni con particolarità linguistiche, culturali e istituzionali possono essere definite forme speciali di autonomia sulla base di un patto federativo sottoscritto tra la Direzione nazionale e l’organizzazione regionale. Il patto comprende lo Statuto regionale e le modalità di modifica del patto medesimo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) Gli Statuti delle Unioni regionali regolano nei rispettivi territori l’articolazione organizzativa e federativa del partito, ne garantiscono l’autonomia secondo il principio di sussidiarietà e ne organizzano il coordinamento secondo principi di federalismo solidale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;B. Le Organizzazioni di base&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Le Organizzazioni di base – Sezioni e articolazioni locali delle organizzazioni federative - costituiscono la forma primaria di organizzazione del partito, sulla quale si fondano tutti gli altri poteri federali, e sono il luogo in cui si esprime la sovranità delle associate e degli associati al partito e si esercita la loro partecipazione democratica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;C. Partito aperto alla società.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1. Le Autonomie tematiche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Le Autonomie tematiche si costituiscono per operare su un tema specifico di natura programmatica, ideale, politica; contribuiscono alla costruzione del programma del partito e alla sua azione politica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Alle Autonomie possono partecipare iscritte e iscritti al partito o donne e uomini che limitano la loro adesione allo specifico impegno tematico. A questa adesione specifica le Autonomie offrono la libera scelta fra due tipi di iscrizione: una che vale anche come iscrizione al partito e una che limita i suoi effetti alla singola Autonomia tematica. Nel secondo caso non si originano gli stessi diritti e doveri che lo Statuto riconosce a chi si associa al partito: le aderenti e gli aderenti hanno diritto di partecipare a pieno titolo all’elaborazione programmatica e alle iniziative politiche dell’Autonomia tematica, con diritto di voto nelle sue istanze democratiche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;I responsabili delle Autonomie tematiche debbono trasmettere ogni sei mesi all’Anagrafe degli iscritti gli elenchi differenziati dei propri aderenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Le Autonomie tematiche fanno riferimento ai livelli delle Unioni regionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Perché si costituisca una Autonomia tematica su scala nazionale è necessario che essa sia presente in almeno cinque Regioni e che comprenda almeno tremila iscritti. La decisione di dar vita a un’Autonomia tematica è oggetto di un deliberato della Direzione competente, su proposta del Segretario o del Responsabile del settore di lavoro cui l’Autonomia fa riferimento, o di un quinto dei componenti la Direzione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) A due mesi dalla loro costituzione le Autonomie tematiche si danno un regolamento - con il parere conforme del Consiglio di garanzia - che disciplina le forme associative, le modalità di elezione dei responsabili e il quadro delle garanzie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5) Gli Organi dirigenti ai diversi livelli, nel definire le linee programmatiche e le scelte del partito consultano le Autonomie tematiche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6) Rappresentanti delle Autonomie tematiche fanno parte delle Commissioni previste ai successivi articoli 17 e 28.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7) Gli Organi dirigenti sono tenuti a pronunciarsi, nel più breve tempo possibile, in modo motivato sulle questioni e le proposte elaborate dalle Autonomie tematiche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2. Le Consulte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Le Consulte riuniscono iscritti e non iscritti ed hanno il compito di aprire alla società, di mettere in rete le esperienze, di formulare valutazioni e proposte su questioni avvertite come rilevanti o emergenti e per le quali non appaia sufficiente il contributo degli organi ordinari. La loro creazione è approvata dalla Direzione nazionale o dagli organi territoriali corrispondenti su proposta del Segretario o del Responsabile del settore di lavoro cui la Consulta fa riferimento, o di un quinto dei componenti la Direzione nazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Le consulte contribuiscono alla costruzione del programma del partito e alla sua azione politica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;A tutti i livelli della struttura del partito i membri delle Consulte eleggono i loro responsabili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3. I Forum&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) I Forum, aperti anche ad apporti esterni al partito, incoraggiano lo sviluppo di specifiche iniziative atte a sviluppare i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà sociale; riuniscono le competenze e le esperienze dei rappresentanti istituzionali, del mondo sindacale ed associativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) I Forum contribuiscono alla costruzione del programma del partito e alla sua azione politica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;D. Le Organizzazioni federali intermedie&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Le Organizzazioni federali intermedie sono il livello di governo e di iniziativa che costituisce gli snodi di coordinamento tra le autonomie associative e federative locali e il resto della rete federale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Sulla base del principio di sussidiarietà, gli statuti delle Unioni regionali articolano l’assetto del partito nel loro territorio in Organizzazioni federali intermedie scegliendo tra le diverse forme organizzative di governo federale:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;a. Unioni comunali, intercomunali, circoscrizionali;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;b. Federazioni metropolitane, provinciali, subprovinciali, interprovinciali;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;c. Organismi di collegio elettorale sulla base dei collegi della Camera dei Deputati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Le Organizzazioni all’estero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Il partito organizza in altri paesi proprie strutture. Le Organizzazioni a livello di paese sono equiparate, a tutti gli effetti, alle Federazioni; quelle continentali alle Unioni regionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) In analogia quanto previsto in questo stesso articolo nel paragrafo su “Le intese con le associazioni esterne”, le Organizzazioni all’estero possono stipulare intese e patti con partiti e organizzazioni dei paesi di insediamento, in coerenza con le affiliazioni internazionali del partito. In analogia a quanto previsto dall’Art.31 di questo Statuto, le Organizzazioni concorrono a promuovere forme di coalizione politica, anche in considerazione delle nuove norme che disciplinano l’esercizio del voto politico all’estero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Gli iscritti e le iscritte ai Democratici di Sinistra residenti in altri paesi possono iscriversi ai partiti democratici e di sinistra dei rispettivi paesi, in coerenza con le affiliazioni internazionali del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 8 - L’organizzazione federale del partito: i poteri sostitutivi e sussidiari&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) In attuazione dei principi del federalismo solidale e della sussidiarietà, vengono stabiliti i seguenti poteri di intervento federale di cui ciascuna organizzazione del partito è titolare:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;a. congressi straordinari possono essere convocati:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1. dalla Direzione della Federazione competente per le Organizzazioni di base; dalla Direzione dell’Unione regionale competente per le Federazioni; dalla Direzione nazionale per le Unioni regionali; a tutti i livelli le Direzioni debbono decidere con delibera motivata, a maggioranza degli aventi diritto al voto e con il parere favorevole del Consiglio dei garanti di pari livello;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2. su richiesta sottoscritta da un terzo degli iscritti;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;b. in caso di necessità, di grave danno al partito, ovvero per garantire il regolare funzionamento democratico degli organi elettivi, e con il parere favorevole dell’organo di garanzia di pari livello:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1. le Direzioni regionali, secondo le condizioni disciplinate dai rispettivi statuti e, se essi lo prevedono, le Direzioni di federazione, possono sciogliere un organo di partito di qualsiasi livello federato;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2. la Direzione nazionale può sciogliere un organo di partito di un Unione regionale a maggioranza dei due terzi dei votanti e comunque superiore alla maggioranza degli aventi diritto al voto;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3. la Direzione nazionale può altresì sciogliere organi di livelli sussidiari di fronte ad una richiesta dell’Unione regionale competente o in presenza di una manifesta inadempienza da parte delle Direzioni competenti con maggioranza dei due terzi e comunque superiore alla maggioranza degli aventi diritto al voto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4. In casi eccezionali di necessità e urgenza, il Segretario nazionale, ovvero il Segretario regionale per le organizzazioni di base di propria competenza, può richiedere informazioni, promuovere verifiche e, in caso di gravi e ripetute violazioni dello Statuto, previo parere favorevole del Consiglio dei garanti del livello corrispondente sui motivi di urgenza o su sua richiesta, disporre lo scioglimento di organi regionali e federali, con la nomina di un commissario, che deve essere confermata pena di nullità entro 30 giorni dalla Direzione nazionale o dalla Direzione regionale con la maggioranza prevista dal comma precedente, ovvero, in caso di violazioni strettamente legate a un singolo atto o decisione, sulla base della medesima procedura, può annullare l’atto o la decisione, nominando un commissario ad acta per assumere le decisioni conseguenti in materia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5. Nel caso di scioglimento di organi direttamente eletti dagli iscritti o dai congressi, la Direzione competente è tenuta a comunicare a tutta la base associativa e ai componenti l’assemblea congressuale interessata la propria decisione e le motivazioni che l’hanno causata e a convocare in tempi rapidi le assemblee degli iscritti o l’assemblea congressuale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;c. La Direzione che decide lo scioglimento può nominare un Comitato provvisorio ed un responsabile con l’incarico di dirigere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;l’organizzazione e di convocarne entro sei mesi il congresso straordinario;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;d. Nei casi di grave contrasto tra una Unione regionale e la Direzione nazionale del partito su rilevanti decisioni di competenza dell’Unione regionale ma tali da incidere sulla politica generale del partito, la decisione dell’Unione può essere sospesa su richiesta della Direzione nazionale e riesaminata in presenza di un suo rappresentante. La richiesta della Direzione deve essere deliberata a maggioranza dei due terzi dei voti validamente espressi e con il parere favorevole del Consiglio nazionale dei Garanti; se il contrasto non viene superato si procede a forme più ampie di consultazione democratica, anche mediante referendum tra gli iscritti delle organizzazioni presenti nell’ambito dell’Unione regionale; il referendum viene indetto dalla Direzione nazionale con l’approvazione della maggioranza degli aventi diritto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;e. Su richiesta di un terzo delle Unioni regionali, deliberata a maggioranza degli aventi diritto dalle rispettive Direzioni, la Direzione nazionale procede al riesame di una questione politica già trattata e può assumere una nuova decisione al riguardo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Il Regolamento nazionale dei Garanti disciplina le modalità di ricorso e di richiesta di parere di legittimità statutaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;b&gt;Articolo 9 – L’organizzazione federale del partito: l’articolazione federativa&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;A. Le Associazioni politico-culturali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Le Associazioni politico-culturali traggono ispirazione dalle componenti ideali e politiche e dalle relative forme organizzative che hanno dato vita ai Democratici di sinistra o che esprimono il pluralismo delle culture fondanti della Sinistra. Esse hanno lo scopo prioritario di ampliare il dialogo e il rapporto del partito con la società e di costruire posizioni che tengano effettivamente conto di tutte le matrici ideali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Sono formate da iscritti e non iscritti al partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Le Associazioni politico-culturali si danno un proprio statuto che sulla base del metodo democratico disciplina le forme associative e gli organi dirigenti delle stesse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Il Consiglio nazionale dei garanti verifica la conformità delle finalità dello Statuto delle Associazioni politico-culturali con le finalità e le regole dello Statuto del partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) Le Associazioni che abbiano ottenuto tale riconoscimento hanno diritto al sostegno del Partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;E’ obbligatoria la presentazione del bilancio annuale, al Tesoriere del livello corrispondente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;B. La Sinistra giovanile&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1)La Sinistra giovanile è il soggetto politico nel quale si organizzano i giovani simpatizzanti e militanti dei Democratici di Sinistra. Ad essa è riconosciuta autonomia di proposta e di iniziativa politica. E' presente ad ogni livello di organizzazione del partito e non solo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2)Possono far parte della Sinistra giovanile le ragazze e i ragazzi fino a 29 anni di età.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3)La Sinistra giovanile è parte dell' Unione internazionale giovanile socialista (IUSY) e dell'Organizzazione giovanile socialista europea (ECOSY).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;4) E’ prevista e promossa la presenza dei delegati della Sinistra giovanile ai congressi del partito a tutti i livelli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;E’ prevista e promossa la presenza di componenti della Sinistra giovanile negli organismi dirigenti del partito a tutti i livelli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;E’ prevista e promossa la presenza di candidati della Sinistra giovanile nelle liste elettorali a tutti i livelli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;5)L'iscrizione alla Sinistra giovanile non è direttamente iscrizione ai Democratici di Sinistra. Chi intende aderire al partito dei DS può, all’atto dell’iscrizione alla Sinistra giovanile, iscriversi anche e direttamente ai Democratici di Sinistra, condividendone regole, diritti e doveri comuni ad ogni iscritto al partito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;6)La vita interna della Sinistra giovanile, le forme di partecipazione, gli organismi dirigenti, l'articolazione e i poteri delle sue strutture organizzative, sono disciplinati da un autonomo statuto approvato dal congresso della Sg. Nello Statuto della Sinistra giovanile, così come in quello dei Democratici di Sinistra, è presente un riconoscimento reciproco basato sulla cittadinanza della Sinistra giovanile nei Democratici di Sinistra e sull’autonomia dell’organizzazione giovanile rispetto al partito. Lo svolgimento dei congressi è disciplinato da uno specifico statuto approvato dal congresso nazionale della Sinistra giovanile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;7)Il regolamento finanziario nazionale dei Democratici di Sinistra riconosce il sostegno finanziario e fissa norme sulla destinazione di risorse alla Sinistra giovanile. La Sinistra giovanile partecipa con la propria iniziativa alle forme di autofinanziamento dell’attività politica dei Democratici di Sinistra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;C. Le intese con altre organizzazioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) La ricerca di incontro e di confronto politico e programmatico e la sottoscrizione di intese e di patti politici con organizzazioni sociali, professionali e culturali, associazioni e movimenti fanno parte dei compiti e dell’azione politica del partito a tutti i livelli e costituiscono forma integrante della sua dimensione federativa. L’individuazione degli interlocutori deve avvenire a largo raggio, fuori da ogni logica collaterale, nella pari dignità e nel pieno rispetto dell’autonomia di tutti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Per la sottoscrizione di intese e patti politici la decisione è assunta, ai diversi livelli, dall'organo dirigente eletto dal Congresso. Forme e modalità delle intese a livello regionale e subregionale sono disciplinate dalle Unioni regionali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3) Le Unioni regionali stabiliscono le forme di partecipazione dei non iscritti, anche alle attività deliberanti degli organi di partito, relative all'impegno specifico cui essi sono interessati&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Articolo 10 - L’organizzazione federale: l’articolazione parlamentare e consiliare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Gli iscritti e le iscritte al partito che fanno parte nel Consiglio dei Ministri del governo nazionale sono componenti di diritto della Direzione nazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color
